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“Attacchi al bestiame, chi paga?”, Federcaccia su lupi e cani ibridati: “Incolumità pubblica sulle spalle del sindaco”

“Serve una consulta tematica, c’è un inquinamento genetico”. Poi l’invito: “Denunciate ogni attacco”

“Un elemento sfuggito al controllo e da monitorare con molta attenzione, sono i cosiddetti ‘cani ibridati’ molto simili al Lupus Italicus (salvaguardato da leggi internazionali), in base alle testimonianze raccolte in nostro possesso, sono presenti in maniera numerosa sul territorio nel nostro Comune, addirittura nei centri abitati (Corazzano). Puntualizziamo che l’incolumità pubblica pesa sulle spalle del sindaco, già a conoscenza di vari aspetti sollevati dalla Federcaccia in materia di ruralità, ambiente e territorio con la richiesta di istituzione di una consulta tematica sin dal settembre 2019 e di cui, ad oggi, non abbiamo avuto riscontri, ma confidiamo in un celere incontro”. Così Federcaccia interviene nell’ambito del dibattito sulla proliferazione di lupi e cani ibridati. Con un intervento del segretario Piero Taddeini che spazia dai danni economici alle linee genetiche dell’animale, fino all’incolumità pubblica.

“Se il lupo – dicono da Federcaccia San Miniato – difficilmente può rappresentare un fattore di pericolo per l’uomo, (così si racconta…), tuttavia è sconsigliato andare a cercarlo per mera curiosità, specie se in branco, diverso è il caso per la zootecnia dove il rischio di attacchi al bestiame è reale, con i conseguenti danni economici per gli allevatori. Ed a complicare la situazione c’è anche il fenomeno dell’ibridazione con i cani selvatici che può portare a far ricadere sul lupo la responsabilità di attacchi che invece sarebbero riconducibili ad ibridi oltre che a costituire un forte pericolo per l’identità genetica delle popolazioni europee di lupo. Sotto questo specifico aspetto studi hanno rivelato che gli incroci con i cani sono sempre più frequenti e diversi paesi, tra cui l’Italia, non stanno affrontando adeguatamente il fenomeno, come invece prevederebbero prescrizioni internazionali, come la Direttiva Habitat e la Convenzione di Berna. Gli ibridi tra lupo e cane sono fertili e a loro volta possono reincrociarsi con i lupi, diffondendo, con il progredire delle generazioni, varianti genetiche tipiche del cane all’interno del genoma lupino.

Un altro aspetto che incide sulla mancanza di segnalazioni e di richieste danni alla Regione – la Regione emette annualmente bandi per il risarcimento danni subiti da attacchi da predatori come il lupo – sono i costi relativi allo smaltimento delle carcasse che spesso superano gli indennizzi, che peraltro arrivano contingentati e con ritardo, costringendo l’allevatore a preferire l’autosmaltimento (interramento) dei capi uccisi, una sorta di anarchia a conferma anche di regole appesantite dalla eccessiva burocrazia. E’ chiaro che la normativa in materia è complessa e non esaustiva sotto il punto economico, scoraggiando l’utente ad intraprendere percorsi risarcitori. Il danno è doppio in quanto non consentono il corretto monitoraggio dei danni, stimolando invece un percorso vizioso che non aiuta a fotografare la realtà e quindi in grado di attivare iniziative cautelative di prevenzione e soprattutto di dare la possibilità di conoscere il vero impatto che i predatori di questo tipo hanno sul territorio.

È opportuno altresì mettere a fattor comune il fatto che l’Europa stanzia annualmente svariati milioni di euro per la ricerca ed il monitoraggio del lupo, che la regione Toscana ha intrapreso uno studio denominato ‘Progetto Lupo’, non noto alla collettività. A rimetterci ‘le penne’ come al solito sono gli allevatori ed i cittadini, costantemente aggiogati ad un sistema poco efficiente e poco efficace. Certo che il nostro invito è quello di denunciare ogni evento ed ogni attacco, in quanto il silenzio non rende giustizia soprattutto agli animali uccisi. Spesso ci imbattiamo in vere e proprie stragi che niente hanno in comune con l’istinto di uccidere per sopravvivere. Ci sono noti, in alcuni articoli di cronaca locale, casi di mattanze verso greggi ed allevamenti di ovini, bovidi e cervidi”.

