Asl11 gli chiede soldi non dovuti, molti i disguidi

La storia ha dell’incredibile e la vittima che per fortuna è riuscita a far valere le proprie ragioni è un cittadino di Santa Croce sull’Arno che si è dovuto difendere di fronte alle richieste di pagamenti non dovuti della Asl.

Tutto comincia il 19 marzo del 2015, quando un cittadino di Santa Croce si sarebbe dovuto presentare in una struttura della Asl 11 per sottoporsi a un esame medico. In realtà il cittadino che racconta i fatti Enzo Oliveri, a quell’appuntamento non si è mai presentato, semplicemente perché lo aveva disdetto nei termini di legge e nei tempi previsti dai regolamenti. Fin qui niente di particolare, la vicenda però si complica qualche tempo dopo, quanto in data 12 ottobre riceve dalla Asl di Empoli una richiesta di pagamento dell’esame, il ticket come se si fosse avvalso della prestazione sanitaria ovvero 38 euro da versare entro 10 giorni alle casse della Asl 11 di Empoli come prevede la legge regionale in caso non si disdica appuntamento. Insomma anche se le cose fossero andate come sostiene la Asl la comunicazione di richiesta di pagamento, arriva con ben sette mesi di ritardo. Una situazione imbarazzante visto che molte persone potrebbero non ricordarsi cosa hanno fatto sette mesi prima e soprattutto se hanno disdetto l’esame correttamente o se ne sono dimenticate. Ma le sorprese non finiscono qui. Oliveri infatti per sua fortuna ricorda benissimo di avere disdetto l’esame e in che modalità, e così il cittadino invece di pagare presente una lettera di reclamo alla Asl una sorta di controdeduzione anche se tecnicamente non può essere considerata tale, dove rimarca di avere disdetto l’esame telefonicamente rivolgendo si al cup. Una lettera che Oliveri si decide a scrivere dopo che telefonicamente aveva chiesto delucidazioni su quello che lui reputava un errore. “Quando ho chiamato la Asl – racconta Oliveri – l’impiegata in modo un po’ imbarazzato mi ha spiegato che alle volte quando vengono annullate le prenotazioni per via telefonica parlando con l’operatrice anche se, come nel mio caso mi era stato detto che la prenotazione dell’esame era stata annullata, il sistema informatico non sempre registra l’annullamento. Una risposta che mi ha indotto ad approfondire ulteriormente la mia posizione e visto che mi ero tenuto tutti i documenti. A quel punto – continua – Oliveri ho deciso di replicare alla Asl rimarcando che io ero in regola”. Dopo circa 20 giorni dalla Asl 11 arriva una risposta dove si dice al cittadino: “Abbiamo acquisito le sue osservazioni, la informiamo che si interrompono quindi i termini del pagamento della sanzione attribuita (che sarebbe dovuta avvenire entro 10 giorni dalla richiesta ndr), in attesa di valutarne la correttezza. Le assicuriamo che alla conclusione della pratica le verrà risposto in merito all’accoglimento o meno delle motivazioni. Poiché le richieste giunte agli uffici competenti- dicono ancora dalla Asl11- sono molto numerose non possiamo garantire tempi celeri di risposta, ma il nostro ritardo non graverà sulla sua posizione”. E alla fine dalla Asl è arrivata la conferma che Oliveri aveva proceduto con correttezza e aveva disdetto l’appuntamento in tempi utili, un disguido che però ha riguardato molti cittadini, come ammette la stessa azienda sanitaria nella risposta. “Ora mi chiedo – dice infatti Oliveri – con questo meccanismo, visto che la richiesta di pagamento della sanzione è arrivata dopo oltre sete mesi dai fatti, se io non mi fossi tenuto tutto l’incartamento e non mi fossi ricordato quello che aveva fatto, sicuramente avrei pagato i miei 38 euro e non avrei potuto replicare. Adesso quindi mi sorge un altro interrogativo, ma se per ammissione della stessa Asl ci sono molte persone che sono nella stessa situazione, quanti rischiano di pagare ingiustamente? Magari senza avere il materiale per dimostrare la propria “innocenza”.

Gabriele Mori

 

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