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Rifondazione: “Già dieci anni fa denunciammo lo smantellamento del centro Arpat”

Il Prc: "Sconcertati dalle accuse mosse dagli inquirenti"

“Che il parziale smantellamento di un presidio fondamentale di controllo ambientale come il centro Arpat di San Romano, nel 2011, andasse nella direzione voluta dagli imprenditori conciari, noi di Rifondazione Comunista lo sospettavamo. Lo sapevamo nell’ottobre del 2011, quando in vari comuni, a San Miniato e Montopoli, iniziavamo una battaglia che sapevamo essere connessa con la qualità della vita delle persone, che vogliono vivere senza miasmi, fiumi inquinati e rischi per la salute”. Lo dice il partito di Rifondazione Comunista del Cuoio.

“Ci era noto anche quando – proseguono -, sotto la finestra del comune di Santa Croce (allora il sindaco era Osvaldo Ciaponi) manifestavamo con la nostra rabbia e le nostre ragioni contro chi nel distretto ha sempre e solo sentito i richiami di chi le conce ed i calzaturifici li dirige, e non chi ci lavora dentro o ci vive accanto. Poco tempo dopo il nostro assessore all’ambiente a Montopoli Giuseppe Novino usciva dalla maggioranza per non votare quello scempio. Ma mai avremmo pensato di vedere, anni dopo, le nostre preoccupazioni rispecchiate nelle note della Dda che in questi giorni riempiono i giornali, raccontandoci di un’ennesima inchiesta in cui smaltimento illecito di rifiuti, pubbliche amministrazioni e interessi privati finiscono per intrecciarsi pericolosamente intorno, ancora una volta al tema dello smaltimento illecito, ma anche delle pressanti richieste di allentare i controlli. Ennesima, si, perché guardando agli ultimi anni pare sempre più evidente come le ormai le indagini per corruzione, traffico illecito, infiltrazioni mafiose, sversamenti nei fiumi e reati simili siano all’ordine del giorno: dall’operazione Vello d’Oro sul reimpiego in Toscana di capitali di provenienza illecita, iniziata nel 2018, alle clamorose rivelazioni del processo per gli sversamenti in Usciana del depuratore di Ponte a Cappiano del 2015, fino ad arrivare al caso dei fanghi sversati nei campi in Valdera del 2019 e, negli ultimi mesi, alle interdittive antimafia chieste dalla Prefettura per alcune aziende alla fine del 2020″.

“Tutte vicende che ci raccontano di un mondo che scricchiola – sostiene Rifondazione -. Nel comprensorio del Cuoio da anni viviamo una pericolosa congiuntura storica: la crisi di un settore, calzaturiero e conciario, che se la vede con un mondo sempre più globalizzato, con la necessità di competere con aziende e paesi in cui vi sono leggi e pratiche di lavorazione diverse; un sistema di potere, incentrato sull’egemonia del Partito Democratico, in crisi di consensi. Infine, le opportunità offerte da una riconversione del settore, in atto, dalla produzione di beni al businness dello smaltimento, che sempre più nel Comprensorio converte pezzi della vecchia economia. In tutto questo qualcuno vorrebbe meno regole, meno controlli, meno paletti. Un atteggiamento accentuato dalla crisi e per questo sempre meno dimesso e nascosto, che trova la sua plateale manifestazione nelle parole intercettate e rese dai giornali in questi giorni, in cui amministratori erano in uso chiedere la rimozione di un dirigente Arpat scomodo, la “copertura” di un territorio piuttosto che un altro, o deroghe (pure previste dalla normativa) alle autorizzazioni ambientali. Tutte cose sicuramente ancora in corso di accertamento e che potrebbero portare alla completa assoluzione degli amministratori in oggetto, ma che in ogni caso rappresentano un problema politico enorme. Le indagini faranno il loro corso, ma il giudizio politico sul Pd e sul sistema di potere che in Toscana vige da anni (e consegnato da Rossi a Giani) è inequivocabile: scelte politiche disastrose, ben lontane da qualunque concezione anche pallida di sinistra, trasparente, o di sostegno a politiche ambientali. Proprio su questo ultimo fronte, urgono immediatamente, mentre le indagini giudiziarie continuano, le analisi sullo stato dell’arte dal punto di vista dell’inquinamento. Il recupero della strada regionale 429 tra controlli e bonifica potrebbe impiegare mesi. In campo ambientale è bene agire con ragionevole velocità”.

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