Festa a Santa Croce per la Beata Cristiana: “Con l’aiuto al prossimo abbiamo seguito i suoi insegnamenti”

Il messaggio della prima cittadina Giulia Deidda nella festa della patrona

“Non posso non leggere, prima di tutto, quest’anno, la distanza che ci separa fisicamente gli uni dagli altri. Se chiudessi gli occhi sentirei lo stesso che le voci passano dalle mascherine che indossiamo. E se non ascoltassi, potrei sentire comunque l’odore del gel igienizzante per le mani. Tutti elementi che ci ricordano costantemente le norme anti-contagio che dobbiamo rispettare in ogni contesto, ormai da mesi”.

Inizia così, con un inevitabile riferimento alla pandemia in corso, l’intervento della sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda, in occasione della festa della patrona del paese, beata Cristiana.

“Anche per la comunità cattolica è stato difficile abituarsi a questa separazione – ha riconosciuto Deidda -. Siamo abituati a scambiarci segni di pace, a intingere le dita nell’acquasantiera, a cercare il contatto fisico, anche soltanto per un gesto di condivisione e comprensione, e improvvisamente abbiamo dovuto interrompere gesti che appartengono alla nostra tradizione, riti che non avremmo mai pensato di mettere in discussione. Hanno colpito tutte e tutti le immagini del Santo Padre solo in piazza San Pietro a celebrare riti da secoli accompagnati da migliaia di persone, ne abbiamo colto la potenza iconografica e al contempo la forza spirituale che ha trasmesso e che ci ha permesso di pensare che potevamo tutte e tutti trovare nuove modalità di celebrazione, ognuno dei rituali in cui crede, perché l’emergenza della pandemia non si appropriasse proprio di tutto. E infatti siamo qui, anche quest’anno. Rispettose e rispettosi delle regole, pronte e pronti a mantenere le distanze e tutto il resto. Qui, siamo, per festeggiare la Beata Cristiana, la patrona di Santa Croce sull’Arno, simbolo di determinazione, di coraggio e della capacità di guardare al futuro. Perché è il futuro che proteggiamo, mantenendo oggi delle distanze. Ed è il futuro che proteggiamo, onorando la nostra storia.

Un anno fa non avevamo davvero idea di quello che ci avrebbe aspettato entro poche settimane. Un anno fa questo luogo era affollato e caldo, ma oggi non è meno gioioso. È forte, infatti, il sentimento che noi tutte e tutti proviamo nei confronti della nostra Beata Cristiana, è un sentimento collettivo, che ci suggerisce di non contare quanti siamo fisicamente, ma ci chiede di credere che siamo tantissime e tantissimi.

Lo dico senza girarci intorno. Mai come oggi io ho creduto di essere così tante e tanti. Mai come oggi ho desiderato esserci. Perché non sono una firma, una fotografia, una prova tangibile gli elementi che ci consentono di essere e di esserci, ma le relazioni tra di noi e le relazioni che noi abbiamo con gli eventi e con le idee che ci definiscono. Ringrazio quindi don Donato e tutto il Comitato che ha pensato ad organizzare più messe quest’anno per consentire un passaggio fisico in sicurezza delle persone in questo luogo e per aver organizzato il passaggio della Santa attraverso le vie del nostro paese anche senza la processione: la sua presenza fuori dalle mura del monastero è importante per la nostra comunità e darà la sua benedizione al lavoro che stiamo facendo per il periodo che verrà dopo il Covid. Perché è importante anche pensare a costruire quello che verrà e noi lo stiamo facendo, insieme a tutte le realtà santacrocesi: cittadine, cittadini, istituzioni, enti, associazioni, imprese. Ognuno sta facendo la sua parte e se tutti faremo bene la nostra, il prossimo anno potremo ritrovarci tutte e tutti qui a celebrare con ancora più gioia la nostra Beata Cristiana.

In questi mesi ho cercato di ascoltare tanto molte persone, durante uno di questi ascolti mi ha colpito una frase che credo sia molto opportuna per questo periodo. Dice più o meno così: ‘Bisogna tenere il pensiero della morte sempre davanti ai nostri occhi. Questo può sembrare sconcertante, squalificante, mortificante… In realtà significa riportare al nostro cuore l’esperienza sorgiva di un limite’. Saper coltivare la consapevolezza dei nostri limiti significa poter aspirare ad una vita piena, innanzitutto. Per chi crede, significa poter aspirare alla vita eterna, attraverso il culto del desiderio, attraverso ciò che ci viene negato in questo mondo e per chi non crede significa riuscire a dare senso e peso ad ogni nostra azione. In ogni caso è un bel monito per costruire rapporti più veri con le altre persone.

