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“Rischia di essere un tempo di smarrimento collettivo”, la riflessione di don Andrea Pio Cristiani

Sulla questione che da sempre interroga l’uomo: la ricerca della felicità

La felicità come illusione e stato soltanto temporaneo, la necessità del pensiero e della riflessione: sono questi i temi che tratta don Andrea Pio Cristiani, fondatore del Movimento Shalom. Una riflessione per cercare di orientare i federe in “Un tempo che rischia di essere di smarrimento collettivo”. Di seguito, le parole di don Andrea:

“Ormai la maggior parte della gente non ricorda più, caso mai l’avesse saputo che stiamo vivendo un tempo speciale, chiamato forte, perché incentrato sulle dinamiche dello spirito umano che dovrebbe condurci a scoprire lo stupore di un uomo vivo da duemila anni che ha lasciato una traccia talmente profonda che non potrà mai essere cancellata. Anche se inconsapevoli, attraversa la nostra vita ed è l’artefice di tutto ciò che più amiamo.
Il pensiero e la riflessione sono una necessità per tutti gli esseri umani e il tempo di quaresima fu pensato dagli antichi per questo ed anche se con modalità diverse è patrimonio delle grandi religioni. L’esercizio del pensiero è alla base del nostro status di esseri umani. Quando non si è più capaci di parlare con noi stessi, inizia il tempo della disumanità, il nostro tempo dove l’egoismo domina e il piacere si consuma in un attimo.
Un tempo che rischia di essere di smarrimento collettivo. Il distanziamento dovuto alla pandemia ha peggiorato le relazioni anche perché l’altro è un potenziale nemico della tua salute.
La costituzione americana annovera fra i diritti, la felicità, ma a ben guardare anche in quel grande paese mi sembra un diritto disatteso. Ho pensato tante volte che dobbiamo raggiungere nella vita stadi permanenti di felicità, ma ora che sono anziano mi sento disilluso; ho incontrato persone serene ma non felici, stabilmente felici. La felicità è uno stato temporaneo, talvolta sfuggente. Ho visto troppa sofferenza e paura nel mondo per credere nella felicità terrena. Ho incontrato persone che avevano tutto per essere felici e finivano in terapia. Ho visto persone che erano prove dei requisiti che secondo i nostri canoni sono quelli necessari per essere felici e li ho trovati forti e talvolta gioiosi. Mi sono fatto l’idea che circondati da tante persone assillate da gravi problemi come salute, lavoro, famiglia, non sia possibile essere felici da soli. Quando ho pensato Shalom mi pareva una terapia per il cuore. Curare l’infelicità era il suo scopo, prospettare il progetto di un mondo abitato dalla felicità questo era il sogno. E per questo ogni membro di Shalom opera per costruire un mondo più giusto. Tanta sofferenza che attraversa il globo non è sopportabile e se tutto finisse qui la vita sarebbe una beffa e Dio un terribile demiurgo. Ecco il mio invito a riappropriarci dello spirito e del pensiero, per vivere un tempo forte, non da soli come dei disperati condannati a morte, ma in compagnia di Colui che solo potrà renderci felici tutti insieme oltre il tempo e oltre lo spazio“.

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