Cattivi odori dall’allevamento, Legambiente: “Impedire o limitare le attività dell’azienda”

“Troppe criticità, si tutelino i cittadini”

“Una industria insalubre di prima classe a 200 metri da un centro abitato, senza alcun titolo autorizzativo alle emissioni in atmosfera e senza Autorizzazione Unica Ambientale (AUA). Questa è la situazione della stalla, posta tra Val di Cava e I Fabbri, rilevata alla data del 27 novembre 2020 dai vari enti che hanno partecipato alla Conferenza dei Servizi, tenuta ad esprimersi sul programma pluriennale dell’azienda agraria, dove è previsto, tra l’altro, di aumentare il numero di posti per i bovini detenuti a 4400”. Così si esprime il direttivo di Legambiente Valdera sulla questione dell’azienda di bovini nella frazione I Fabbri di Pontedera (qui).

“L’azienda agraria – spiegano da Legambiente – ha iniziato la propria attività da circa un anno, dichiarando in Scia di allevare al massimo 600 capi, da quel momento sono iniziati i gravi problemi ambientali segnalati dai molti residenti della zona e dalla nostra associazione. Come è possibile che un’azienda con così gravi criticità e carenze autorizzative abbia potuto esercitare la propria attività fino ad oggi? Come è possibile che possa proseguirla in questa situazione? La regione Toscana, oltre a valutare la situazione futura, ha ritenuto necessario approfondire anche la situazione attuale, chiedendo ulteriori elementi informativi al fine di valutare l’applicabilità o meno delle procedure di Valutazione d’Impatto Ambientale, nel momento in cui è iniziata l’attività.

La Direzione ambiente ed energia della regione Toscana indica che gli uffici comunali devono valutare le opportune azioni finalizzate ad impedire o limitare l’esercizio dell’azienda, e le conseguenti molestie, fino al rilascio del necessario titolo autorizzativo per le emissioni in atmosfera. Auspichiamo che i cittadini vengano tutelati senza indugio visto che i provvedimenti presi finora non sono risultati risolutivi, infatti, anche la scorsa settimana in molti sono stati costretti a segnalare ad Arpat ulteriori forti maleodoranze”.

“Nel verbale ricevuto – hanno detto dal direttivo – è possibile capire un ulteriore aspetto: nel momento in cui fu approvato il piano urbanistico, era prevista la deruralizzazione della stalla e, aggiungiamo noi, non certo un allevamento con migliaia di bovini ed un impianto a biogas a pochi metri dalle case. In conclusione, i vari enti che hanno giudicato la documentazione presentata dall’azienda, l’hanno trovata carente sotto vari aspetti per cui saranno necessarie numerose integrazioni; al momento il procedimento di valutazione del programma aziendale (P.A.P.M.A.A.) è sospeso in attesa di valutazione di assoggettabilità a VAS nonché del giudizio relativo al procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale. Non crediamo possa essere facile avviare un’impresa di questo tipo in un’area così vicina ad insediamenti abitativi e vogliamo anche sperare che non sia neppure interesse dell’azienda stessa continuare a insistere nel proporre un’attività con così tante criticità”.

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