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Il “dramma” del turismo: “Chiusi dall’estate scorsa e indebitati fino al collo”. Idee e preoccupazioni per il rilancio

Il boom di prenotazioni? “Una mezza verità”. La ricetta per ripartire: “Via coprifuoco e quarantena obbligatoria”, bene il green pass ma è migliorabile

Quest’anno la domanda non manca di certo e le strutture non si sono fatte trovare impreparate: tra plexiglass, turni di sanificazione e adeguamento degli spazi non si può dire che non siano pronte ad accogliere turisti. L’unica variante che è rimasta costante rispetto all’anno scorso è la presenza del virus: se, però, nel 2020 in qualcuno ha prevalso il timore del contagio, quest’anno la voglia di evadere per qualche giorno sembra una concessione irrinunciabile a chi può permetterselo.

Un vero e proprio dramma quello del turismo, settore mai chiuso per decreto ma con “ristori totalmente indadeguati” e, di fatto, fermo dall’estate scorsa per le restrizioni alla mobilità. Ora, con la bella stagione, l’attenzione torna sui viaggi e sulle vacanze e di carne al fuoco ce n’è molta: dal green pass, al coprifuoco. La prima nota positiva è questa: l’ordinanza del ministero della salute che impone i cinque giorni di quarantena a chi arriva dall’estero sembra destinata a non essere prorogata, ma la partita da giocare sta tutta nel pass verde: documento di cui non si conoscono ancora i dettagli, ma su cui arrivano già le proposte di miglioramento sulla base di quanto trapelato.

La provincia di Pisa

“Il quadro attuale è drammatico – è la sintesi di Andrea Romanelli, presidente di Federalberghi Pisa e titolare dell’hotel La Pace a Pisa città -. Oggi molti alberghi sono indebitati fino al collo: ora finiscono le riserve degli ultimi finanziamenti e dopo quelli non arriva più niente. Si è smosso poco o niente e a noi il giochino dei colori non ci ha riguardato. Le strutture sono aperte ma si lavora solo con chi viaggia per lavoro o per visite mediche, e ora anche gli ospedali fanno visite contingentate quindi anche quel flusso è ridotto. Completamente assente il target degli stranieri che storicamente per Pisa erano il 75 percento di arrivi”.

Se il quadro attuale è drammatico, nemmeno le previsioni future sono rosee. E Romanelli sfata un mito: “Quando si parla di ‘boom di prenotazioni’ è una mezza verità: sono pieni gli appartamento in affitto, non le strutture alberghiere”. Poi la previsione: “Il mare e la montagna anche quest’anno la stagione la portamo a casa; le città d’arte, finché non riprendere il traffico aereo, soffriranno. Abbiamo ancora una parte di alberghi chiusi che non hanno più riaperto dall’estate scorsa perché lavorerebbero al 15 percento. C’è chi apre solo se riceve prenotazioni. Se le strutture sul mare o in campagna hanno lavorato a luglio, agosto e settembre noi in città abbiamo lavorato solo le due settimane centrali di agosto”.

Per adesso nessuna corsa all’acquisto del biglietto anche perché “i turisti prenotano solo se nella destinazione non ci sono restrizioni”. E nonostante i segnali incoraggianti, ancora non c’è nessuna ufficialità. Per adesso gli alberghi lavorano con la clientela business, da lunedì al giovedì, e poi semivuoti del fine settimana. “Lavoriamo con prezzi da bassissima stagione – ha spiegato Romanelli – talmente bassa che spesso non riusciamo nemmeno a coprire i costi. Perché noi non siamo come i ristoranti che se possono servire solo fuori dentro tengono le luci spente: io se ho le camere piene al 30 percento devo comunque chiamare tutto il personale, accendere tutte le luci, riattivare gli impianti”. E i costi fissi sono più alti dei ricavi.

L’idea per ripartire

Intanto, non si arrendono i lavoratori del settore che a Pisa hanno lanciato una proposta all’amministrazione. Piuttosto che sospendere la tassa di soggiorno, l’idea è quella di creare un fondo con i soldi di quella tassa e destinare un budget di 80-100mila euro per la stampa e distribuzione di voucher dal valore di 50 euro frazionabili. “Una volta distribuiti nelle strutture ricettive i voucher con il criterio del gettito della tassa di soggiorno – spiega Romanelli – noi li diamo ai nostri clienti che possono spenderli in due modi: o prolunghi la permanenza con una notte in più (e lavora di più anche l’indotto), oppure li puoi spendere in tutte le attività commerciali del comune di Pisa: lidi, taxi, musei, libri, pasticcerie, ristoranti”.

