Botulino, nuovi test all’Oasi della pizza di Castelfranco

Sembra non essere ancora chiusa la vicenda dell’intossicazione da botulino che ha colpito quattro persone di Castelfranco di Sotto.

Dopo i risultati delle analisi che hanno escluso la presenza di tossine botuliniche nei prodotti confezionati usati all’Oasi della pizza, gli ispettori dell’Asl sembrano intenzionati ad eseguire ulteriori accertamenti. Questa volta il principio utilizzato sarà quello di ricreare le condizioni in cui si sarebbe potuta sviluppata la contaminazione dei cibi nella conservazione in pizzeria. In pratica, i laboratori prenderanno i prodotti sotto inchiesta e vedranno se da lì può svilupparsi il botulino in determiante condizioni. Una prova che per gli uomini della Asl potrebbe essere risolutiva di questa giallo. Una sorta di prova indiretta per capire se l’infezione dal punto di vista epidemiologico può veramente essere partita dalla pizzeria di Castelfranco. Un esame i cui risultati, oltre che agli ispettori della Asl, potrebbero interessare anche alla magistratura che per prassi deve essere informata delle evidenze scientifiche come atto dovuto in casi di questo tipo. Fin da subito, infatti, l’azienda sanitaria aveva avuto pochi dubbi nell’indicare la pizzeria come il punto d’origine dell’intossicazione, in base ad una presunta evidenza di tipo epidemiologico. Il fatto, cioè, che le persone intossicate avessero tutte acquistato e consumato dei prodotti nella stessa pizzeria la sera di venerdì 13 maggio. Tre gli alimenti in comune consumati da tutti e quattro: le olive, i carciofi e il prosciutto cotto, le cui confezioni erano state sequestrate dagli ispettori Asl nella sera di mercoledì 18 maggio, quando il ricovero in ospedale dei quattro intossicati (un 59 enne e una famiglia di tre persone) aveva portato l’Asl ad individuare nella pizzeria il presunto punto di collegamento. Le analisi, condotte dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, hanno accertato l’assenza di tossine botuliniche nei tre prodotti e quindi la salubrità degli alimenti comunemente acquistati e utilizzati dalla pizzeria. Adesso, però, l’Asl starebbe eseguendo ulteriori analisi, per verificare se una conservazione non idonea di questi prodotti può o meno generale le famigerate tossine.
Da parte della pizzeria, ovviamente, resta la convinzione della correttezza della propria condotta: di chi, alla luce dei risultati delle analisi, ritiene di essere stato accusato ingiustamente ed esposto mediaticamente ad una pubblicità negativa. Da parte della Asl nessuna replica ufficiale ai titolari della pizzeria, almeno fino a quando l’Azienda sanitaria non avrà espletato tutto l’iter previsto in questi casi. Dagli uffici dell’ex Asl empolese, però, ci spiegano che aver reso noto il nome della pizzeria “fa parte di una procedura prevista dalle normative”. “Un’azienda sanitaria, in questi casi – dicono – è tenuta ad agire in maniera preventiva a tutela della salute dei cittadini e dell’esercizio, onde evitare di incrementare il danno. Può apparire brutale ma questa è la procedura. Senza il nome non sarebbe stato possibile raggiungere altre persone eventualmente intossicate. Dispiace, però quando c’è un’emergenza si agisce in emergenza”.
Un’emergenza che poteva costare cara alle persone coinvolte, oggi tutte fuori pericolo ma alle prese con una lunga e faticosa riabilitazione. Il 59enne, apparso da subito come il caso più grave, è stato dimesso dall’ospedale solo nella giornata di sabato 18 giugno. Da pochi giorni ha ricominciato a camminare nonostante la debolezza e gli effetti causati dalla tossina botulinica gli impediscano per il momento di riprendere una vita normale. Insomma una guarigione lenta ma comunque cominciata anche se richiede un lungo periodo di riabilitazione che le struttre sanitarie del territorio sono in grado di garantire.
Per i due coniugi colpiti insieme alla figlia di 25 anni, le condizioni sarebbero invece migliori: anche loro comunque non hanno ancora ripreso a pieno la loro vita quotidiana e sono ancora seguiti dalle strutture sanitarie che la Asl ha a San Miniato.
Il dato scientifico dice infatti che dopo un’intossicazione da botulino, i danni provocati dalla tossina che il battero libera nell’organismo (un catena proteica complessa) prevedeno un recupero molto lento di tutte le funzioni vitali dell’organismo. L’intossicazione colpisce il sistema nervoso periferico e centrale. La molecola tossica rilasciata nell’organismo dal batterio anaerobico, va ad interferire con gli impulsi del sistema nervoso impedendo la trasmissione di quest’ultimo, perché interrompe la catena chimica su cui questo si sposta. La degenza dopo la fase acuta è sempre lunga e complessa come nel caso delle altre infezioni da batteri anaerobici, ad esempio il tetano.

 

 

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