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Volontariato e pandemia, in provincia di Pisa 2 associazioni su 3 chiedono rinforzi

In azione sul territorio 4.318 volontari, di cui il 60,3% maschi e il 39,7% donne

Resiste ma chiede aiuto. Durante la pandemia si è messo al servizio della comunità, si è inventato nuovi servizi ma ora è alla ricerca di nuove forze e nuove collaborazioni, col pubblico e col privato. Per guardare alle sfide del futuro con più certezze. E’ la fotografia del settore del volontariato pisano che emerge dalla rilevazione promossa da Cesvot e pubblicata nel Quaderno “Le organizzazioni di volontariato. Identità, bisogni e caratteristiche strutturali in Toscana” a cura di Irene Psaroudakis e Andrea Salvini dell’Università di Pisa.

La ricerca è stata svolta da aprile a novembre 2020 e su un campione di 250 organizzazioni di volontariato (Odv) della provincia di Pisa sono state effettuate 96 interviste, ha partecipato al questionario di Cesvot il 38,4% delle organizzazioni sul territorio. Quelle che durante il 2020 hanno dichiarato la propria estinzione o hanno cambiato natura diventando associazioni di promozione sociale sono il 4%. “È un volontariato che è stato colpito in modo consistente dalla pandemia – spiega Daniele Vannozzi, presidente di Cesvot Pisa – ma che ha saputo giocare un ruolo importante nella tenuta delle relazioni sociali, costituendo un mezzo effettivo di resilienza sociale, di fronte al lockdown e al distanziamento sociale. Ora senza volontariato non c’è ripresa che tenga. Cesvot sarà sempre più accanto alle associazioni, la campagna di promozione del volontariato sta dando buoni risultati”.

Le organizzazioni della provincia di Pisa che hanno risposto al questionario, possono contare su 4.318 volontari, di cui il 60,3% maschi e il 39,7% donne. Il 3% di questi volontari appartiene alla classe di età dei minori di 18 anni, il 14,9% alla classe di età 19-29, il 34,3% alla classe di età 30-54, il 31,2% alla classe di età 55-64 e, infine, il 16,6% appartiene alla classe dei volontari con età pari o superiore a 65 anni. Segno di “un’adultizzazione” sempre più marcata del settore, che richiede un cambio di marcia: per quasi il 40% delle associazioni il tema del reperimento di risorse economiche è fondamentale mentre per 2 associazioni su tre il trend dei volontari è che stanno rimanendo uguali o addirittura calando. Rispetto agli ultimi 5 anni, il 34,7% delle Odv di Pisa dichiara che il numero di volontari è aumentato, il 29,5% segnala che tale disponibilità è diminuita, mentre per il 35,8% il numero di volontari è rimasto il medesimo. Per migliorare la propria presenza sul territorio, il 28,1% delle Odv pisane dichiara che sarebbe necessario aumentare il numero dei volontari mediante attività mirate di “reclutamento”; il 25,8% indica l’importanza di incrementare la collaborazione con gli enti pubblici nello spirito della co-progettazione. Il 18% segnala invece la necessità di incrementare la collaborazione con altri enti del terzo settore (fare “rete”). Il 9% segnala il rilievo di sviluppare una maggiore capacità di progettazione. Il 5,6% indica la necessità di incrementare le attività di formazione “professionalizzante” per i volontari. Il settore comunque denota resilienza pur in una fase difficile. Il 61,3% delle associazioni pisane ha organizzato attività in risposta all’emergenza sanitaria; tra queste, il 18,9% ha realizzato attività nuove rispetto a quelle normalmente svolte, e il 26,4% ha continuato a erogare servizi già presenti. Il 54,7%, infine, ha introdotto interventi nuovi, pur continuando a svolgere anche le attività consuete.

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