Vanni: “Si lavori per festeggiare l’anno prossimo i 50 anni della sagra della patata fritta” foto

L'appello: ”Occorre ricordarsi anche della Fiera, la festa originale, di cui purtroppo resta poco nelle manifestazioni paesane”

Festeggiare l’anno prossimo l’edizione 50 della Sagra della Patata Fritta. Ma anche recuperare, a partire da quest’anno, lo spirito che fu di quella manifestazione, inestricabilmente legata anche all’altra ricorrenza spiritualmente e storicamente più importante: la Fiera dell’Assunta, che si svolgeva il giorno dopo Ferragosto. Questo l’appello lanciato al comitato organizzatore da Alberto Fausto Vanni, che di quel gruppo di lavoro è stato parte integrante negli anni d’oro.

Appello a non mollare lanciato con un filo di commozione, scorrendo fra le mani le fotografie, parlano della Fiera dell’Assunta e della Sagra della Patata Fritta, manifestazione che proprio in questi giorni segnano il secondo anno di ‘stop’ a causa delle normative anti-Covid. Una storia fatta di grandi e piccoli eventi, di concerti, di gare coi carretti, di tante patate messe in pentola, ma anche di un significato più profondo.

“Oggi forse molti se lo scordano – dice – ma la Sagra, quando nacque, lo fece per ravvivare un evento storico e profondamente legato al nostro comune, come la Fiera dell’Assunta”. “Venne fatta una riunione in comune, per parlare dell’eventualità di un grande evento che rilanciasse la Fiera – ricorda Vanni. – A spingere per tutto ciò furono il parroco don Lelio Mannari e la maestra Fernanda Barontini, che ha fatto scuola a metà del paese. Mannari recuperò per l’occasione anche la porzione dello statuto comunale del 1391, in cui si parlava “della luminaria per la festa di Santa Maria del mese di agosto”. Alla prima edizione partecipò tutto il paese”.

Festività, quella del lunedì dopo Ferragosto, il 16, che Vanni vuole celebrare anche con un apertura straordinaria del proprio negozio nel capoluogo: “Saremo aperti fino a sera, anche dopo cena”. Da attendere l’anno prossimo, invece, per la sagra. Festa nella quale, storia personale e collettiva si fondono, in nome dei ricordi. “Io entrai nel gruppo già nel secondo anno, nel ’73. Non avevo ancora vent’anni – continua Vanni. – La prima edizione venne fatta sulla scia della voglia di organizzarsi. Fu dalla seconda edizione che la feste prese invece le dimensioni che molti in paese ancora ricordano. I primi anni quella festa riuscì a mettere insieme tutti. I commercianti del paese, che allora era vivo e pieno di negozi, davano tutti un contributo. Gente che magari per tutto l’anno si parlava poco o nulla, collaborava. Credenti o non credenti, comunisti e democristiani, del capoluogo o meno. In comune c’era il sindaco Lino Calvaresi, che ci dette una mano. Su idea della maestra Barontini, ricordo che dal terzo o quarto anno si regalava anche qualcosa a chi veniva alla festa: ricordo un piatto firmato dal pittore Ottorino Fogli”.

Anni di ‘padellate’ (il primo padellone fu montato nel ’73, mentre l’anno prima ce n’erano varie, più piccole) ma anche di spettacoli: Gianni Morandi, Nilla Pizzi, Mino Reitano, Jimmy Fontana, Rita Pavone e ancora e ancora. “La seconda fase, che durò pochi anni, vide la società calcistica Calzaturieri organizzare tutto – ricorda Vanni. – Poco dopo, ci fu una nuova fase in cui alla Sagra vennero affiancati altri eventi che ebbero subito successo. Con Armando Dal Canto nacque la corsa dei carretti e ci fu una nuova esplosione. Mi ricordo che mancava il personale dalle dimensioni che aveva preso la festa”. Un percorso lungo cinquant’anni interrotto solo da un paio di edizioni di declino e poi dal Covid. “Conosco bene tutti i componenti del comitato, che prima della pandemia avevano rilanciato la festa – dice Vanni – A tutti loro voglio fare un invito a ricordarsi anche della Fiera, la festa originale, di cui purtroppo senza la Sagra resta poco nelle manifestazioni paesane. Loro dovere è farsi forza e preparare l’anno prossimo un 50esimo di Sagra come si deve”.

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