Keu, i potenziali contaminanti non sono in suolo e falda. Ma Arpat avverte: “Potrebbero manifestarsi mutamenti”

Le analisi di luglio sulla strada statale 429

Le vicende legate al Keu, il materiale di risulta delle concerie, sono fondamentalmente due, entrambe delicate e complesse ed entrambe in itinere: quelle relative al procedimento giudiziario in corso, e quelle relative all’ambiente e alla salute dei cittadini.

Purtroppo, al momento tutti e due i filoni sono pieni di domande a fronte di poche risposte. Da un punto di vista giudiziario il procedimento si trova in fase di indagini preliminari, tranne che per 12 indagati, e quindi tutto può cambiare, in una qualunque direzione, da un giorno all’altro. La giustizia farà il suo corso per accertare le eventuali responsabilità penali di ogni singolo indagato. Quindi ci si trova in una fase nella quale non ci sono certezze. Tutto è in divenire. Stesso discorso sul lato ambiente e salute. L’ultimo atto che si registra e a firma di Arpat che oggi, 5 agosto, in una nota ufficiale fa il punto della situazione.

Le buone notizie si riferiscono alle acque superficiali e a quelle sotterranee che non appaiono inquinate da sostanze pericolose. Al momento. Idem per il suolo e il sottosuolo della statale 429 dove gli interventi, successivi all’inchiesta della magistratura, hanno impermeabilizzato la strada impedendo a eventuali sostanze pericolose di infiltrarsi nel terreno sottostante. E dalle analisi sia nei reperti contenenti il Keu sia nei reperti di solo terra non risultano superate le soglie di legge sui contaminanti. Ma le buone notizie e le certezze finiscono qui, nel qui e ora e nel senso più stretto della nota frase. Nessuno attualmente conosce il comportamento del Keu, finito nell’asfalto di alcune strade delle Toscana e certamente nella statale 429, sul medio e lungo periodo.

Scrive infatti molto chiaramente l’Arpat: “Questa è la situazione complessa che emerge dai monitoraggi condotti dal personale Arpat nell’arco di un anno: si tratta di un quadro che dimostra, allo stato attuale, che i potenziali contaminanti presenti nell’aggregato riciclato contenente Keu non sono stati veicolati nei comparti di suolo, sottosuolo e falda. Non si tratta di una situazione definitiva dato che potrebbero manifestarsi mutamenti nel medio – lungo periodo anche determinati, ad esempio, da carenze di manutenzione del manto stradale o da altri elementi, al momento non conosciuti, ma che potrebbero emergere dagli studi scientifici che sta compiendo il Dipartimento di scienze della Terra dell’Università di Pisa su incarico di Arpat e Regione Toscana. Il quadro descritto è attualmente garantito sia dalla messa in sicurezza di emergenza effettuata alcuni mesi fa mediante impermeabilizzazione del fianco del rilevato stradale, nel tratto della cavalcaferrovia con materiali contenente Keu, sia dal manto di asfalto che è risultato impermeabile. Quanto descritto ha impedito, nel complesso, la percolazione delle acque piovane e la conseguente veicolazione degli inquinanti. In prospettiva, la società incaricata della predisposizione del piano di caratterizzazione, progettazione, bonifica e messa in sicurezza finale, ha a disposizione – perché reso pubblico dall’Agenzia – un set di dati e informazioni molto significativi e può lavorare potendo contare sulla messa in sicurezza mediante impermeabilizzazione e su un sistema di monitoraggio, che garantiscono – almeno nell’immediato – la non contaminazione di suolo, sottosuolo e falda”.

Dato che in ballo ci sono sostanze pericolosissime come il cromo esavalente e l’arsenico solo lo studio in corso dell’università di Pisa, in collaborazione con Arpat, dipartimento di scienze della terra e Regione Toscana, potrà portare maggior chiarezza su questo aspetto inquietante dell’intera vicenda Keu. Chiarisce ancora Arpat: “L’agenzia inizialmente è stata molto cauta non conoscendo la natura del materiale impiegato e neppure come si comportasse nel sottosuolo e soprattutto se fosse in grado di rilasciare inquinanti nell’ambiente venendo a contatto, ad esempio, con l’acqua”. E ancora riassumendo e concludendo: “L’Agenzia sta proseguendo – coerentemente con la missione istituzionale – insieme al Dipartimento di scienze della Terra dell’Università di Pisa, la propria attività di studio e ricerca del comportamento del materiale aggregato riciclato contenente KEU, nelle varie situazioni ambientali in cui può essere stato collocato, utilizzando tecniche e strumentazioni all’avanguardia nel campo della ricerca scientifica”.

 Le indagini dei giudici e gli studi scientifici continuano, per dare risposte certe ai cittadini su tutti gli aspetti legati al Keu. Conclude infatti la nota di Arpat: “Questo al fine di poter andare oltre le semplici risultanze delle analisi obbligatorie per legge e simularne il comportamento in microambienti naturali più o meno aggressivi. Ad oggi, le attività svolte hanno avuto come obiettivo lo studio della distribuzione delle diverse forme di cromo presenti nel Keu e nello stabilizzato, il comportamento dei materiali nel tempo attraverso esperimenti in camere di invecchiamento, l’impatto in ambiente tramite esperimenti di microcosmo, ancora in corso, che hanno dato i risultati in parte descritti”. Non finisce qui.

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