“Così non posso continuare”, la cartoleria Archimede a Santa Croce chiude. La decisione arriva anche a causa della recente rapina foto

A far maturare la scelta della titolare, Carla Filippeschi negli ultimi mesi è stata la viabilità della zona, definita penalizzzante per gli eserceti

“La rapina l’avrei superata, ma con questa viabilità di qui non ci passa un’anima”. Con queste motivazioni due giorni fa, martedì 28 gennaio, Carla Filippeschi, titolare della cartoleria Archimede in via san Tommaso a Santa Croce sull’Arno, ha deciso di presentare formale cessazione di attività. Una decisione che ha maturato durante gli anni e che ha trovato il suo culmine il 31 dicembre 2019, quando la donna è stata vittima di una rapina a mano armata, da cui si è difesa utilizzando lo spray al peperoncino che ha messo in fuga il malvivente.

Poco ha a che fare, però, l’atto criminale con la decisione di chiudere i battenti. Molto più influente è stato il cambiamento di viabilità di Santa Croce sull’Arno ormai a regime da un paio d’anni. Una viabilità che, nel racconto della commerciante, avrebbe causato danni all’esercente, provocando una sostanziale perdita di clienti.
Nel tratto di via san Tommaso dove si trova la cartoleria, infatti, si entra soltanto arrivando dal senso unico di viale Buozzi e si esce svoltando obbligatoriamente a sinistra su via Fratelli Pallesi. Un meccanismo di sensi unici che ha fatto sì che su quel tratto di strada circolassero molte meno persone.

“Con questa viabilità – ha raccontato Filippeschi – è stato sempre peggio. Ormai qui non si ferma più nessuno. Questa strada prima era a doppio senso, poi a senso unico per un verso, e ora nel verso opposto. In questo modo quelli che stanno alle spalle della cartoleria, qui non ci vengono mai”.

Il cambio di viabilità si era reso necessario per evitare che si ripetessero in continuazione incidenti su viale Buozzi. Una soluzione che sul versante dell’incidentalità aveva dato i suoi frutti, di fatto risolvendo il problema. Un tentativo di mediazione tra l’amministrazione e la commerciante c’è stato, ma invano. Filippeschi, prima di prendere la soluzione decisiva ha chiesto la riapertura a doppio senso di via san Tommaso.

“E’ da tanto tempo che lotto col Comune, pregando per un aiuto – ha raccontato la titolare –. Anche Giulia Deidda, il sindaco mi aveva detto di aspettare, di pensarci bene prima di chiudere e che relativamente alla questione della viabilità mi sarebbe arrivata una risposta entro il 15 gennaio. Questa risposta io non l’ho ricevuta e per questo ho deciso di chiudere. Io non voglio attaccare nessuno, sia chiaro, dico solo che in questo modo non posso andare avanti”.

Dopo qualche giorno di svendita la cartoleria ha definitivamente cessato la sua attività e alla fine a perdere sono anche le tante famiglie che negli anni si sono rifornite da Archimede. La cartoleria, infatti si trova giusto accanto alla scuola elementare Pascoli ed era un punto di riferimento per ordinare i libri e tutti gli altri articoli di cancelleria. Ma aveva anche una varietà di merci che andava oltre la semplice cartoleria, era estremamente fornita e anche molto grande. Una cartoleria che nei suoi anni d’oro aveva ragion d’esistere, eccome.

“Non ho nemmeno pensato a un eventuale acquirente – continua Filippeschi – chi me la comprerebbe? Che incassi gli faccio vedere? Io stessa non la comprerei. Dispiace perché mi mancano pochi anni alla pensione e io speravo di reggere qualche altro anno. Ora invece sono troppo vecchia per lavorare e troppo giovane per andare in pensione”.

Compiva 50 anni quest’anno la cartoleria Archimede, aperta nel ’70 dalla suocera di Carla Filippeschi avrebbe compiuto a breve il mezzo secolo. Non ha retto, però alla competizione eccessiva e da più parti: la grande distribuzione, il mercato online, le difficoltà comuni a tutte le piccole e medie imprese e alla viabilità che la titolare definisce “penalizzante”. Una cartoleria che fu aperta lì proprio perché vicina alle scuole, che per un certo numero di anni portavano la domanda per l’esercizio commerciale. Anche nel ’93, quando l’attività passò dalla suocera a Filippeschi, andava molto bene, era avviata e il lavoro non mancava.

L’idea di chiudere era in cantiere da tempo e la rapina è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Se ci ripenso – ha detto Filippeschi – è inquietante. Ho reagito istintivamente, ma ripensandoci mi chiedo chi me lo fa fare di andare a lavorare con queste paure. Per cosa? Per aspettare che qualcuno entri e mi faccia del male? Ma ripeto, non chiudo per la rapina. Chiudo perché non ho incassi che giustifichino il fatto di dover restare aperta, nonostante la rapina”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Cuoio in diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.