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Trasporti in sciopero, un genitore: “Non siamo più liberi di andare a lavoro in orario”

Sullo sciopero dei trasporti e le conseguenze per i pulmini scolastici ha parlato oggi 22 ottobre il sindaco di San Miniato Simone Giglioli (qui). Anche un suo concittadino, padre di tre bambini, ha voluto raccontare il suo punto di vista. Riceviamo e pubblichiamo in forma integrale la lettera firmata.

Da inizio anno scolastico abbiamo “subito” diversi scioperi, alcuni minacciati altri avvenuti. Le primissime giornate di sciopero le ho accolte, con un po’ di mal di stomaco iniziale, ma nel nome della libertà le ho accolte e in qualche modo digerite, con diverse capriole organizzative familiari.

Ci siamo però trovati dopo meno di un mese dall’inizio dell’anno scolastico ad uno sciopero dichiarato di 5 giorni, dal 15 ottobre al 20 ottobre. Questo ha comportato oltre alle capriole organizzative delle vere e proprie acrobazie su trapezio a 10 metri di altezza, coinvolgendo nonni, zii ed amici perché non solo abbiamo avuto l’ambiguità della presenza del personale docente, non solo la possibilità che neppure la scuola fosse aperta per mancanza del personale Ata ma addirittura oltre la certezza che nessun trasporto pubblico di andata fosse previsto (come in ogni sciopero) anche la possibilità che giornalmente ci venisse comunicato (tramite sito internet comunale) che alcune tratte del trasporto pubblico di ritorno potevano mancare.

E’ stata dura, con l’aiuto di tutti ce l’abbiamo fatta e siamo scampati da questi cinque giorni di pura follia.

Ieri 21 ottobre, nel tardo pomeriggio, sono girate le prime comunicazioni dal sito dell’Istituto e successivamente (in tarda serata) sono apparse su Argo le comunicazioni ufficiali. Ancora un dichiarato sciopero, questa volta di quasi 10 giorni, dal 22 al 31 ottobre. Dal pomeriggio in poi i tre gruppi di genitori WA sono andati a fuoco esasperati dalla comunicazione dello sciopero. Mi sono detto, come dare torto ai tanti genitori, mi sono chiesto da rappresentante di classe cosa potessi fare ma ancora prima da cittadino libero amante della libertà.

Sindacati, lavoratori hanno pienissima libertà di protestare scioperando, mi è apparsa una citazione che mi permetto di scrivere: “La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Questo accade con gli scioperi in ambito scolastico ma ancora di più con questi scioperi prolungati nel tempo. La nostra libertà scompare. Non siamo più liberi di andare a lavoro in orario, di prendere impegni.

Faccio parte delle tante famiglie che negli ultimi due anni si è sentita limitata nella propria libertà per un evento più grande di noi e del tutto imprevisto. Una pandemia della quale siamo rimasti schiacciati. Abbiamo rinunciato alla nostra libertà per un bene comune, abbiamo fatto enormi sforzi rimanendo chiusi in casa anche e soprattutto le festività. Ci siamo vaccinati (genitori, nonni, zii e dove possibile anche ragazzi), ci siamo ri-affacciati ad una presunta normalità fatta di scuola, sport, lavoro ed ora ci sentiamo schiacciare nuovamente.

Dopo tanti discorsi, sto chiedendo una cosa semplice. Come è giusto il diritto allo sciopero credo che nel rispetto di ogni libertà sia giusto mantenere (soprattutto in questo momento storico) il diritto al lavoro, allo studio ed alla vita. Vi chiedo quindi a seguito di questo minacciato sciopero di valutare una soluzione alternativa. Perché non garantire tutti i servizi visto che sono tante, tantissime le persone che non parteciperanno a questo sciopero. Nella piena libertà di tutti, visto che le scuole alla fine aprono tutte le mattine, le lezioni ci sono tutte le mattine, il pulmino quasi sempre è presente, non c’è modo di garantire tutti i servizi sempre e comunque?

Lettera firmata

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