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“L’uso prolungato delle mascherine a scuola produrrebbe effetti negativi sui bambini”

Dopo le pressioni dei genitori la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Toscana scrive a Draghi

Dopo gli appelli dei mesi scorsi, rivolti con lettera all’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Toscana, Camilla Bianchi, in vista delle “nuove misure sostitutive” che saranno adottate dal Governo, ha inviato in queste ore una lettera al nuovo premier, Mario Draghi, per segnalare che l’applicazione dei Dpcm che si sono susseguiti per contrastare e contenere il diffondersi del Covid-19, in ultimo il Dpcm del 14 gennaio scorso, “sta determinando notevoli disagi nella popolazione scolastica”.

In particolare, la Garante segnala che “con riguardo alle persone di minore età, ho ricevuto e continuo a ricevere da parte dei genitori più segnalazioni con cui esprimono, in modo accorato, il loro forte dissenso e la profonda preoccupazione per l’uso obbligatorio delle mascherine nelle scuole ove l’attività didattica ed educativa si svolge in presenza”.

Nella sua missiva a Draghi, Bianchi spiega che secondo i genitori, “l’utilizzo prolungato in situazione di staticità degli anzidetti dispositivi di protezione individuali delle vie respiratorie, come avviene durante le lezioni in classe, produrrebbe seri effetti negativi sul piano sia fisico che psicologico”.

I genitori osservano che “dover inalare per molte ore consecutive restando pressoché fermi aria di scarto dei polmoni, oltre a poter determinare stati di malessere collegati a stress respiratorio, possa comportare un ulteriore serio rischio per i soggetti con infezione ma asintomatici”. Inoltre, “sul piano psicologico” i genitori sostengono che “la continua presenza delle mascherine sul volto, inibendo la libera espressività e la piena comunicazione, vada ad incidere negativamente sull’equilibrio delle persone minori di età, già ampiamente compromesso in questo periodo emergenziale dall’assenza di contatti e di socialità”.

Scrive ancora Bianchi che sempre i genitori, nelle loro lettere alla Garante, “Osservano, inoltre, come l’obbligo di indossare mascherine a scuola sia stato imposto in via generalizzata, a prescindere dal rispetto della distanza di sicurezza che possa essere assicurato nelle singole classi in ragione della loro ampiezza rispetto al numero degli studenti iscritti nelle stesse”.

La Garante Bianchi, nella missiva inviata a Draghi, ricorda che di “tali accorate segnalazioni ho a suo tempo più volte reso edotto il professore Conte, quale suo predecessore, affinché potesse valutare l’opportunità di adottare i provvedimenti ritenuti più idonei per fronteggiare le ragionevoli criticità evidenziate”. Nonostante questo, tutti i Dpcm successivi a quello originario del 3 novembre 2020 hanno “pedissequamente replicato” le misure previste relativamente “all’uso obbligatorio delle mascherine a scuola anche in situazione di staticità e a prescindere dal rispetto della distanza di sicurezza che possa essere assicurato nelle singole classi”.

Nella sua lettera al presidente del Consiglio, Bianchi ricorda che “tale normativa, atteso il carattere irragionevolmente indifferenziato, è stata quindi impugnata dinnanzi al Tar del Lazio, il quale ha reso al riguardo due pronunce che costituiscono in oggi un punto di riferimento fondamentale per la problematica in questione”. A questo proposito, la Garante rammenta che il giudice ha “dichiarato in via incidentale l’illegittimità dell’art. 1, comma 9, lett. s), del Dpcm 3 novembre 2020 per difetto di istruttoria e di motivazione, rilevando come l’imposizione generalizzata dell’obbligo di indossare le mascherine non risulti in linea sia con il principio di adeguatezza e proporzionalità che con quello di precauzione rispetto ai rischi e ai pericoli a cui la misura potrebbe esporre i bambini”. Un punto, quest’ultimo, come precisa Bianchi, rispetto al quale “va peraltro evidenziato come si tratti di rischi che il documento congiunto Oms – Unicef del 21 agosto 2020 – contenente le linee guida sull’uso delle mascherine per i bambini, richiamate anche nei verbali del Cts – chiede di considerare attentamente in tutte le valutazioni riguardanti l’utilizzo di mascherine da parte dei bambini, unitamente alle considerazioni sulla situazione epidemiologica locale”.

Inoltre il Tar del Lazio, ricorda la Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Toscana, “con l’ordinanza n. 873/2021, delibando in sede cautelare l’impugnativa proposta avverso il Dpcm del 14 gennaio 2021”, nel mantenere “ferma l’efficacia del provvedimento impugnato” ha però operato un chiaro “remand all’amministrazione perché rivaluti la prescrizione in rassegna, riguardante l’obbligo per i minori di età compresa fra i 6 e gli 11 anni di indossare la mascherina in ambito scolastico, alla luce delle specifiche indicazioni dettate dal CTS,…. prevedendo se del caso la possibilità di rimuovere la mascherina ‘in condizione di staticità (i.e. bambini seduti al banco) con il rispetto della distanza di almeno un metro e l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. il canto)” ed anche tenendo conto, eventualmente e alla luce dei dati scientifici, della situazione epidemiologica locale come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel documento del 21 agosto 2020 richiamato dal CTS nel citato verbale n. 104 ”.

“Non avendo alcuna competenza per poter intervenire sulla normativa in questione – scrive ancora Bianchi al presidente Draghi, – ho ritenuto in un’ottica di collaborazione istituzionale di dovermi rivolgere direttamente a Lei in vista della prossima scadenza del Dpcm del 14 gennaio 2021, affinché voglia valutare l’opportunità di adottare i necessari provvedimenti del caso alla luce di quanto evidenziatole, atteso che la problematica in questione, per la sua delicatezza ed il suo rilievo sociale, postula una normativa opportunamente meditata e calibrata, al fine di ridurre in modo significativo le gravi criticità che bambine e bambini, ragazze e ragazzi stanno attraversando”.

A tale riguardo, la Garante ricorda che “le misure assunte a tutela prioritaria della salute pubblica, ancorché necessarie”, gravano “in particolar modo sulle persone di minore età che vivono in questo momento una condizione di maggiore fragilità che non può essere sottovalutata”. E cita l’articolo 3 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, che l’Italia ha ratificato nel 1991, che “espressamente che ‘In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente’.”

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