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“Le migrazioni un processo naturale, chi si stupisce è involuto”, la riflessione di don Cristiani

“Disilludere i giovani che il nostro sia il paese delle meraviglie, ma l’Italia può essere scuola di mondialità”

“Rallentata un po’ la tensione Covid ed ecco riappare all’orizzonte l’incubo invasione migranti. A dire il vero i flussi migratori non si sono mai arrestati o per meglio si arrestano quando non se ne parla”. È sulla migrazione la riflessione di don Andrea Pio Cristiani, fondatore del Movimento Shalom.

“Le migrazioni – ha detto Cristiani – sono consone alla condizione dell’uomo a due gambe, naturali come il suo esistere, il suo vivere, il suo cercare cibo e acqua. L’uomo ha da sempre migrato, anche prima di essere homo erectus. Chi si stupisce dei flussi migratori non ha ancora aggiunto al suo essere l’anello dell’homo sapiens, è ancora involuto. Dunque, non è una sorpresa, un fatto nuovo, ma un naturale processo della storia umana acuito dalle differenze sociali e da insopportabili ingiustizie.

Una scellerata economia e un’assenza di politica globale ha creato le condizioni per esasperare il problema. Terre ricchissime di risorse di ogni genere, abitate da moltitudini di diseredati, oppressi dalle armi che consolidano i loro dittatori, asserviti alle potenze mondiali e sempre più assetati di potere, ricchezza e armamenti. La ragione spingerebbe i detentori dei capitali e del potere a distribuire equamente i beni della terra, garantendo a tutti cibo, acqua, scuola e salute. Invece questo sembra essere l’ultima delle preoccupazioni, basti guardare l’ingordigia delle case farmaceutiche e l’iniquo accesso ai vaccini.

La causa prima in assoluto delle fughe in massa dei derelitti è dei paesi ricchi e sfruttatori. La ricerca dei diritti fondamentali per la vita è sacrosanta per ogni essere umano. La prima cosa, dunque, è rimediare alle macroscopiche cause che determinano la necessità di migrare. Purtroppo, però di un piano finanziario globale per sollevare i paesi in via di sviluppo non se ne sente parlare.

È ovvio che non possiamo accogliere indiscriminatamente milioni e milioni di persone, dunque i primi accordi vanno presi con i paesi dai quali provengono e favorire una cooperazione che innalzi il livello economico delle nuove generazioni, insieme ad una sana educazione umana e professionale. È necessario anche disilludere i giovani che il nostro mondo sia il paese delle meraviglie e che lo scintillio della ricchezza ad ogni costo, anche con il crimine, corrisponda alla felicità.

Penso comunque che un ordinato e ragionevole numero di persone giovani che vengono in Europa e dunque anche da noi è auspicabile non solo per dovere di accoglienza, ma anche per la nostra economia. Non credo, come molti dicono che l’Italia sia un paese razzista, penso piuttosto che la cattiva gestione di alcuni di questi giovani prevalentemente africani, senza un’occupazione o scolastica o lavorativa o sociale, ridotti a fare accattonaggio alle stazioni, ai supermercati, ai parcheggi, davanti le chiese o peggio a spacciare droga nei luoghi più disparati o arruolati dalla malavita o ad affollare le galere creino un sentimento di avversione non tanto verso le persone, quanto verso una politica sempre più inetta e inefficace.

Un paese come il nostro che ha oltre venti milioni di pensionati, che cresceranno ancora di più perché siamo fra i più vecchi al mondo, ha bisogno di persone produttive. Come tutti sappiamo senza i così detti extracomunitari tante fabbriche chiuderebbero. La loro accoglienza, a prescindere da un inderogabile dovere umano sancito da tutte le costituzioni europee, è una importante opportunità per noi sul piano economico. Vedo nel nostro piccolo universo legato a Shalom quanti affitti si pagano a cittadini italiani e quante persone sono impiegate per la loro assistenza e formazione; se si moltiplicano per tutti i centri di accoglienza escono fuori numeri occupazionali davvero ragguardevoli. Pensiamo per un attimo a quanti insegnanti andrebbero a casa senza i loro figli che innalzano notevolmente il numero degli alunni. E presto avremo bisogno anche di persone qualificate non solo per lavori manuali, ma anche di medici e infermieri, tecnici; per quanto riguarda i preti poi… basta aprire gli occhi.

I mutamenti in atto sono inesorabili è un processo al quale dovremo abituarci sapendo anche scoprirne i vantaggi. La varietà delle persone ci mostra il mondo in casa, il confronto con le altre culture e religioni aumenta il bagaglio talvolta scarso delle nostre conoscenze e apre ad orizzonti ampi il nostro pensare. Non credo che sia un problema insormontabile una volta fatto tutto per sviluppare i loro ricchi paesi, fare della nostra Italia una scuola permanente di formazione alla mondialità con percorsi alle attitudini professionali e culturali, visto che siamo il paese che vanta arte, storia e genialità esportata in tutto il mondo. Quante persone potremmo occupare in questi progetti educativi? L’Italia finalmente potrebbe riscoprire la sua vocazione educatrice ed i giovani una volta formati potrebbero rientrare nei loro paesi per favorire sviluppo o andare ad occupare posti di lavoro che nel futuro saranno sempre più richiesti. Il crollo demografico parla chiaro.
Prima operazione da fare: togliere dall’accattonaggio, peraltro proibito per legge, questi poveri disperati. Impegnare istituzioni e associazioni in programmi personalizzati per ristabilire il rispetto delle leggi, dei diritti e dei doveri”.

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