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“Ambulanze a sirene spiegate a ogni ora del giorno e della notte”, la struttura commissariale per l’emergenza al covid hospital Santa Chiara foto

"Un ospedale dedicato allestito grazie ai finanziamenti erogati ha fatto sì che Pisa potesse portare avanti tutta l’attività programmata ambulatoriale e di ricovero"

“Aver potuto disporre di un ospedale dedicato al covid 19 come questo appositamente allestito al Santa Chiara grazie ai finanziamenti erogati ha fatto sì che l’ospedale di Pisa potesse portare avanti durante la seconda ondata anche tutta l’attività programmata ambulatoriale e di ricovero in modo che, pur con inevitabili riduzioni dovute al numero consistente di professionisti dirottati sui letti Covid, l’ospedale abbia potuto proseguire anche tutta l’attività in elezione e l’alta specializzazione”. Lo ha detto il direttore generale Silvia Briani oggi 20 ottobre, accogliendo all’ospedale Santa Chiara di Pisa i componenti della struttura commissariale per l’emergenza covid 19 nell’ambito dei sopralluoghi nei vari covid hospital realizzati in Italia durante la pandemia con i fondi governativi stanziati a maggio 2020: all’Aoup sono stati destinati 6,8 milioni di euro, a cui si sono aggiunti circa 1,2 milioni della Regione Toscana previsti nel piano di riordino della rete ospedaliera toscana per fronteggiare l’emergenza Covid.

Ad accogliere i componenti, che si sono congratulati per il grande lavoro svolto e hanno ringraziato per l’impegno profuso in ospedale in questi quasi due anni di pandemia, il sindaco di Pisa Michele Conti, l’assessore regionale alla salute Simone Bezzini e il direttore generale dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana Silvia Briani.

A Pisa il covid hospital del Santa Chiara è stato realizzato durante l’estate 2020 ristrutturando i locali dell’Edificio 21 (ex Pronto soccorso) per potenziare l’offerta di posti letto destinati ai pazienti Covid e consentire soprattutto di alleggerire il carico sulle altre degenze e portare avanti anche tutta l’attività di ricovero No-Covid. La struttura rinnovata, dopo i lavori strutturali e di adeguamento impiantistico – che erano già cominciati a marzo 2020, in seguito all’indicazione regionale di reperire nuovi posti letto intensivi in strutture ospedaliere dismesse – è stata attivata definitivamente a partire dal 31 agosto 2020, per un costo complessivo di circa 2,7 milioni (i restanti finanziamenti andranno a coprire altre implementazioni per eventuali posti letto Covid negli edifici 31, 13 e 30).

Nell’edificio 21, di quattro piani (tre fuori terra e un piano seminterrato), sono stati quindi ricavati 22 posti letto di terapia intensiva oltre a un’area di 9 posti letto di degenza ordinaria per consentire la gestione dei pazienti nei diversi setting assistenziali in uno stesso edificio mentre, dal punto di vista impiantistico, sono stati realizzati tutti gli adeguamenti previsti per il trattamento di pazienti sottoposti a ventilazione invasiva e non invasiva, oltre alla separazione dei percorsi pazienti e personale sanitario e materiale sporco e pulito.

Sono stati inoltre realizzati un’area radiologica con un apparecchio per Rx tradizionale, un locale Tac 64 strati e un locale ecografia, una sala operatoria, una colonna endoscopica per endoscopia toracica e digestiva, una macchina lava endoscopi e un apposito armadio di stoccaggio per endoscopi. Il primo paziente Covid è stato ricoverato nella nuova struttura il 5 settembre 2020. Poi, con la risalita progressiva dei contagi nell’autunno 2020, anche l’area ordinaria è stata utilizzata per pazienti sub intensivi in ventilazione non invasiva, fino ad arrivare a un numero complessivo di 31 posti letto fra intensivi e subintensivi, con il tasso massimo di occupazione registrato ad aprile 2021. A questi posti letto vanno aggiunti quelli della Bolla Covid dell’Edificio 31 a Cisanello e gli altri posti letto ordinari riconvertiti in degenze Covid (sempre a Cisanello) in base all’andamento della curva epidemica che, nei periodi di picco massimo (il 23 novembre 2020), ha registrato 208 pazienti Covid ricoverati (172 in letti ordinari e 36 in letti di terapia intensiva).

Al Covid Hospital del Santa Chiara in tutto sono stati 368 i pazienti intensivi ricoverati dal 5 settembre 2020 al 15 ottobre 2021, di età media intorno ai 65 anni, provenienti da tutta la Toscana (il 60% dall’area pisana), con una durata media della degenza intorno ai 12 giorni.
Grazie alla disponibilità del blocco operatorio, nel Covid Hospital sono stati effettuati anche 3 parti cesarei in donne Covid positive e un intervento chirurgico di toracotomia. Inoltre sono stati attivati trattamenti in ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation) per 13 pazienti.

“Anche Pisa – ha detto il presidente Eugenio Giani – è stato uno degli ospedali che, nei mesi più duri della pandemia, sia nel 2020 che nel 2021, ha accolto il maggior numero di pazienti Covid provenienti da tutta l’area vasta nord ovest grazie alla maggiore disponibilità di letti intensivi. Ed è stato grazie a un circuito virtuoso come quello messo in piedi dalla centrale regionale Cross, che siamo stati in grado di fronteggiare la pressione dei ricoveri e dare risposte ai pazienti e alle loro famiglie anche nei momenti di massima criticità, sia grazie ai contributi finanziari stanziati dal Governo centrale e regionale sia grazie allo sforzo e al sacrificio del personale sanitario tutto”.

“Ci sono stati mesi molto difficili in cui anche qui a Pisa – dichiara il sindaco Michele Contisi sentivano ambulanze a sirene spiegate a ogni ora del giorno e della notte e la macchina comunale non si è mai fermata per portare il proprio supporto alle strutture sanitarie ospedaliere e territoriali in tutti i modi in cui è stato possibile farlo. Oggi che tutto è riaperto e che la vita sociale è tornata pressoché alla normalità, grazie a una poderosa campagna vaccinale e a una massiccia adesione da parte della popolazione, non dobbiamo dimenticare l’impegno di tutto il personale sanitario che ha curato i ricoverati e assistito i malati restando, lungo il corso del periodo più buio, punto di riferimento per tutta la popolazione. A loro va il mio ringraziamento, un grazie che deriva dal senso di responsabilità e da una maggiore consapevolezza, perché quello che abbiamo imparato non lo dimenticheremo facilmente e lo rimetteremo in pratica ogni volta che sarà necessario”.

“La pandemia – per l’assessore regionale alla salute Simone Bezzini– è stata e continua ad essere un banco di prova fondamentale per la sanità toscana che ha dimostrato di reggere l’onda d’urto della pressione dei ricoveri Covid potendo lavorare sulla programmazione dell’emergenza. E possiamo dire, dopo oltre un anno e mezzo di esperienza, che certi automatismi sono stati rodati per cui le direzioni degli ospedali così come i reparti e il personale sanno già come rispondere a eventuali rimodulazioni del proprio lavoro, laddove necessario. Il nostro sistema ora è più forte e proseguiremo in questa opera di potenziamento. Questa stessa capacità di risposta è stata messa in atto con il programma delle vaccinazioni e possiamo dire con orgoglio che la Toscana tutta ha fatto la sua parte con grande senso di responsabilità e abnegazione, avendo raggiunto la più alta percentuale in Italia per coinvolgimento della popolazione. Ora è fondamentale puntare sulle terze dosi per continuare ad essere protetti, soprattutto per i più anziani e i più fragili”.

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