Home restaurant, il Comune di Montopoli ricorre in appello

Martinelli: "Decisione necessaria per stabilire un principio di diritto"

“Una decisione necessaria, soprattutto perché riteniamo ci sia una problematica di fondo per quanto riguarda le regole relative ad una corretta e regolare somministrazione al pubblico di alimenti e bevande. Non è, dunque, una decisione che mira tanto al caso specifico, quanto a stabilire un giusto principio di diritto”. Per questo, come spiega l’assessore alle Attività produttive Valerio Martinelli, il Comune di Montopoli Valdarno ha deciso di ricorrere contro la decisione del giudice di pace di San Miniato che ha condannato il Comune per aver imposto la chiusura di un home restaurant poiché il titolare non aveva presentato regolare Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia).

“Dopo un confronto con i legali del Comune – spiega Martinelli -, l’amministrazione comunale ha deciso di fare ricorso in appello”. Tra gli elementi che hanno spinto l’amministrazione a fare appello c’è anche la necessità di non creare un “precedente” che possa ledere i diritti degli stessi consumatori.

“Il sindaco – precisa Giovanni Capecchi –  è la prima autorità sanitaria sul territorio e come tale ho il dovere di tutelare la salute dei miei concittadini. Tutti i consumatori devono poter accedere alla somministrazione di alimenti e bevande nelle migliori condizioni igienico sanitarie, garantite dalla presentazione della documentazione necessaria agli enti competenti per l’apertura di un esercizio commerciale che somministra al pubblico, come appunto la Scia e dai legittimi controlli”. Sul caso specifico, Capecchi precisa: “Non è stata l’Amministrazione a decidere di portare questa vicenda davanti al Giudice di Pace. Il Comune ha solamente emanato un’ordinanza di chiusura dell’attività in quanto non è stata presentata la Scia da parte dei titolari dell’home restaurant: sono stati loro a rivolgersi al Giudice. A questo punto sarà il Tribunale competente a stabilire chi ha torto e chi ha ragione”.

“La normativa su questo tipo di attività – precisa ancora Martinelli – non è specifica e il ricorso in appello serve anche a sollevare una questione di interpretazione della norma e delle circolari. Facendo riferimento alla sentenza, infatti, si profilano elementi di concorrenza sleale: sembrerebbe bastare dichiararsi home restaurant per aprire un’attività di somministrazione, che pure si fa pubblicità e fa offerte al pubblico, evitando oneri di comunicazione e controllo. Da parte nostra sentiamo la necessità di tutelare la legalità e le attività che sostengono dei costi per garantire le fondamentali condizioni igienico sanitarie e che si impegnano per seguire le regolari procedure”.

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