Cinghiali, i cacciatori della Zrc incrociano le braccia: “Attività di contenimento sospesa”

In protesta contro il metodo della girata che richiede una "mole di lavoro per organizzare gli interventi che non trova conforto negli scarsi risultati ottenuti" 

“Ci auguriamo si possa sperare in un cambio di rotta che porti a far considerare il ruolo del cacciatore in maniera diametralmente opposta a quanto fino ad oggi fatto. In alcuni casi ‘una professione’, certamente non uno sport, ma un’attività riconosciuta e normata da leggi dello Stato. Il nostro intento non vuole certo indebolire le buone relazioni con il mondo agricolo e con le istituzioni, certo è che il nostro operare sarà garantito al mutare delle regole di ingaggio”. L’auspicio è del comitato di gestione della zona di ripopolamento e cattura Collebrunacchi di San Miniato che, sugli interventi di controllo del cinghiale all’interno delle Zrc, si rivolge agli assessori alle politiche venatorie della Regione Toscana e del comune di San Miniato e ai presidenti dell’Atc 15 – Pisa Est, delle associazioni agricole di San Miniato e venatorie pisane.

E annuncia: “Confermata l’inefficacia del metodo della girata per il contenimento della specie cinghiale all’interno degli istituti pubblici, questo Comitato sospende l’attività di contenimento. Motivazione dettata anche dalla mole di lavoro necessario per organizzare gli interventi che non trova conforto negli scarsi risultati ottenuti”. 

La convinzione del Comitato di Gestione è infatti che il metodo di caccia in girata per scovare e sospingere i cinghiali verso le poste (usato in genere in aree circoscritte) sia “inadeguato e inefficace”. Il più utilizzato metodo della braccata, con i cinghiali forzati alle poste da una muta di cani, è oggetto di una sospensione del Tar anche se, per il Comitato, “per le caratteristiche di alcuni territori rappresenta l’unica tecnica in grado di portare risultati definitivi e in tempi rapidi, soprattutto nelle zone boscate e di rifugio (macchie e spinai) dove il tiro selettivo, la girata o la cattura, mostrano tutti i loro limiti di efficacia ed efficienza”.

Secondo il Comitato, “l’utilizzo di un solo ‘ausiliario’ con certificato di cane limiere e relativo conduttore abilitato, oltre ad essere potenzialmente pericoloso, istiga all’irregolarità operativa. E’ noto che per stanare un gruppo di cinghiali rintanati in una macchia, un solo ‘ausiliare’ non è sufficiente e spesso per ottenere risultati vengono liberati a supporto altri ausiliari. Comportamento, seppur meritevole, irregolare e soggetto a sanzioni. E’ palese dedurre che per ottenere risultati congrui in linea con le aspettative del legislatore, si venga ‘indotti’ a compiere irregolarità. Atteggiamento che non vogliamo adottare in quanto contrario al nostro modo di operare che, ed è giusto rimarcare, si basa sul principio del ‘volontariato’.

Su questo principio si basa la nostra operatività. Infatti nella fase organizzativa, vengono utilizzate tutte le forme e le regole previste per tali interventi, utilizzando personale ‘selezionato’ e titolare di articolo 37, per ottenere il massimo risultato al fine di perseguire l’obiettivo di ridurre la presenza della specie all’interno della Zrc, vocata come noto, alla riproduzione e salvaguardia della piccola selvaggina stanziale.

Pare ci sia una ‘volontà’ a non porre definitivo rimedio ad un problema all’interno delle Zrc che persiste ormai da molti anni per la salvaguardia delle colture agricole e soprattutto per l’incolumità delle persone. Ci sono, infatti, contraddizioni nelle direttive emanate dal legislatore. E’ noto che i danni alle colture agricole sono fronteggiati con i soldi rivenienti dalle quote di iscrizione agli Atc versate dai cacciatori, quindi sarebbe logico perseguire una politica di contenimento dei costi ed attivare una operatività di intervento efficace utilizzando strumenti idonei al fine di utilizzare i fondi a destinazioni più nobili, quali ad esempio miglioramenti ambientali o incrementare la vigilanza.

Ci duole sottolineare come ancora oggi il cacciatore non riesca a trovare la dovuta considerazione per il ruolo determinante che sta svolgendo sul e per il territorio. Ci duole sottolineare come le associazioni venatorie, seppur prodighe di iniziative, non riescano a far valere il ruolo del cacciatore, che viene sminuito dal fatto che la nostra passione sia male interpretata e che alla luce dei fatti è tutt’altro che un divertimento ma va considerata una vera e propria attività a difesa del territorio”.

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