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Anziani non autosufficienti, in provincia di Firenze sono 28mila

Lo Spi Cgil per rispondere alle difficoltà quotidiane apre uno sportello anche a Fucecchio

Gli anziani non autosufficienti in provincia di Firenze sono 28mila: è questo il risultato emerso dall’indagine dello Spi Cgil Firenze Famiglie e non autosufficienza, in seguito alla quale il sindacato ha deciso di aprire degli sportelli dedicati per informare e attivare le prestazioni di sostegno a disposizione oltre a richiedere una legge sulla non autosufficienza. Uno anche a Fucecchio, in via Landini Marchiani 13 (per informazioni contattare Fabio Gozzi al 347 7757245).

L’idea e l’obiettivo dello Spi Cgil Firenze è proprio quella di aprire uno sportello sociale denominato SPI-NA, dedicato in particolar modo, ma non solo, a tutti coloro che si trovano a fronteggiare i problemi connessi con la non autosufficienza, mettendo le persone in condizione di conoscere i loro diritti, poterli affermare e poterli godere. Gli sportelli saranno a disposizione su appuntamento in vari luoghi del territorio fiorentino, a favore di persone non autosufficienti e dei loro familiari, offrendo servizi di consulenza mirata ad indicare il percorso da avviare in caso di una perdita permanente, parziale o totale, dell’autonomia, delle abilità fisiche, sensoriali, cognitive e relazionali, ma anche fornire assistenza e orientamento di carattere previdenziale e assistenziale per tutti coloro ai quali è stato riconosciuto lo status di non autosufficiente. Aiuteranno anche nella compilazione modulistica delle richieste per la previdenza (Invalidità Civile, L.104/92, Indennità di accompagnamento) e assistenza integrativa oltre a informare su disabilità e agevolazioni fiscali, servizi e prestazioni a supporto della non autosufficienza e sulle procedure da attivare per la nomina dell’amministratore di sostegno.

La decisione di progettare questi sportelli è emersa in seguito allo studio dello Spi Cgil Firenze basato su 302 questionari, che sono stati raccolti attraverso interviste effettuate nel mese di dicembre 2020 e gennaio 2021, in una fase particolarmente delicata legata all’emergenza Covid 19 e che hanno evidenziato non solo la mancanza di servizi, ma anche la poca informazione che vige tra la popolazione della zona sui servizi e i diritti degli anziani, fenomeni che ricadono inevitabilmente sulle famiglie. I questionari sono stati compilati tra tre tipologie di intervistati: la persona autosufficiente, la persona non autosufficiente e il familiare o altra persona che presta cura e assiste la persona non autosufficiente.

Dallo studio emerge come la famiglia sia l’erogatore principale di cure e di vicinanza alla persona anziana, dai lavori domestici all’uscire per fare la spesa, dalla preparazione dei pasti alla cura e igiene personale, in un quadro in cui l’anziano perde la propria autonomia. Degno di nota è il fatto che la maggior parte dei caregiver familiari è di sesso femminile – un 63,2% contro un 37,7% di genere maschile. Ovviamente questi numeri sono dovuti sia all’ondata emotiva che investe chi si prende cura degli anziani sia al retaggio culturale della zona probabilmente. I dati dicono anche che la seconda figura più importante dopo la famiglia, ma poco diffusa, è quella delle assistenti familiari. È chiaro che ciò non basta a fronteggiare il percorso di cura, ma evidenzia la fortissima carenza dei servizi di assistenza a domicilio, siano essi sociali, sanitari e integrati, che non rappresentano una vera presa in carico continuativa. Sul tema dei diritti di carattere economico e previdenziale arriva, dal questionario, la conferma che l’indennità di accompagnamento è la misura, a carattere universale, maggiormente “conosciuta”. La medesima è fornita agli invalidi civili totali con incapacità a deambulare. Se è “conosciuta” è però vero che la stessa è parzialmente “riconosciuta” e ciò conferma che sul tema è necessaria una rete di informazioni e di supporto che lo sportello potrà svolgere.

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