Il green pass

Sarà attivo in Italia probabilmente dalla metà di maggio, anticipando il lasciapassare europeo pronto per giugno. Il green pass certifica l’avvenuta vaccinazione, la guarigione dopo aver contratto il Covid o il risultato negativo di un tampone molecolare o antigenico rapido: questi i tre criteri fissati dall’ultimo decreto del 26 aprile.
Il green pass ha una validità di sei mesi a partire dal completamento del ciclo vaccinale ed è rilasciata, su richiesta, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura sanitaria o dal medico che effettua la vaccinazione. Stesso periodo di validità per coloro che sono guariti dal Covid: in quel caso, anche i pazienti non ricoverati possono chiedere il lasciapassare ai medici di medicina generale e ai pediatri. Diverso è il caso di chi viaggia con il solo tampone negativo: la validità è ridotta a 48 ore per cui chi prenota un volo o un treno per spostarsi deve tenere in mente di prenotare il test entro i due giorni prima della partenza. In quel caso a rilasciare il certificato possono essere medici, strutture sanitarie o farmacie accreditate: chi effettua il tampone, insomma.

“Bisogna che la nazione si prenda un rischio calcolato – è l’opinione di Stefano Barghini, titolare delle case vacanza Villa Colombaie e Villa Gourmet a Orentano -: il green pass, per quanto ne sappiamo a oggi, è sicuramente meglio della situazione attuale, ma ha dei problemi e deve essere migliorato. Innanzitutto, sei mesi per i vaccinati sono pochi: penso agli infermieri e a tutto il comparto medico che è stato vaccinato a gennaio e hanno le ferie ad agosto. Poi, c’è l’aggravio dei tamponi”.

Quest’ultimo caso, quello del pass con l’esecuzione di tampone, può comportare delle difficoltà logistiche e organizzative non da poco, visto che non è scontato ricevere il risultato del test entro le 48 ore e quindi manca la garanzia di una partenza certa (a meno che non si tratti di tampone rapido, ovviamente). Anche quando il risultato c’è e arriva in tempo a frenare l’entusiasmo dell’attesa partenza sono i costi dei tamponi, talvolta elevati, soprattutto quando il centro di analisi garantisce una risposta rapida. I costi dei tamponi vengono sottratti al budget destinato al viaggio complessivo: quindi una notte in meno negli alberghi e una cena al ristorante sacrificata, a discapito, ahinoi, dei lavoratori del turismo. Inoltre, a essere maggiormente colpiti da questi costi sono le fasce di età di giovani e adulti, cioè coloro che non sono ancora stati vaccinati; il problema sorge dal momento in cui queste fasce di età sono anche quelle che viaggiano di più e spendono più soldi in vacanze. C’è da chiedersi, allora, se un provvedimento a tre strade come il green pass possa sorbire l’efficacia sperata o se, invece, la strada più percorsa (quella di tamponi molecolari e test rapidi) non sia in realtà tortuosa e piena di ostacoli. Forse un potenziamento dei centri di analisi e una riduzione dei costi potrebbe aiutare. Inoltre, non è chiaro se chi parte con un tampone negativo per una permanenza di qualche giorno deve rifare il tampone e ottenere un nuovo pass anche per il ritorno e per il rientro al domicilio: in tal caso i costi sarebbero duplicati.

Il coprifuoco

“La criticità più grave è la restrizione del coprifuoco – secondo Stefano Barghini -. Il coprifuoco deve essere tolto e poi bisogna aprire la ristorazione anche internamente. Si va verso una vaccinazione importante, i numeri lo consentono, andiamo verso l’estate. La sinergia turismo-ristoranti è molto forte: per fare un esempio, se non ci apre Benito a Orentano lavoriamo meno anche noi. Per noi è importante che i nostri clienti possano andare a Firenze o a mangiare sul mare, ma non solo nei dehors”.

È una visione di sistema quella di Barghini, che mette insieme tutti gli operatori del turismo. Ristoranti e strutture ricettive lavorano in stretto contatto e quindi la perdita di uno influenza anche l’altro settore. E poi, va detto, soprattutto in Italia e in Toscana l’esperienza culinaria è un tassello fondamentale per il viaggio.

Diversa l’esperienza di Villa Sonnino, storica residenza di San Miniato, anche se l’opinione sul coprifuoco è simile: “Noi abbiamo 13 camere e da lunedì al giovedì siamo pieni – ha spiegato Cesare Andrisano, direttore di Villa Sonnino – Lavoriamo con il settore del turismo business e grazie alle aziende che non si fermano. Abbiamo anche il ristorante che lavora per i clienti dell’albergo. Il tempo, però, non aiuta nemmeno ad apparecchiare fuori e speriamo che ci possa essere un prolungamento per l’orario del coprifuoco”. Ci sono poi alcuni paradossi: “All’interno abbiamo una sala da 270 persone – ha detto Andrisano -: datemi la possibilità di mettercene almeno 50. Il problema è che ci si accorge del turismo solo quando manca e non si vuol ammettere che quello che è successo nel turismo è un dramma”.

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