“È ormai noto a tutti – continua Taddeini – che in questi ultimi anni, alcune specie si sono riprodotte in maniera esponenziale, (cinghiali, cervidi, corvidi, nutria, ecc) sfuggendo alle caratteristiche dinamiche naturali che una volta regimavano le popolazioni selvatiche. Certo che l’uomo in passato, grazie ad una gestione rurale improntata sulla salvaguardia della produzione (agricola e degli animali da cortile) era riuscito a contenere il proliferare di specie sia predatrici che nocive. I nostri trisavoli hanno combattuto per civilizzare il territorio. Hanno investito ed hanno subito perdite umane per migliorare la vita, di cui oggi godiamo. Purtroppo, in quest’epoca, un oltranzismo animalista spregiudicato è anche accompagnato da palesi dinamiche di carattere economico. Un ruolo determinante lo hanno i cosiddetti “salotti” metropolitani dove i pensieri vegano-animalisti trovano, nostro malgrado, sempre più spazio alimentato da una ‘ignoranza’ sconcertante, mettendo in seria difficoltà ed in discussione, quanto fatto in passato.

La gestione della fauna selvatica, la salvaguardia dell’ambiente sono al centro di molte leggi e normative, sia dello Stato italiano (vedi Legge 157/92) oltre che della Comunità Europea (Habitat 2000 – Direttiva 79/409/CEE ecc). Normative costantemente richiamate ma poco utilizzate, a vedere i risultati. Indirizzate alla gestione ed alla salvaguardia non solo delle popolazioni selvatiche ma anche e soprattutto dell’ambiente con particolare riguardo alla tutela della biodiversità.

Su queste argomentazioni vorremo approfondire e far sì che chi di competenza si metta all’opera per far conoscere, monitorare ed attivarsi affinché almeno nel nostro Comune, si possa identificare la tipologia di predatore. Il lupo che si incrocia con il cane è un inquinamento genetico molto raffinato e va contro la conservazione della specie, mentre i cosiddetti cani ibridati sono da catturare, come stabilisce la legge, quali cani randagi e destinare ai canili pubblici, in questo caso canile di Pescia con cui il nostro comune attualmente ha una convenzione, con la quale ‘…. assicura il servizio di recupero, custodia e mantenimento temporaneo dei cani randagi rinvenuti nel territorio comunale …’.

Ci viene da affermare che la grande spinta ad essere tutti cittadini metropolitani ha completamente interrotto questa alfabetizzazione di massa ed è importante che, soprattutto nelle zone dove le popolazioni di lupi o cani ibridati, sono in aumento, chi amministra sappia informare e preservale l’incolumità anche della popolazione locale. In sostanza il sindaco, quale garante dell’incolumità e della sicurezza pubblica messo a conoscenza degli eventi deve adottare urgenti misure di contrasto e prevenzione di fronte a fatti dimostrati, e non ipotetici, del grave pericolo.

Per quanto riguarda il mondo venatorio, nel rispetto delle normative vigente, la Federcaccia di San Miniato con il suo operare mantiene alta l’attenzione con una gestione efficace per cui molte specie sono tenute – con molta fatica sotto controllo, riducendo gli impatti derivati da una eccessiva proliferazione, a carico dell’ambiente, delle colture agricole oltre che della incolumità delle persone. Per finire un invito rivolto a tutti: di segnalare a questo ufficio, eventi e situazioni documentate se possibili con foto, allo scopo di creare un archivio da utilizzare nei modi e nei luoghi opportuni”.

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