Coronavirus, Rossi: “Abbiamo identificato e messo sotto controllo migliaia di persone. Non c’è un focolaio in Toscana”

Messi in sicurezza gli ospedali. Autoisolamento e segnalazione alla Asl per chi rientra da Cina, Veneto, Lombardia e presenta sintomi. Obbligo di reperibilità telefonica 8-20 per pediatri e medici di base

La prima giornata in cui la Toscana è entrata nell’elenco della regioni con almeno un caso di Coronavirus (covid19) si conclude con una lunga riunione in cui il governatore Enrico Rossi, l’assessore alla sanità Stefania Saccardi e il presidente dell’Anci Matteo Biffoni hanno fatto il punto con i sindaci di tutta la Toscana, illustrando le decisioni condivise e l’esito della teleconferenza avuta questa mattina con il primo ministro Giuseppe Conte e il capo alla protezione civile nazionale Angelo Borrelli.

Al momento il numero dei contagiati in Toscana è fermo a 2 persone: una in provincia di Pistoia, a Pescia e una a Firenze (leggi qui). Nonostante questo Rossi ha ribadito che in Toscana non vi sono focolai e non sono necessarie misure straordinarie se non quelle già vigenti con l’ordinanza emessa venerdì scorso dalla regione e integrata nella giornata di sabato 22 febbraio in linea con le direttive ministeriali.

In tarda serata è arrivata la notizia che a una persona residente a Pisa entrata in contatto con il paziente di Pescia è stata applicata la misura della quarantena con sorveglianza attiva, notificata dalla polizia municipale.
Fino al 6 marzo sarà quindi in quarantena, consigliata ai conviventi.

Per il resto, scuole aperte e vita nella normalità, con l’obbligo di segnalare stati influenzali sospetti e l’ingresso in Toscana da zone dove il contagio si è diffuso, Cina, Lombardia o Veneto, fermo restando che l’inottemperanza a queste disposizioni rappresenta una violazione delle disposizioni del codice penale e prevede quindi un’azione dell’autorità giudiziaria.

Rossi ha spiegato: “Abbiamo identificato e messo sotto controllo migliaia di persone, iniziando con le 1500 persone cinesi che rientravano dal Capodanno. Lo abbiamo fatto in maniera seria, risalendo ai genitori attraverso le assenze scolastiche dei figli, contattandoli famiglia per famiglia. E’ stato più difficile rintracciare chi non aveva figli, ma in larga parte ci siamo riusciti trovando un grande senso di responsabilità nella comunità cinese, che è stata molto disciplinata”.
“Attualmente – ha spiegato ancora Rossi – tutti i casi sospetti che si sono manifestati in Toscana, anche quelli che poi si sono rivelati negativi, sono stati isolati e valutati. La situazione al momento appare sotto controllo e non ci sono le condizioni per giustificare provvedimenti d’emergenza come, ad esempio, la chiusura delle scuole o la sospensione dei concorsi”.

“Ci sono solo due casi di tamponi positivi – ha aggiunto ancora Rossi – per i quali manca ancora la conferma definitiva dal ministero. Per il momento la situazione è sotto controllo. Non c’è un focolaio, né è stata definita una zona con la più elevata possibilità di contagio. Il sistema di prevenzione e controllo messo in atto sembra funzionare. La situazione si evolve di giorno in giorno, quindi se le condizioni cambieranno, anche le misure di controllo cambieranno. L’attenzione resta alta, ma ogni provvedimento deve essere preso attenendosi a criteri scientifici. Dobbiamo far prevalere la razionalità e la logica, non assecondare la paura solo per placare l’opinione pubblica”.

“Il nostro primario interesse – ha spiegato il presidente – è stato mettere in sicurezza i presidi sanitari. L’efficienza di ospedali e luoghi di cura deve essere tutelata prima di tutto, anche perché se davvero il virus si propagasse quei luoghi si riveleranno fondamentali. Il caso di Codogno mostra meglio di qualsiasi altro esempio quali sono le conseguenze quando ‘crolla’ la sicurezza di un presidio ospedaliero. Per evitarlo è fondamentale che si creino dei corridoi speciali per l’isolamento dei casi sospetti, che non devono ‘impattare’ sulle normali procedure sanitarie. E’ quello che abbiamo fatto fino ad ora, come ha dimostrato anche il caso, che per fortuna poi si è rivelato negativo, della signora ‘presa in carico’ dal 118 a Santa Maria Novella“.

Rossi ha ricordato che sono due i baluardi delle ordinanze e delle misure ministeriali: il tampone, che si effettua solo su soggetti sintomatici, e l’autoisolamento, che vale per chi ha avuto contatti diretti e prolungati con soggetti risultati positivi. Adeguatezza, proporzione e progressione, queste le linee a cui la Regione Toscana si atterrà nella gestione dell’emergenza Coronavirus.

Poi Rossi ha ricordato le linee guida dell’ordinanza e della disposizioni ministeriali: “Solo chi rientra in Toscana da una delle aree di contagio (Cina, Veneto e Lombardia), oppure è stato a stretto contatto con qualcuno proveniente da queste aree e presenta sintomi di una malattia acuta alle vie respiratorie deve contattare i tre numeri messi a disposizione dalle Aziende sanitarie. (leggi qui)
Chi presenta sintomi generici o non ha avuto rapporti con le aree di contagio deve anzitutto rivolgersi al proprio medico curante o al pediatra. Medici di base e pediatri devono necessariamente essere raggiungibili al telefono tra le ore 8 e le 20, in modo da fornire una consulenza personalizzata. La reperibilità in questa fascia oraria è obbligatoria in base ad un’ordinanza del presidente della Regione e in caso di violazioni verificate scatteranno provvedimenti disciplinari e la revoca della convenzione con la Regione Toscana.
Non saranno fatti tamponi a tappeto, – ha concluso Rossi – né a tutte le persone in isolamento controllato. I tamponi verranno fatti solo a chi presenta sintomi sospetti ed ha avuto contatti con le aree di contagio”.

La situzione in Italia

Alle 18 di oggi 25 febbraio in Italia, secondo i dati forniti dal capo della protezione civile e commissario per l’emergenza coronavirus Angelo Borrelli, vi sono 322 persone contagiate da coronavirus. In Lombardia le persone infettate sono 240, 43 in Veneto, 26 in Emilia Romagna, 3 in Piemonte, 3 Lazio e 3 Sicilia, 2 in Toscana, 1 in Liguria e 1 a Bolzano. Il numero dei decessi invece sale a 10.
In Italia ad oggi sono stati eseguiti oltre 8.600 tamponi e oltre due milioni e 700mila passeggeri sono stati controllati tra porti e aeroporti. In serata si è registrato un primo caso in Algeria, si tratterebbe di un cittadino italiano arrivato nel paese africano il 17 febbraio.

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