Giorno della Memoria, medaglia d’onore a Chiodini foto

Prefetto: "Celebrazione non è un rito riparatorio ma un atto fondativo della nostra comunità democratica, in cui condividiamo i valori sacri e irrinunciabili"

E’ stata la figlia di Ezechiele Chiodini, accompagnata dalla sindaco di Santa Maria a Monte Ilaria Parrella, a ritirare la medaglia d’onore alla memoria concessa, con decreto del Presidente della Repubblica, a tre ex militari italiani deportati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra e consegnate questa mattina 27 gennaio in Prefettura, in occasione del Giorno della Memoria.

Chiodini è nato ad Anzola Emilia l’11 marzo 1923 ed è stato deportato nel campo di lavoro coatto per l’economia di guerra di Delligsen in Germania dal 9 settembre del 1943 al 25 luglio del 1945. Figlio di contadini, all’età di vent’anni è arruolato nella Regia Aeronautica come aviere di leva. Nel giugno del 1943 viene catturato all’aeroporto di Bologna dai militari tedeschi. Viene trattenuto in Germania fino alla liberazione con l’arrivo delle truppe americane.

Le altre due medaglie alla memoria sono state conferite a Giuseppe Lelli di San Miniato (qui)Angelo Monetti, nato a Castelnuovo ne’ Monti il 22 giugno 1918, deportato nel lager di Zangtal – Woitsberg, Stejermark 12 A dall’8 settembre del 1943 al 9 maggio del 1945. Ventenne è arruolato nell’Esercito italiano e parte per il fronte greco, al seguito del 41esimo Reggimento di Fanteria. Catturato dai tedeschi a Paramitia, nell’Epiro, nel settembre del ’43, dopo una marcia a piedi fino a Belgrado, viene trasferito in Austria, per essere destinato al lavoro in una miniera di lignite. Soltanto nel maggio del 1945 lascerà il campo di prigionia.

A consegnare le medaglie è stato il prefetto di Pisa Giuseppe Castaldo, presenti, tra gli altri, il presidente della Provincia Massimiliano Angori, quello del comitato provinciale Anpi Bruno Possenti, della comunità ebraica Maurizio Gabbrielli, il rappresentante Aned Lavinia Lorenzi.

Nell’occasione il prefetto Castaldo, ha evidenziato che “la memoria continua a camminare nel solco dei nomi di quanti sono stati protagonisti di quelle tragiche vicende. Quello che oggi celebriamo non è un rito riparatorio ma un atto fondativo della nostra comunità democratica, in cui condividiamo i valori sacri e irrinunciabili enunciati dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Occorre trasmettere ai giovani, futuro del nostro Paese, una cultura della memoria, perché devono conoscere e comprendere quello che è avvenuto con le leggi razziali e con la tragedia della soluzione finale, rinnovando l’attenzione alla storia, alle radici della democrazia e allo sviluppo dello spirito critico. La memoria, custodita e tramandata, è un antidoto indispensabile contro i fantasmi del passato”.

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