Il Covid ci ha insegnato che di limiti ne abbiamo ancora tanti. Noi che a volte ci siamo creduti infallibili, invincibili, quasi dei supereroi, abbiamo dovuto fermarci, increduli, all’improvviso, e arrenderci alla paura, alla sconfitta, alla chiusura. Non c’è stato atto più doloroso che imparare a vivere l’isolamento come un bene. Diciamocelo: non ci siamo affatto abituate, o abituati. E diciamocelo: siamo fieri del fatto che non ci abitueremo mai. Proprio per questo, avere uno sguardo ampio e coraggioso, saper tenere sempre presente che il pericolo che corriamo con una semplice leggerezza è quello di morire, è necessario per superare questa fase. Stiamo attraversando uno dei passaggi più difficili della storia. Esserne all’altezza significa anche saper riporre la nostra fiducia e le nostre scelte nelle persone e nelle convinzioni giuste.

Io mi fido dei nostri medici, delle donne e degli uomini che fanno parte del nostro sistema sanitario. E ho fiducia nella scienza e nel progresso, che ci ha portato oggi ad avere un vaccino a soli 11 mesi di distanza dall’inizio dell’emergenza nazionale dovuta alla pandemia. Mi fido anche e tanto e soprattutto della nostra comunità, che è stata capace, finora, di affrontare due ondate di contagi con grande dignità. Non solo: ognuno nella nostra comunità ha saputo dare quello che poteva per aiutare chi si è trovato più in difficoltà di altri. Tutte e tutti, associazioni, imprenditori, cittadini. Esempi di generosità e di solidarietà ne abbiamo avuti anche da parte di persone che sembravano più in difficoltà. Non sono isolati i casi di famiglie che, nonostante questa crisi dovuta alla pandemia, hanno lasciato un contributo per consentire l’acquisto di beni di prima necessità a chi non sapeva da dove ripartire. Senza rendercene conto siamo stati capaci tutte e tutti insieme di dare seguito agli insegnamenti di Cristiana che con il suo amore incondizionato per il prossimo seppe sfamare la popolazione santacrocese colpita dalla carestia; e di questo dobbiamo sentirci orgogliosi come comunità.

Mai come quest’anno possiamo dire che gli insegnamenti di Cristiana ci abbiano accompagnato: lei una donna che ha sfidato il sistema del suo tempo tenendo saldo l’obiettivo di essere portatrice di pace e giustizia non può che essere un monito per noi tutte e tutti, per non abbandonarci alla facilità della solitudine che questi tempi ci stanno facendo conoscere come strumento di salvezza ma che dobbiamo essere pronti ad abbandonare appena la nostra sicurezza sanitaria lo permetterà, perché nessuna comunità può avere futuro nella solitudine. Cristiana ha aperto le porte del monastero quando la popolazione aveva bisogno, oggi non ci è possibile fare questo concretamente, ma le sorelle ci hanno aperto il loro cuore a tutte e tutti noi, e sono sicura che per chi ha voluto, in questi mesi di sofferenza, il monastero è stato ancora una volta un luogo di ristoro e protezione, terrena e spirituale. Grazie a tutte voi per la vostra presenza e per esservi messe in gioco in prima persona, sperimentando nuove modalità di vicinanza che vi hanno permesso di non rinunciare agli appuntamenti dell’avvento con i bambini, dando continuità ad attività importanti per le famiglie fedeli. Grazie a voi, grazie al nostro Vescovo per il messaggio d’amore e di speranza, grazie a Don Donato e a tutta la comunità cattolica di Santa Croce sull’Arno che non si è risparmiata in questi mesi di bisogno. Un anno fa eravamo qui tutti insieme ad accogliere Don Donato alla sua prima messa di celebrazione della Beata Cristiana, oggi siamo qui a stringerci insieme di fronte ad un momento difficile per il mondo intero, e devo dire che Donato ha davvero dimostrato la grande capacità di essere diventato in pochi mesi da nuovo cittadino ad elemento aggregante e motore di una catena di solidarietà e sostegno spirituale davvero importante per tutta Santa Croce sull’Arno.

Voglio lasciarvi con un messaggio di fiducia nei confronti del prossimo e del futuro, perché penso che arrivati a questo punto della pandemia tutti noi dobbiamo guardare al futuro insieme, senza dimenticare quello che abbiamo passato e senza dimenticare il messaggio di Cristiana. Che il suo messaggio di pace e di gioia possa raggiungerci comunque ed essere più forte delle difficoltà del presente e che ci dia la forza per vedere gli abbracci che ci saranno in tutti i 4 gennaio a venire.

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