Acquistano il terreno d’accordo con il Comune, ma la zona diventa ‘area agricola collinare’ e salta il progetto per il complesso turistico

Spesero un milione di euro. Dopo 14 anni, il Consiglio di Stato li obbliga a pagare le spese processuali

Non sarà realizzato il complesso turistico in via Vallelunga a Montopoli Valdarno che prevedeva la realizzazione di “tipologie edilizie della casa rurale tipica della zona”. Dopo un lungo iter giudiziario durato ben 14 anni infatti, il Consiglio di Stato, dopo alterne vicende, ha respinto l’appello della società che aveva impugnato i provvedimenti di Regione e Comune. I fatti risalgono a tempi precedenti rispetto all’attuale amministrazione comunale: il sindaco Giovanni Capecchi infatti, raggiunto mentre era in vacanza, confessa di non conoscere la vicenda.

L’ente comunale aveva modificato il piano strutturale con una variante dopo il precedente accordo con la società che avrebbe dovuto realizzare la struttura turistica. Questa la sequenza degli accadimenti stando al resoconto giudiziario della sentenza del Consiglio di Stato: “Con deliberazione dell’11 novembre 2005, n. 78 il Consiglio comunale di Montopoli aveva approvato lo ‘schema unitario di intervento per l’attuazione della previsione urbanistica di un complesso turistico ricettivo in località Vallelunga’, prevedendo che l’attuazione della previsione urbanistica fosse subordinata alla ‘stipula di un atto unilaterale d’obbligo’.

In data 22 luglio 2008 la società ricorrente, nel frattempo divenuta proprietaria delle aree, a mezzo del suo legale rappresentante aveva sottoscritto il suddetto atto d’obbligo impegnandosi ‘all’attuazione della previsione urbanistica di un complesso turistico ricettivo, ai sensi dell’articolo 20 del regolamento urbanistico in località Vallelunga’. Poco tempo dopo, in data 29 luglio 2008, con deliberazione pubblicata sul Burt regionale del 13 agosto 2008, l’Amministrazione adottava una variante generale al Piano strutturale, dedicando all’analisi dell’attuazione del Piano vigente la tavola n. 14. Dall’esame degli elaborati costituenti la variante emergeva che l’area oggetto dell’intervento turistico ricettivo, mentre risultava correttamente considerata come un ‘intervento in attuazione’ nella tavola n. 14, veniva ricompresa all’interno delle ‘aree agricole collinari’, normate dall’art. 30 delle Nta del ps nelle quali non erano ammessi nuovi edifici rurali, né la funzione turistica”.

Un duro colpo per la società che aveva acquistato i terreni a oltre 1 milione di euro. Dopo una serie di ricorsi che sono passati attraverso gli enti, poi il Tar, e anche richiedendo un parere al capo dello Stato, ora la sentenza che ha posto fine alle speranze della società che aveva richiesto anche 1 milione e 600 mila euro di risarcimento danni. I giudici del Consiglio di Stato scrivono in sentenza: “Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, n. 3589 del 2015, di cui in epigrafe, lo respinge. Condanna la società appellante alla rifusione delle spese del grado che liquida, in favore di ciascuna parte resistente, in euro 5.000 oltre iva, cpa e spese generali al 15%, come per legge”.

La zona collinare di Montopoli non vedrà la nascita di questo progetto turistico e imprenditoriale. “L’appellante, al riguardo, si è limitata a contestare – in maniera del tutto apodittica – i rilievi concernenti l’assenza di infrastrutture ma ha ignorato quelli riguardanti la non conformità dello schema unitario di intervento alla sovraordinata disciplina del P.I.T. – il quale, nella Regione Toscana, ha anche valenza paesaggistica – e, più in generale, agli obiettivi di governo del territorio e di qualità ambientale e urbanistica sottesi al nuovo Piano strutturale”. Il caso è chiuso.

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