“Isolamento più urgente del tampone”, il coronavirus visto dai medici di famiglia. “Errore affrontare l’emergenza negli ospedali”

Circoscritti i focolai di Santa Croce sull'Arno, la paura adesso è per le case di riposo

“In questo periodo, in cui l’influenza stagionale non sta girando, se un paziente mi chiama e mi dice di avere un po’ di febbre significa che quasi sicuramente ha il coronavirus”. A dirlo è il medico Angelo Scaduto, coordinatore dei medici di famiglia del comune di Santa Croce sull’Arno, che in poche semplici parole dà la dimensione di quel contagio che sfugge alle cifre ufficiali, quello che nella stragrande maggioranza dei casi si risolve con qualche giorno di febbre e un po’ di tosse.

Per tutte queste persone, i medici di base rappresentano il primo contatto col sistema sanitario. Un contatto rigorosamente a distanza però, per evitare “quegli errori – dice Scaduto – che inizialmente sono stati fatali in Lombardia, dove tanti medici sono andati a casa a visitare i pazienti e in molti casi li hanno mandati in ospedale, credendo di avere a che fare con una comune polmonite”. Così facendo medici e ospedali sono diventati veicolo del contagio.

I medici di base, del resto, si sono trovati per primi a dover fronteggiare un’emergenza mai vista con strumenti spesso inappropriati e con un effetto sorpresa che certo non ha aiutato. “All’inizio di tutto chi doveva tutelarci non l’ha fatto, così siamo cascati in una trappola mortale perché nessuno sapeva. Oggi siamo almeno un po’ più tranquilli e meglio organizzati” dice Scaduto, sottolineando però come i dispositivi di protezione non siano adatti per andare a visitare i pazienti nelle case. “Per stare in ambulatorio abbiamo mascherine monouso, guanti e occhiali, ma per andare dai pazienti dovremmo avere anche le tute e gli schermi protettivi davanti la faccia. Per questo siamo chiamati a fare solo il triage telefonico, dando indicazioni e cure a distanza e allertando il 118 solo per le situazioni più gravi che richiedono il ricovero in ospedale”.

La situazione dovrebbe comunque migliorare nei prossimi giorni, quando entreranno in servizio le prime Usca (le Unità sanitarie di continuità assistenziale), formate in gran parte dai giovani medici abilitati per sopperire all’emergenza: “Saranno delle unità mobili dotate di tutti i dispositivi di protezione – spiega Scaduto – con un’auto apposita che sarà sanificata alla fine di ogni turno. In base alle nostre indicazioni, i medici Usca andranno a visitare a casa le persone in quarantena e i potenziali positivi, tenendosi in stretto contatto con i medici di famiglia”.

Per tutti i potenziali positivi, tuttavia, “eseguire il tampone subito non è necessario – spiega Scaduto, condividendo le linee guida dell’Istituto superiore di sanità -. In questo periodo, se uno si sveglia con la febbre è molto probabile che abbia il coronavirus, ma sapere se sia effettivamente positivo non serve. L’importante è ricorrere all’isolamento anche all’interno della propria abitazione, indossando sempre mascherina e guanti e sanificando gli ambienti. Il tampone servirebbe piuttosto alla fine, per verificare che il paziente non sia più contagioso. Il discorso cambia invece per gli anziani e per le persone a rischio: in questo caso fare il tampone permetterebbe di partire subito con le terapie, evitando magari il ricovero in ospedale. Anche in questo l’attività dei medici Usca sarà di grande aiuto”.

Quel che è certo, tuttavia, è che col virus dovremo comunque imparare a convivere, almeno fino a quando non ci sarà un vaccino. “L’errore è stato affrontare l’emergenza negli ospedali – aggiunge il medico -. Per il futuro dovremo tutti dotarci di dispositivi adatti per questo tipo di emergenza. Le strutture ospedaliere per i malati gravi di covid 19 dovranno essere strutture a parte dove negativizzare i pazienti. Le scuole dovranno attrezzarsi per fare lezione a distanza, le associazioni di volontariato dovranno organizzarsi per consegnare a domicilio spesa e medicinali, mentre fabbriche e catena di montaggio dovranno rivedere la propria organizzazione per garantire le distanze. Fino a quando non ci sarà il vaccino ognuno dovrà trovare una soluzione”.

Guardando alla situazione locale del momento, invece, l’opinione di Scaduto è quella di un cauto ottimismo. “Anche in una realtà come Santa Croce – dice –, abbiamo avuto un paio di piccoli focolai che siamo riusciti a circoscrivere in tempo. Dopo i tre decessi di questa settimana speriamo di non averne altri. Al momento abbiamo pazienti in ospedale che dovrebbero uscirne, insieme ad alcuni casi con sintomi febbrili che dovrebbero superare la malattia a casa. Secondo me è possibile che anche la Toscana possa entrare presto in fase calante. Piuttosto, quello che ci preoccupa di più in questo momento sono le case di riposo”.

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