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Dieci cuccioli abbandonati a Pontedera, l’appello del canile: “Abbiamo bisogno di aiuti”

Per ora niente adozioni: “Un cane non è un dono di Natale, ma compagni di vita”

A San Miniato, nel gelo di una notte qualunque, dieci piccole vite hanno rischiato di spegnersi nel silenzio. A salvarle è stato un filo di fortuna e la rapidità dei volontari del canile La Valle Incantata di Lajatico, che le hanno accolte senza esitazioni, anche se nessuno si aspettava un arrivo tanto impegnativo.

Quando i carabinieri hanno segnalato la presenza di “alcuni cani abbandonati”, lo staff pensava di trovarsi davanti un paio di adulti spaesati. Invece, nel buio, c’era una cucciolata intera: occhietti appena aperti, tremanti, affamati, in cerca di una madre che non sarebbe più tornata. Somigliano a meticci da caccia, ma sono troppo piccoli per qualsiasi certezza. Una sola è incrollabile: verranno accuditi con dedizione, giorno e notte.

Rossella Prosperi, cuore e mente dell’associazione che gestisce sia il canile sia il gattile convenzionati con numerosi Comuni della zona, lo ribadisce con fermezza: “Gli animali non sono regali di Natale, ma compagni di vita” Per questo, per ora, niente adozioni. Prima devono crescere, essere svezzati, vaccinati, e soprattutto deve passare la stagione degli entusiasmi effimeri. Per lo stesso motivo ogni anno si fermano le adozioni dei gatti neri in periodo Halloween: proteggerli significa anche saper dire di no.

Nel rifugio la parola d’ordine è responsabilità. Ogni adozione è preceduta da colloqui, incontri, tempo dedicato alla conoscenza reciproca: perché un cane o un gatto non è un oggetto da prendere e riporre, ma un individuo con la propria storia, con ferite da rimarginare o con un passato spezzato da un lutto, da un abbandono o da una scelta crudele.

L’arrivo improvviso dei dieci minuscoli ospiti ha messo alla prova l’organizzazione. Servono materiali semplici ma indispensabili: traverse, salviette, latte specifico, pappe nutrienti. Un aiuto concreto che può fare la differenza tra difficoltà e sollievo. L’associazione si sostiene con iniziative locali: i banchetti, le confezioni regalo alla Coop di Pontedera, i calendari con i volti dei “residenti” del rifugio. Tutto ciò permette non solo di sfamare e curare gli animali, ma anche di continuare i tanti progetti di sensibilizzazione: dalla pet therapy in ospedale agli incontri nelle scuole e nelle Rsa.

Perché, come ricorda Prosperi, la speranza più grande si chiama educazione. Insegnare ai più giovani che un animale è un legame, una promessa, un impegno d’amore. E forse, proprio grazie a questa consapevolezza, un giorno storie come quella dei dieci cuccioli trovati nel freddo resteranno solo ricordi lontani.