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Rio Pratuccio, lavori finanziati ma ancora fantasma. La consulta: “Temiamo allagamenti” foto

Nel mirino anche il Rio Nuovo: "Ancora non si è visto l'impianto di pompaggio"

“Chi abbia ragione o torto a noi poco importa. L’importante che si sblocchi questa situazione di stallo e si metta in sicurezza l’intera area”. La bella stagione giustifica l’impazienza a San Donato, dove da molto tempo, e in certi casi da anni, cittadini e membri della consulta attendono lavori di rimessa in sesto del territorio che almeno sulla carta sono stati già finanziati. Stiamo parlando dell’ormai annosa questione della ‘stombatura’ del Rio Pratuccio, canale che attraversa la frazione e che da tempo attende lavori di manutenzione al fine di evitare allagamenti del quartiere durante le precipitazioni.

Un corso d’acqua che si sviluppa ad sud-est dell’abitato di San Donato e sfocia in Arno. Nel suo tratto iniziale, costeggia l’Interporto per arrivare al tratto ‘tombato’ realizzato, per quanto visibile dall’esterno, da una struttura in muratura che prosegue fino alla cataratte sull’argine sinistro dell’Arno, in corrispondenza di via Arginale ovest. L’ultimo tratto all’altezza della ex fornace “Gronchi” è tombato ossia intubato e non ispezionabile. Accertamenti condotti con il Consorzio 4 Basso Valdarno, hanno individuato tra le più importanti cause di ristagno alcuni tratti del rio che risultano coperti. L’operazione attesa di stombatura, mette in sicurezza la parte del canale che potrebbe franare e ostruire il regolare deflusso delle acque.

“La Regione Toscana da circa due anni ha finanziato l’opera per circa 65mila euro girando la somma al comune di San Miniato – dice il presidente della consulta – che nonostante gli annunci, ancora non ha provveduto”. I problemi, però, non finiscono qui. “Il Rio presenta anche un’altra criticità all’altezza del centro abitato – continua Bartalini. – Le acque reflue che entrano nel Rio vengono pompate verso il depuratore, qui trovano però un restringimento a causa di un manufatto, presumibilmente abusivo, che è stato murato proprio sull’argine del canale e vi è stato costruito sopra un ‘gallinaio’. Da anni, forse oltre un decennio, sono state fatte denunce alle autorità competenti, come Consorzio di Bonifica, Genio Civile, comune e vigili urbani, senza che fino ad oggi siano stati presi provvedimenti in merito. Le opere di muratura, le reti ed altri ferri vecchi, posate sugli argini sono in equilibrio precario ed il loro eventuale crollo ostruirebbe il deflusso delle acque con le conseguenze che tutti possono immaginare”.

C’è poi la questione del Rio Nuovo e del nuovo impianto di pompaggio. “Da oltre un ventennio è stato scavato un altro canale, il Rio Nuovo che partendo dall’Interporto fa defluire le acque sempre in Arno, regolate anche queste da una cataratta – racconta il presidente della consulta -. Era stata studiata una stazione di pompaggio che prosciugasse l’acqua dei canali in occasione delle piene. Ebbene questo importante impianto è fermo da circa un decennio per un contenzioso tra Comune e ditta esecutrice. Chi abbia ragione o torto a noi poco importa. L’importante che si sblocchi questa situazione di stallo e si metta in sicurezza l’intera area. Purtroppo abbiamo il sospetto che questa vicenda non sia stata presa troppo sul serio, tant’è che l’attuale assessore ai lavori pubblici, nel corso di una consulta aperta alla popolazione, affermò che tale opera era del tutto inutile a risolvere il problema dell’eventuale allagamento della piana, dimostrando di non conoscere il territorio in cui opera e che dovrebbe contribuire a tutelare. Chiediamo a gran voce che data la disponibilità dei fondi le opere siamo iniziate e concluse al più presto e vengano rimosse le opere di restringimento all’altezza delle pompe di sollevamento delle acque nere”.

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