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Inchiesta Dda, la Regione si difende: “Siamo parte offesa nel procedimento della procura”

E sull'emendamento salva-imprese: "Non è mai entrato in vigore". I dubbi dell'opposizione

La Regione Toscana intende costituirsi “parte offesa” nel procedimento avviato dalla procura e dalla direzione distrettuale antimafia di Firenze sul traffico illecito di rifiuti e le infiltrazioni mafiose nel distretto del conciario di Santa Croce sull’Arno. Inoltre la norma approvata il 26 maggio dell’anno scorso tramite un emendamento del consigliere del Pd Andrea Pieroni che non assoggetta gli impianti di depurazione all’autorizzazione integrata ambientale (Aia) non ha mai trovato concreta applicazione quindi tanto meglio abrogarla.

Sono queste le due indicazioni che il presidente della Regione Eugenio Giani dovrebbe portare nella seduta di domani dell’assemblea legislativa toscana dove è attesa una comunicazione. Nello specifico con una delibera approvata ieri (26 aprile) la giunta ha deciso che la Regione si dichiara “parte offesa”. L’obiettivo in questo caso è esprimere un segno tangibile di vicinanza alla magistratura che sta accertando i fatti ma anche ai cittadiniche temono danni ambientali derivanti dalle condotte illecite contestate dagli inquirenti a carico di alcuni imprenditori.

Sul secondo versante invece la direzione ambiente di palazzo Strozzi Sacrati avrebbe verificato che l’emendamento approvato la scorsa primavera sulle autorizzazioni integrate ambientali non ha prodotto quest’anno alcuna conseguenza sui percorsi avviati. Tuttavia per spazzare via ogni disputa interpretativa Giani è orientato a chiedere all’aula la soppressione del contenuto dell’emendamento in modo da rimuovere alla radice dubbi di sorta.

La Regione Toscana intende costituirsi “parte offesa” nel procedimento avviato dalla procura e dalla direzione distrettuale antimafia di Firenze sul traffico illecito di rifiuti e le infiltrazioni mafiose nel distretto del conciario di Santa Croce sull’Arno. Inoltre la norma approvata il 26 maggio dell’anno scorso tramite un emendamento del consigliere dem Andrea Pieroni che non assoggetta gli impianti di depurazione all’autorizzazione integrata ambientale (Aia) non ha mai trovato concreta applicazione quindi tanto meglio abrogarla. Sono queste le due indicazioni che il presidente della Regione Eugenio Giani dovrebbe portare nella seduta di domani dell’assemblea legislativa toscana dove e’ attesa una comunicazione.

Nello specifico con una delibera approvata ieri la giunta ha deciso che la Regione si dichiara “parte offesa”. L’obiettivo in questo caso è esprimere un segno tangibile di vicinanza alla magistratura che sta accertando i fatti ma anche ai cittadini che temono danni ambientali derivanti dalle condotte illecite contestate dagli inquirenti a carico di alcuni imprenditori. Sul secondo versante invece la direzione ambiente di palazzo Strozzi Sacrati avrebbe verificato che l’emendamento approvato la scorsa primavera sulle autorizzazioni integrate ambientali non ha prodotto quest’anno alcuna conseguenza sui percorsi avviati.prodotto quest’anno alcuna conseguenza sui percorsi avviati.

Tuttavia per spazzare via ogni disputa interpretativa Giani è orientato a chiedere all’aula la soppressione del contenuto dell’emendamento in modo da rimuovere alla radice dubbi di sorta.

La posizione di Marcheschi (Fratelli d’Italia)

A commentare le parole di governatore e assessore regionale è l’esponente nazionale di Fratelli d’Italia, Paolo Marcheschi: “In merito all’inchiesta sui milioni  di tonnellate di rifiuti tossici sotterrati nelle nostre strade, non convince la comunicazione dell’assessore Monni, tantomeno quella Giani. Si arrampicano sugli specchi, con un’autoassoluzione che lascia molte perplessità sull’operato delle procedure autorizzative prima della Provincia di Pisa (il cui presidente era lo stesso Pieroni) e ora della Regione. Non convincono i tempi, così come ce li ha riferiti l’assessore Monni. È mai possibile che per fare la revisione delle autorizzazioni della Provincia di Pisa, la Regione abbia impiegato 4 anni? L’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) da parte della Regione è arrivata in extremis: il 30 dicembre 2020 solo dopo che l’emendamento sotto accusa aveva già avuto lo stop del governo. Anche questo fa pensare”.

