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Scoperto come la fibrosi cardiaca scatena le aritmie

Uno studio del Cnr di Firenze

Un grande passo avanti nella comprensione del cuore arriva da Firenze. L’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) ha coordinato uno studio internazionale che chiarisce il legame tra la fibrosi cardiaca e l’insorgenza delle aritmie, aprendo prospettive inedite per la medicina di precisione.

Pubblicato su Nature Cardiovascular Research, il lavoro si è basato su tecniche ottiche d’avanguardia: grazie a un protocollo di “clearing” dei tessuti e a un microscopio a foglio di luce mesoscopico, i ricercatori hanno ricostruito in 3D la struttura dei ventricoli, individuando con estrema precisione le aree fibrotiche e il loro rapporto con le cellule muscolari del cuore.

L’integrazione di queste immagini con modelli computazionali ha rivelato che la fibrosi non è un tessuto passivo, ma può favorire un anomalo accoppiamento elettrico tra fibroblasti e cardiomiociti, creando le condizioni per aritmie da rientro.

«Abbiamo osservato che le zone fibrotiche agiscono come un filtro — spiega Leonardo Sacconi del Cnr-Ifc, coordinatore dello studio — permettendo la normale conduzione elettrica a frequenze fisiologiche, ma ostacolandola in caso di tachicardia o stress. Non basta conoscere la struttura del cuore: è necessario comprendere anche il rimodellamento elettrofisiologico che avviene nelle aree fibrotiche».

Il progetto, frutto della collaborazione tra il Cnr e l’Università di Firenze attraverso l’Unità di Ricerca presso Terzi OptoCard, coinvolge partner internazionali di primo piano tra cui le università di Friburgo, Padova, Londra e la Florida State University.

Secondo il Cnr, i risultati pongono le basi per lo sviluppo di modelli digitali “gemelli” del cuore umano, capaci di prevedere il rischio aritmico individuale e guidare strategie terapeutiche su misura — un approccio che si inserisce anche nel progetto “HeartCore”, sostenuto da un Erc Advanced Grant per la sua elevata innovatività.