Dodici mesi con l’Arma, presentato il calendario 2017

Anche a Pisa si è svolta la presentazione del calendario storico dell’arma dei carabinieri. Il colonnello Nicola Bellafante, comandante provinciale dei Carabinieri, ha presentato questa nuova vesta del calendario, dedicato per 2017 ai simboli che da sempre contraddistinguono l’Arma.

 

Il calendario, divenuto ormai un vero e proprio oggetto di culto per tutti coloro che hanno l’Arma nel cuore, ha raggiunto una tiratura di ben un milione e 300mila copie, di cui quasi 10mila in altre lingue (inglese, francese, spagnolo, tedesco ed arabo).
Oltre ad essere quindi un prodotto editoriale molto apprezzato, il Calendario, oggi diffusissimo nelle famiglie, negli uffici pubblici e nei luoghi di lavoro, è da sempre puntuale interprete delle vicende che hanno visto come protagonisti i carabinieri nel corso della storia d’Italia.
La presentazione del colonnello Bellafante ha descritto sommariamente le tavole di cui è composto il calendario: 12, una per ogni mese dell’anno, oltre ad altre tavole introduttive. Ogni tavola, sapientemente elaborata in forma anonima da artisti di pregio, coordinati da Silvia di Paolo, rappresenta uno dei simboli che caratterizzano l’Arma da sempre: il pennacchio, la fiamma, la bandoliera, la daga e così via. Anche l’opera di quest’anno si prefigge di consolidare i valori istituzionali, con l’arguta e artistica rivisitazione dei simboli e dei segni distintivi. Il Calendario è stato poi corredato sapientemente dai commenti del comandante generale dell’Arma e di alcuni importanti critici, amici storici dell’istituzione.
Ecco in sintesi le caratteristiche del nuovo calendario
A destra, la tavola che riprende il simbolo dell’Arma prescelto e, a sinistra, nella stessa grafica, la pagina correlata contenente notizie storiche su simbolo e sul segno d’arte che lo raffigura.
La tavola di gennaio non poteva che essere dedicata alla carabina, dalla quale l’Arma prende il nome, realizzata in una grafica ottocentesca. Fa da scenario la città di Torino dove i carabinieri sono nati con le regie patenti del 13 luglio 1814.
In quella di febbraio, nello stile vittoriano, per noi umbertino, tipico della seconda metà dell’Ottocento, campeggia altero e maestoso, l’elmo dei Corazzieri con, sullo sfondo la Firenze capitale d’Italia che, nel 1868 li tenne a battesimo.
A marzo è l’Art Nouveau, raffinata espressione artistica e culturale di fine ‘800, a rievocare, con le sue forme sinuose ed eleganti, la daga del carabiniere.
Per aprile, il tratto sobrio e raffinato del Wiener Werkstatte, in voga ai primi del ‘900 in una Vienna cuore pulsante della cultura europea, esalta l’Alamaro dei colletti.
Il Futurismo, pressoché coevo e più italiano, fa da cornice, nel mese di maggio, alla bandoliera e alla inscindibile giberna, segni inconfondibili del carabiniere in servizio.
La banda rossa dei pantaloni, ulteriore arcinoto e antichissimo segno, viene proposta nel mese di giugno nello stile Bauhaus, degli anni ’20 del secolo scorso, in uno scenario originalissimo ed evocativo. Nella doppia pagina centrale c’è la Fiamma, con un segno grafico contemporaneo: è proposta in una elaborazione geometrica nitidissima, cristallina come l’Arma. Filtra la luce chiara e intensa della passione e della dedizione del carabiniere, trasformandola nei colori della bandiera, a testimonianza del quotidiano e generoso impegno per l’Italia e gli italiana.
La narrazione prosegue nei mesi di luglio e agosto con due elementi uniformologici: il pennacchio rossoblù della grande uniforme speciale, a simboleggiare con i suoi colori il coraggio e la fedeltà, è il mantello, foderato di saglia rossa, in immagini dell’Arma tra passato, presente e futuro. A rappresentarli, rispettivamente, gli artisti Art Dèco e Razionalista, espressioni della grafica degli anni ‘30 e ‘40 del ‘900. Le rotonde forme dell’Optical Art degli anni ‘60 disegnano, per settembre, la Lucerna, emblematico copricapo del carabiniere dalle origini.
La tavola in stile Hippie degli anni ‘70 del mese di ottobre è dedicata al basco: le sue diverse colorazioni richiamano i reparti che lo indossano, dal blue tradizionale, al rosso dei cacciatori, all’amaranto dei paracadutisti, al nero della linea mobile, al celeste dei carabinieri delle missioni Onu e al verde di quelli forestali.
La saetta e il numero di emergenza 112, espressioni visive del nostro pronto intervento, vengono illustrati nell’inconfondibile stile Pop degli anni ‘80 nella tavola di novembre: sono segni di efficienza che, rapidi e incisivi, si dirigono verso l’abitato per garantirne la sicurezza.
La grafica contemporanea del mese di dicembre propone il polso di un carabiniere il cui orologio ci rivela cos’è l’Arma: l’insieme armonico di tutti i suoi carabinieri – richiamati dai gradi in cerchio della pagina a fianco – che animano, compatti, le sue componenti, evidenziate cronologicamente dai simboli che le contraddistinguono, dall’ultra bicentenaria territoriale, alla nuova forestale. Esse, come perfetti ingranaggi di un organismo performante e vibrante, con la loro efficacia, autonoma e sinergica rendono l’Arma così attenta, efficiente e utile e le consentono di guardare al futuro con ben riposta fiducia. Nella tavola finale, sublimata dalla pagina a fianco che rende il tradizionale, doveroso omaggio alle decorazioni concesse alla bandiera e agli eroi dell’Arma, si ribadisce, con una tecnica moderna e avveniristica, l’imprescindibile valenza delle dell’elemento umano che, per il carabiniere, viene prima di ogni altro, professionale e tecnico. In carattere Helvetica, il più diffuso al mondo, le parola etica alla base e, quindi, onore, integrità, rispetto, competenza, impegno, efficienza, coesione, serenità, traduzione, fedeltà e, infine, fede, attraverso gli elementi orizzontali delle “E” che li accomunano costituiscono i pioli di quella scala di virtù e qualità, ideata ancora da Milani, che conducono alla fiamma dell’inconfondibile berretto rigido nero, che le racchiude tutte: faro che illumina lo sguardo, l’orizzonte, il pensiero e l’azione, come dev’essere fuoco che scalda il cuore, del carabiniere. Traspare il volto, assorto, impegnato e sereno, lo stesso giovane commilitone che, in copertina, si affianca a quello più anziano ispirato dagli stessi valori.

 

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