“In tutto questo lasso di tempo – prosegue –  si è continuato non solo a sversare nell’Arno con limiti in deroga, ma anche a conferire materiale tossico all’impianto LeRose, che poi è stato seppellito nelle nostre strade. Il funzionario Rafanelli che aveva emanato una diffida per l’impianto di trattamento dei fanghi di Aquarno nel 2018, dopo un parere allarmante di Arpat sui livelli di inquinamento del materiale prodotto, non solo si è messo in malattia per stress, ma poi risulta addirittura essersi licenziato. Esiste un altro funzionario in Italia che rinuncia ad un posto fisso così prestigioso? Anche in questo penso la Regione Toscana vanti un primato. Nella comunicazione dell’assessore Monni, si evidenzia che Arpat scrive ad Aquarno nel mese di aprile 2019 per informarlo che il materiale processato all’interno dell’impianto Le Rose “determinava il rilascio di sostanze nocive per l’ambiente e/o la salute” . Questa dichiarazione apre scenari foschi, perché la Regione deve spiegare le motivazioni per cui non sia intervenuta direttamente con il Consorzio Aquarno, magari diffidandolo? E quali sono i rapporti economici fra Aquarno e le Rose? E la quantificazione dei flussi di tonnellate di rifiuti tossici nocivi conferiti annualmente? E che fine hanno fatto, in tutti questi anni, i rifiuti tossici stoccati a Le Rose? In questi casi di alta pericolosità, l’ignoranza non è concessa e quindi Aquarno, la Regione e Arpat erano tenuti a sapere“.

“La comunicazione di Giani – commenta – è grottesca ed imbarazzante quanto si elencano le azioni intraprese dalla Regione per prevenire le infiltrazioni e la corruzione. È dal 2016 che c’è il rischio dell’infiltrazioni mafiose, come era stato anche confermato dallo studio che la Regione aveva commissionato alla Normale di Pisa. Il rapporto citato anche da Giani infatti diceva chiaramente: “La Toscana per diverse ragioni si posizione per le prime regioni in Italia per fenomeni di criminalità ambientale (..) si sommano forme di occultamento degli scari e dei rifiuti del ciclo produttivo. (…) l’attività autorizzativa e di controllo degli enti locali presentano in Toscana le medesime vulnerabilità riscontrate nel resto del paese. Alcune indagini in corso sembrano confermare questo dato, come in particolare, nel caso degli appalti il possibile uso strumentale, per finalità di dubbia liceità, del “consorzio” quale modello societario privilegiato d’ingerenza affaristico – criminale  (pagine 10-14 rapporto IV sulle mafie, citato anche nel piano anticorruzione della Regione Toscana 2018-2020). E la Regione Toscana, che aveva commissionato quello studio, che provvedimenti ha preso? Nessuno. Invece che inserire il settore autorizzazioni ambientali come un settore ad alto rischio, lo ha messo nel rischio medio. Disattendendo completamente quanto indicato nel rapporto”.

“Inoltre è grottesco che Giani – prosegue Marcheschi – prospetti protocolli per gli altri enti e non pensi in casa sua. Nel piano anticorruzione approvato da Giani a febbraio, infatti, non c’è traccia della rotazione straordinaria dei dirigenti, come stabilito dalle linee guida dell’anticorruzione. Il capo di gabinetto, Ledo Gori, anche se non fosse stato ‘suggerito caldamente’ dai conciatori,  non avrebbe dovuto ricoprire quel ruolo così delicato in quanto era già rinviato a giudizio nel 2018 per corruzione, e Anac su questo è tassativa”.

“Sull’emendamento blitz che i 4 furbetti del distretto avrebbero portato in aula aggirando il parere del giuridico – conclude – è “una retromarcia penosa che non potrà nascondere il dolo con il quale la procedura è stata portata in aula con l’assenso di tutto il Pd compreso Giani. La giustificazione che l’emendamento ‘non sia stato ancora applicato’ è addirittura ridicola. Un’altra pagina triste della politica del Pd toscano che sfugge da autocritica, e, soprattutto, da assunzione di responsabilità, ma non potrà sfuggire dal rendere conto alla magistratura”.

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