Corteo pro Palestina a Massa, altri 13 rischiano il processo
Sale a 50 il numero di persone coinvolte nelle indagini sul pacifico corteo del 3 ottobre scorso a Massa, organizzato per manifestare contro il genocidio in Palestina. Altri 13 avvisi di conclusione indagine hanno raggiunto studenti, studentesse, lavoratori, lavoratrici e sindacalisti, che rischiano di andare a processo con l’accusa di interruzione di servizio pubblico e blocco ferroviario.
Il corteo, che aveva visto una partecipazione ampia e pacifica, ha attirato nuovamente l’attenzione della Procura, aggiungendo questi nuovi indagati alle 37 persone già coinvolte nelle precedenti procedure giudiziarie.
In merito alla vicenda, la Cgil Toscana ha diffuso una dura nota: “Il decreto contestato ai nuovi 13 indagati è illiberale, discriminatorio e a tratti criminogeno. Chiederemo ai giudici di sollevare la questione di legittimità costituzionale, e questo per iniziare a restituire al mittente almeno uno dei numerosi attacchi sferrati dal governo italiano ai principi fondamentali dello stato di diritto.” Inoltre, la Cgil ha rilanciato la raccolta fondi “La protesta non è reato”, per sostenere le spese legali e amministrative dei manifestanti. La campagna, attiva su www.eppela.com/laprotestanonereato, ha già superato quota 21mila euro, a dimostrazione della mobilitazione solidale intorno ai cittadini colpiti dalle misure giudiziarie. Il sindacato ha chiarito che, in caso di rinvio a giudizio, non esclude lo sciopero generale come forma di protesta contro quella che definisce una compressione dei diritti fondamentali alla libertà di manifestazione e alla partecipazione civile.


