Giorno della memoria, a Pisa ricordato il ‘Giusto tra le nazioni’ Angelo De Fiore foto

A suo nome è stata scoperta una lapide all'ingresso della questura, ora ricollocata nel giardino della caserma della Polizia di stato

In occasione della giornata internazionale sulla Shoah, il giorno della memoria che celebra la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz al termine della seconda guerra mondiale e l’eccidio della popolazione ebraica, la Questura di Pisa ha organizzato una sobria commemorazione in memoria del Giusto tra le Nazioni Angelo De Fiore, che fu questore della città tra il 1955 ed il 1956.

De Fiore fu per lungo tempo dirigente dell’Ufficio stranieri della Questura di Roma, e in tale veste salvò la vita di centinaia di ebrei, strappandoli alla deportazione nazista e all’Olocausto. Iniziò ad aiutare gli ebrei di cittadinanza non italiana che in conseguenza dell’approvazione delle leggi razziali avrebbero dovuto lasciare il Paese entro il 12 marzo 1939. Scoppiata la seconda guerra mondiale, collaborò segretamente con l’organizzazione della resistenza antinazista, manipolando le pratiche riguardanti ebrei e sospetti di attività antifascista, ostacolando l’attività della Gestapo da cui riceverà ripetuti richiami e venendo fatto oggetto anche di un’indagine che si risolverà senza alcuna conseguenza. Per salvare i tanti ebrei dalla deportazione, non esitò a predisporre loro documenti falsi, arrivando a prelevare cittadini ebrei dalle prigioni dove erano stati rinchiusi dai nazisti, facendoli passare per pericolosi ricercati per reati comuni o disertori dell’Esercito e in seguito liberandoli. Dopo l’ attentato di via Rasella gli fu richiesto di predisporre un elenco di ebrei da colpire per rappresaglia; la sua risposta fu di ‘non avere alcun nome di ebreo da offrire’ adducendo come causa il fatto che gli archivi dell’Ufficio si trovavano in stato di estremo disordine a causa di una sua negligenza. Anche se il suo comportamento era chiaramente ostruzionistico non ci furono conseguenze ed egli poté continuare la sua opera sin quasi all’arrivo degli Alleati, prima del quale si diede alla macchia, avendo però cura di distruggere anticipatamente, con l’aiuto dei suoi collaboratori, le pratiche di ebrei e militari sospetti ancora presenti negli archivi della Questura trasferiti in segreto negli scantinati. Prima dell’arrivo degli Alleati collaborò attivamente con il gruppo clandestino ‘Sprovieri’ del Centro clandestino militare, cui comunicava le liste dei perseguitati politici e degli Ufficiali italiani ‘sgraditi’. Dopo la liberazione, per la sua attività a favore degli Alleati, gli venne rilasciato dal Generale Alexander il certificato di Patriota. Nel dopoguerra fu questore di Forli, di Pisa e di La Spezia.

Per la sua opera ricevette nel 1955 la Medaglia d’oro e una lettera dall’Unione delle comunità israelitiche in Italia: “La ringraziamo perché col suo fermo atteggiamento riuscì a salvare centinaia di ebrei, interpretando le inique disposizioni razziali con nobile ed umana sensibilità, collaborando con le organizzazioni ebraiche, noncurante delle conseguenze che tale atteggiamento addensava sulla sua posizione e sulla sua stessa vita”.

L’8 luglio 1969 fu riconosciuto quale Giusto tra le Nazioni e il suo nome scolpito nel giardino dello Yad Vashem a Gerusalemme. Il 2 febbraio 2014 la città di Pisa ha dedicato all’ ex questore Angelo De Fiore, Giusto tra le nazioni, una scultura dedicata alla giustizia e un giardino presso l’area verde Porta della Città, davanti all’ aeroporto, con la piantumazione di un ulivo. A suo nome è stata scoperta una lapide all’ingresso della questura, ora ricollocata nel giardino della caserma della Polizia di stato di via s. Francesco. Il Questore Gaetano Bonaccorso, alla presenza del Prefetto di Pisa Maria Luisa D’Alessandro, dell’assessore alla sicurezza del Comune di Pisa Giovanna Bonanno e del cappellano provinciale della Polizia di stato Don Giovanni Corti, ha deposto una corona, in memoria del suo illustre predecessore, alla lapide che ne ricorda l’insegnamento di servitore dello Stato e la rettitudine alle future generazioni di poliziotti.

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