Pazienti covid 19 all’ospedale di Fucecchio: la proposta delle Opposizioni e l’annuncio di Barnini

Al San Giuseppe "il primo reparto dedicato al coronavirus è pieno"

“L’ospedale di Fucecchio diventa ospedale di compensazione (nell’emergenza coronavirus, ndr), punto di appoggio per ricoveri a bassa intensità di medicina”. Lo ha detto la sindaco di Empoli Brenda Barnini ufficializzando, di fatto, una situazione “annusata” e già ventilata come ipotesi, ma finora parte di un piano possibile e non ancora attuato. Lo ha detto annunciando il primo decesso di persona positiva al coronavirus, una donna di 89 anni morta ieri 19 marzo all’ospedale San Giuseppe.

“Dentro il nostro ospedale – ha spiegato – è in corso una rivoluzione e il primo reparto dedicato al virus si è già riempito, ne stanno allestendo subito un altro e le previsioni dicono che ne serviranno ancora. Così come i letti di terapia intensiva che erano stati predisposti e che sono quasi al completo vedranno un ampliamento”.

Già da qualche giorno – fino a una formale richiesta datata 15 marzo 2020 -, la proposta di individuare presidi e strutture covid 19 era arrivata dai consiglieri e dai gruppi di opposizione in consiglio dell’Unione dei comuni dell’Empolese Valdelsa, che al gran completo (le lettere sono firmate da Leonardo Pilastri capogruppo Lega Salvini, Maddalena Pilastri capogruppo Fratelli d’Italia, Giuseppe Romano capogruppo Forza Italia e Fabrizio Macchi capogruppo Movimento 5 stelle) “a titolo di collaborazione” avevano proposto “di esaminare la possibilità di utilizzare strutture ospedaliere ancora in attività ma configurate come strutture specialistiche e non più come ‘presidi ospedalieri’ come quella di Fucecchio (attuale Cesat), quella di San Miniato (per quanto consta, attualmente orientato esclusivamente alle attività di riabilitazione e dialisi) e quella di Castelfiorentino (attualmente, struttura ambulatoriale e Pps)”.

La proposta, inviata al presidente della Società della Salute Alessio Spinelli e ai presidenti del consiglio dell’Unione Niccolò Macallè e a quello dell’Unione dei Comuni Alessio Falorni, non aveva ricevuto risposta. Neppure dopo la donazione di Credit Agricole e Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato di ventilatori polmonari proprio al San Pietro Igneo (qui).

Nonostante proprio con la richiesta di “lumi riguardo la situazione delle strutture sanitarie per il ricovero dei contagiati, in ordine alle responsabilità ed alle competenze della Società della Salute in questo ambito” si aprissero le lettere. Mosse dalla necessità – che ora parrebbe profetica non fosse statistica – di “modelli matematici che indicano come probabile un aumento esponenziale dei casi di covid 19 nella zona della Asl Toscana Centro, che renderebbero insufficienti le attuali strutture sanitarie di ricovero e trattamento e indispensabile il ricorso a strutture alternative”.

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