Infermiere spiate a Empoli, il caso finisce in commissione

La presidente Francesca Basanieri e le componenti tutte avvertono: “Gravissimo caso"

Una “forte denuncia” e un monito: “Episodi che qualcuno potrebbe anche giudicare insignificanti poggiano su stereotipi e pregiudizi di bassa lega, inaccettabili, che vogliono la donna relegata ancora ad oggetto sessuale a disposizione dell’uomo”. Sull’episodio della telecamera nascosta nei bagni femminili dell’ospedale di Empoli, interviene la commissione toscana per le pari opportunità, presieduta da Francesca Basanieri, che sul caso intende “tenere alta l’attenzione” e manda un messaggio di “grande sostegno alle donne che sono uscite dal silenzio e hanno trovato la forza e il coraggio di denunciare ogni forma di violenza”.
 
“Siamo di fronte – scrivono le componenti la commissione – all’ennesimo esempio della tradizione maschilista e sessista che attribuisce alle donne, accanto ai ruoli santificati di madre e di moglie, quello, deumanizzato, di oggetto sessuale a disposizione dell’uomo ‘cacciatore’ per natura.  Questa tradizione maschilista fortemente radicata nella cultura del nostro Paese accoglie questo tipo di fatti con una indignazione solo apparente, ma che invece nasconde compiacimento: se guardare dal buco della serratura una donna svestita ha sempre rappresentato una bravata, non c’è da stupirsi se oggi ci si attrezza con la tecnologia per vederla sotto la doccia. E invece si tratta di un reato”.
 
Questo comportamento – continuano – poggia sulla convinzione che la donna sia proprietà dell’uomo, sia un oggetto sessuale da usare a proprio piacere, anche a sua insaputa, senza curarsi che sia consenziente. Quanto accaduto a Empoli è preoccupante perché rivela una cultura che vede la donna come un possesso. E se la donna dice no, si ribella, delude le aspettative maschili, può nascere un percorso di violenza. Deve essere punita, attraverso la violenza verbale e fisica, con una escalation che può arrivare al femminicidio”.
La mentalità che “vede la donna come oggetto sessuale” per le componenti la commissione è “ampiamente condivisa”, lo dimostra la telecamera nascosta ad Empoli: “Chi l’ha piazzata ha potuto tranquillamente trafficare, indisturbato, in un bagno di un Ospedale. Qualcuno l’avrà visto, nessuno l’ha fermato. La solidarietà maschile raddoppia quando in palio c’è una donna nuda”, si legge ancora nella nota.
 
Anche per questo la commissione toscana per le pari opportunità “ritiene essenziale imparare a riconoscere nei singoli episodi di sessismo, anche piccoli, il riflesso di stereotipi culturali che devono essere scardinati”.
“Per imparare a reagire, denunciare, pretendere rispetto – avvertono le consigliere -, è necessario conoscere il lungo cammino socioculturale compiuto dalle donne, i propri diritti, le azioni contro sessismo e violenza promosse dalle istituzioni nazionali e della Ue, l’operato dei Centri anti violenza, delle commissioni pari opportunità, della consigliera di parità, e la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, che dal 2014 è legge”.
 
A detta della commissione tutta, è “necessario attuare nella scuola i principi di pari opportunità promuovendo negli istituti di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, peraltro richiesti dalla legge 2015/107, perché le generazioni future crescano in un clima culturale improntato al rispetto”.

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