Truffe alle aziende, coinvolto un samminiatese di 71 anni

I malviventi questa volta avevano messo in piedi un sistema di truffe con cui riuscivano ad acquistare merce, senza di fatto pagarla, per poi rivenderla. A sgominare il sodalizio criminale che avrebbe danneggiato attraverso l’acquisto di merce con assegni a vuoto oltre 100 aziende è stata la squadra mobile di Lucca, coordinata dalla dirigente Silvia Cascino.

L’inchiesta si è articolata tra Viareggio, il Pistoiese, Pisa e la Piana di Lucca e, alla fine, 9 persone sono state raggiunte da varie misure cautelari, cinque in carcere e quattro ai domiciliari, su disposizione del gip Mugnaini e richieste da i sostituti procuratori Aldo Ingangi e Salvatore Giannino. Nel meccanismo criminale, il basista e magazziniere della banda era un uomo di 71 anni, originario di San Miniato ma da qualche tempo residente a Vecchiano, Carlo Barbieri già conosciuto alle forze dell’ordine per una precedente indagine delle Fiamme gialle, dalla quale era emerso un sistema fraudolento ai danni della Regione.
La nuova indagine della polizia ha messo in luce un sistema di truffe nelle quali, in pratica, veniva aperta una società che si presentava come rispettabile e credibile ai fornitori, dai quali acquistava delle forniture di varia natura che venivano pagate con assegni postdatati che puntualmente risultavano a vuoto. Poi quando i creditori si presentavano alla porta della sede legale della società di turno usata come facciata non trovavano più nessuno o trovavano una segretaria che diceva che la ditta era fallita e proponeva alle vittime di ricomprare la merce a un prezzo di favore. Il più delle volte, però, la truffa era architettata in modo tale che la merce veniva rivenduta a prezzi fortemente concorrenziali e con il ricavato si alimentava il meccanismo fraudolento.
Il basista e magazziniere del sistema, quello che permetteva di aprire le aziende fittizie e che garantiva tutto il supporto logistico, era proprio il Barbieri che nella banda assolveva al suo ruolo insieme a Osvaldo Fermo Mapelli conosciuto dalle sue vittime come il geometra Capelli, di 68 anni residente a Brescia.
A capo del meccanismo c’era Andrea Buondestino, un salernitano di 74 anni residente nel Pistoiese. Lui era quello che pensava e architettava le truffe, muovendo poi i suoi uomini. Il Buondestino rimaneva dietro le quinte, al suo attivo ha anche un’indagine per associazione a delinquere di stampo mafioso. A procacciare le ditte da truffare materialmente erano Daniele Torracchi che usava un alias presentandosi come Luca Morini 50 enne residente in Valdinievole e il lucchese Giovanni Moreno Mazzei di 59 anni, che gestiva i contatti bancari e gli assegni con cui truffare le ditte ignare. Poi c’era la segretaria, quella che trovavano le vittime, se la trovavano, alla fine della filiera fraudolenta, Ombretta Guidi 48 anni anche lei residente nel Pistoiese, la donna che provava a rivendere ai legittimi proprietari la loro merce a un prezzo di favore, dicendo che la ditta era fallita e che però potevano salvare il capitale con un piccolo investimento. In sostanza si fingeva compiacente in un presunto reato di distrazione e ricettazione. Poi c’erano altre figure secondarie nel sistema come Giuseppe Alfonso Scarpa un livornese di 57 anni e Sergio Cerasa un capannorese di 79 anni collegato alla Cerasa group e Giovanni Venturi della provincia di Lucca di 52 anni.
Nella varie truffe sono finite aziende fornitrici del settore nautico, nell’ambito dei carburanti, dell’edilizia e del giardinaggio o addirittura del bricolage.
Le ragioni sociali utilizzare dall’organizzazione erano la Resin Art, Arte e Giardinaggio, Iniziative Global srl, daga srl e DaTor. Mediamente in pratica il sistema permetteva ai truffatori un approvvigionamento di merce a costo zero che poi veniva rivenduta sotto il prezzo di mercato, garantendo buoni guadagni ai truffatori, ma arrecando un danno al mercato. Adesso dopo le misure restrittive emesse dal tribunale di Lucca a conclusione di questa prima trance di indagini che stanno ancora continuando su altri filoni, gli attori di questo sistema sono accusati dal sostituto procuratore a vario titolo di truffa, bancarotta fraudolenta e patrimoniale, ricettazione riciclaggio il tutto aggravato dall’associazione a delinquere. Gli inquirenti inoltre stanno anche vagliando se possano essere stati commessi anche altri reati legati ad altri ambiti della malavita organizzata. (g.m.)

 

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