Un racconto cantato dalle trincee della prima guerra mondiale

Appuntamento all'Orcio d'Oro con lo spettacolo

All’Orcio d’Oro di San Miniato venerdì prossimo (11 febbraio) alle 21,15 arrivano i Vincanto con uno spettacolo sui canti dalle trincee della Prima Guerra Mondiale.

La mostra, dedicata a La Grande Guerra di Mino Monicelli, allestita all’Orcio d’Oro (via Conti, San Miniato), non poteva concludersi meglio, avremo infatti lo spettacolo del gruppo dei Vincanto, dedicato alle canzoni della Prima Guerra Mondiale. Un viaggio straordinario, già annunciato nelle musiche del film, dovute ad un autore d’eccezione, Nino Rota, premiato molte volte, anche con l’Oscar, per il “Padrino” di Coppola o per molti film di Fellini. Persino un grande musicista quale lui era, non poteva ignorare il vastissimo repertorio sonoro dedicato ai terribili anni di guerra. Lo stesso repertorio a cui si sono rivolti i Vincanto per uno spettacolo davvero straordinario, presentato venerdì prossimo all’Orcio d’Oro.

La mostra si chiuderà sabato 12. Lo spettacolo si intitola Ho sentito spara’ il cannone dalle trincee della Grande Guerra con Alessandro Cei, Simone Faraoni, Ilaria Savini.

Un racconto cantato, in cui affiorano le memorie dell’immane carneficina che fu la Prima Guerra Mondiale, attraverso le molteplici voci che riecheggiano dalla storia, frutto di un paziente lavoro di documentazione e ricerca di materiali musicali spesso inediti: una dolente Spoon River dai campi di battaglia di tutta Europa, una follia collettiva pagata con milioni di morti e feriti. I canti della tradizione orale italiana, naturale colonna sonora, sono scelti in modo da testimoniare quella cultura popolare orale che prende le distanze dalla retorica patriottica, dando voce alla più diretta esperienza della Grande Guerra: dall’espressione dell’amore unito alla sofferenza per la lontananza alla nuda fame, dalla voglia di tornare a casa e il sogno di una licenza al senso di precarietà della vita, sfociando nella protesta contro chi la guerra l’ha voluta. Trovano posto nel concerto alcune testimonianze cantate in ottava rima, nate in ambiente contadino toscano, e alcuni canti della tradizione orale di Paesi in guerra su fronti opposti a quello italiano, che danno così il senso simmetrico dell’uguale “inutile strage”.

Canti, sottofondi, effetti sonori, intrecci e richiami musicali, creano un concerto in cui la voce è protagonista, sia solistica che in polifonia, accompagnata da chitarra, fisarmonica, pianoforte digitale e – in alcuni casi – armonica e percussioni.

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