Latitante dopo la sparatoria a Pisa nel 2008, Castelfranco di Sotto tra i nascondigli foto

Inserito nel progetto Wanted, per catturare soggetti ritenuti più pericolosi pericolosi

Potrebbe aver trascorso parte della sua lunga latitanza a Castelfranco di Sotto, dove l’uomo, 43 anni, poteva contare su una rete familiare fidata, legata alla compagna convivente. Il ricercato, con numerose condanne alle spalle per reati contro il patrimonio, doveva scontare una pena di quasi 5 anni di reclusione per fabbricazione e porto abusivo d’arma da guerra e arma comune da sparo.

La Polizia di Stato di Pisa lo ha arrestato ieri 19 febbraio. Di lui, per anni residente nel campo nomadi di Coltano, si erano perse le tracce dal 13 gennaio 2008, quando prese parte a un regolamento di conti tra famiglie macedoni e kosovare che sfociò in una sparatoria tra oltre 10 persone armate e coinvolte nella notte tra 12 e 13 gennaio 2008 in viale D’Annunzio a Marna di Pisa. Nell’occasione, i kosovari, dotati di armi da guerra, presero da la casa dove viveva la famiglia macedone per regolare i conti a seguito di una questione scaturita da futili motivi.

Nella sparatoria rimasero feriti quattro macedoni. Vennero avviate all’epoca delle indagini dalla Squadra Mobile, che portarono all’esecuzione di trenta arresti tra rom di nazionalità macedone e kosovara, trovati in possesso nelle varie perquisizioni condotte nei giorni successivi alla vicenda tra il campo nomadi di Coltano, la villa di viale d’Annunzio a Pisa e a Pontedera, di numerose pistole con matricola abrasa e una ventina di bottiglie molotov, considerate dalla legge come vere e proprie armi da guerra.

A seguito degli arresti, molti vennero rimessi in libertà, tra cui anche il kosovaro. Nel frattempo il processo è andato avanti fino in Corte D’appello, su ricorso presentato dai difensori ed ha iniziato a produrre le prime condanne, tra cui quella dell’odierno arrestato, da qualche anno rientrato in Italia e residente al campo nomadi di Coltano.

Da quella notte, l’uomo riparò in Francia per sottrarsi alla cattura, ma gli inquirenti hanno motivo di presupporre che nel 2012 era già rientrato in Italia, vivendo in clandestinità tra i campi nomadi e la rete familiare.

Tenuto conto della pericolosità del soggetto e della facilità con cui maneggiava e deteneva armi da guerra, era stato inserito nel progetto Wanted, una lista di pericolosi soggetti in latitanza coordinato dal servizio centrale operativo presso il dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno.

A chiudere il capitolo latitanza è stato l’acquisto di una cucina, arrivata mentre gli agenti erano appostati sotto l’abitazione della compagna al Cep di Pisa e da dove il 43enne si è affacciato per aprire ai montatori. Subito chiesti i rinforzi, anche per il timore che l’uomo fosse armato, gli agenti hanno chiuso vari piani del palazzo prima di salire. Ad attenderli c’era la porta aperta per le consegne e il 43enne che non ha opposto resistenza.

Secondo le indagini, l’uomo aveva legami con Castelfranco di Sotto, dove non si esclude potrebbe aver trascorso parte della latitanza.

Le sue ricerche alla fine dello scorso anno furono affidate alle donne e agli uomini della Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Pisa, diretta dal commissario capo Fabrizio Valerio Nocita che, per settimane, lo hanno cercato nel territorio pisano, convinti che l’uomo non si fosse comunque allontanato dalla città, dove erano e sono tuttora radicati i suoi affetti.
Ad offrire un barlume di speranza negli investigatori, durante i giorni di ricerca, era stato un normale controllo fatto da una pattuglia delle forze dell’ordine alla compagna dell’uomo a bordo di una autovettura. L’occasione è stata propizia per intensificare le indagini su questo territorio.

Con il supporto logistico offerto dal Servizio Centrale Operativo, che ha fornito per la ricerca del catturando diversi sofisticati dispositivi tecnologici, è stato possibile monitorare gli spostamenti della donna. Dopo giorni di monitoraggio, gli investigatori della Squadra Mobile sono riusciti ad individuare il luogo dove presumibilmente si nascondeva l’uomo: una abitazione collocata al quarto piano di un palazzone in piazza Giovanni XXIII.
Sono iniziati giorni di appostamenti continuativi svolti dai poliziotti, nell’ambito dei quali l’uomo non aveva fornito alcun segno della propria presenza, sembrava quasi non abitasse lì, non usciva e non comunicava con l’esterno.

Ieri mattina, però, è avvenuto il passo falso che ha tradito il latitante. Intorno alle 10 sotto il palazzo, i poliziotti lì appostati hanno visto arrivare il camion di un noto mobilificio. All’arrivo, i poliziotti hanno notato uno degli operai della ditta citofonare all’ingresso e una sagoma apparire alla finestra dell’immobile collocato al quarto piano del palazzo.

La Squadra Mobile, stante la pericolosità del soggetto e non potendo escludere, dati i precedenti, che fosse armato, ha circondato il palazzo, presidiando tutti i piani superiori e inferiori, per poi salire al piano dell’immobile era arrestato.  Arrivati sul piano, la porta dell’immobile era spalancata, proprio a causa della presenza dei montatori che stavano installando una cucina all’interno dell’immobile. La polizia è entrata e, all’interno della camera da letto dell’appartamento, hanno trovato l’uomo il quale, alla vista degli agenti, non ha opposto resistenza alcuna, consegnandosi agli stessi, il tutto sotto gli occhi attoniti dei montatori.
Portato in Questura, dopo gli adempimenti di rito, l’uomo si trova la carcere Don Bosco.

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