Cattivi odori ed emissioni, il comprensorio del Cuoio è maglia nera

Il primato negativo nella zona, secondo i dati Arpat, spetta a San Miniato

Maglia nera per i comuni del comprensorio del cuoio. Il quadro che emerge dai dati delle segnalazioni Arpat del 2019 dipinge i comuni del distretto tra quelli in provincia di Pisa come quelli da cui provengono più chiamate per lamentele dopo il comune di Pisa.

La maggior parte delle segnalazioni riguardano maleodoranze ed emissioni in atmosfera. Il primato negativo va a San Miniato con le sue 21 segnalazioni che segue Pisa che ne ha 98. Da Santa Maria a Monte sono arrivate 12 chiamate, mentre Santa Croce sull’Arno e Fucecchio, che però è in provincia di Firenze, si fermano a 8. Una in meno, quindi 7 per Montopoli in Valdarno. Arpat dopo sopralluoghi e interventi in molti casi è riuscita a risalire alla fonte del problema, individuando questa o quella azienda da cui provenivano le maleodorante.

Tuttavia, nei comuni del Comprensorio, secondo Arpat, esiste anche un’ampia casistica di segnalazioni che non ha trovato un riscontro oggettivo, nonostante le indagini condotte, per cui non è stato possibile individuare la sorgente. Infatti, come spiegano i tecnici, vari fattori possono esserne causa e le condizioni meteorologiche sfavorevoli alla propagazione possono accentuarne gli effetti. Tra le cause Arpat segnala l’attività conciaria non rispettosa delle buone pratiche, lo spargimento di concimi sui terreni non rispettando le prescrizioni di legge, il transito di camion trasportanti materie maleodoranti o cattivi odori di tipo transitorio (durata molto contenuta) che si verificano appunto in particolari situazioni meteo.

Questa la situazione comune per comune: a gennaio e febbraio 2019 sono pervenute varie segnalazioni, di cattivi odori, della zona di Ponte a Egola, nel comune di San Miniato. Le verifiche Arpat hanno portato a evidenziare come causa lo spandimento di acque di vegetazione derivanti da spremitura di olive, su terreno agricolo, ad opera di un frantoio della zona. San Miniato, oltre a maleodoranze ed emissioni in atmosfera, registra anche due segnalazioni per scarichi idrici, due per rifiuti e una per rumore.

Le maleodoranze segnalate dal Comune di Santa Maria a Monte sono imputabili, secondo Arpat, in gran parte all’impianto a biogas della Prati Bioenergia, dove era stata realizzata una vasca adibita a stoccaggio della sansa dei frantoi oleari. Data la preoccupazione dei cittadini il 14 novembre 2019, il comune di Santa Maria a Monte ha indetto un incontro pubblico in località San Donato, con Arpat ed Asl, per poter rispondere a dubbi e quesiti dei cittadini. “Arpat – afferma ancora il responsabile del dipartimento di Pisa Gaetano Licitra – ha segnalato alla Regione la necessità di introdurre specifiche nuove prescrizioni per l’impianto per mitigare le maleodoranze che si possono verificare”.

Dal comune di Montopoli in Valdarno le maggiori maleodoranze lamentate sono riferite all’impianto di depurazione di San Romano, nel comune di San Miniato, Consorzio Cuoiodepur S.p.A., con un picco nel mese di settembre 2019. Le valutazioni di Arpat hanno evidenziato che l’evento si è verificato in concomitanza con il riavvio dell’impianto dopo il fermo estivo, a causa di alcuni malfunzionamenti che sono stati relazionati agli enti competenti. Montopoli, poi, registra anche un chiamata per rifiuti.

Per quanto riguarda la zona di Castelfranco di Sotto, nel corso degli anni 2018 e 2019, l’Ufficio relazioni con il pubblico di Arpat ha registrato un numero di esposti per cattivi odori nettamente inferiore rispetto al passato. Il risultato è dovuto agli interventi di adeguamento impiantistico dello stabilimento di trattamento rifiuti liquidi e fangosi, pericolosi e non pericolosi di via Malpasso, gestito da HerAmbiente (ex Waste Recycling): “alla fine del 2018, infatti, – ricorda Licitra – si sono conclusi gli interventi di adeguamento richiesti dalla regione Toscana, su indicazione di Arpat per ridurre i cattivi odori provenienti dallo stabilimento. Tali modifiche, realizzate nel corso di 5 anni, anche se molto impegnative per la società da un punto di vista economico, hanno reso la piattaforma capace di trattare qualsiasi tipologia di rifiuto liquido e fangoso con migliori prestazioni ambientali.”

L’intera provincia di Pisa è la seconda provincia toscana per numero di segnalazioni nel 2019: 199 in tutto di cui 65 provenienti dai comuni del Comprensorio del cuoio. Le segnalazioni provenienti dagli altri comuni e relativi ad altre matrici risultano residuali e nettamente inferiori rispetto agli anni precedenti. Tra questi, Santa Croce sull’Arno, che pure non ha un numero elevatissimo di segnalazioni, ne ha una per amianto.

Tre le zone del comune di Pisa, dove si sono registrate particolari criticità per cattivi odori c’è la zona di San Piero a Grado, che nel periodo di settembre è stata oggetto di forti maleodoranze dovute allo spandimento di coincimi prodotti a partire da rifiuti, fortemente odorigeni, provenienti da un impianto della Lombardia, in provincia di Brescia. Le condizioni meteo, tempo sereno e direzione del vento sfavorevole, hanno permesso che i residenti della località venissero investiti dall’odore nauseante cosicché sono pervenute ad Arpat 15 segnalazioni in pochi giorni, dal 4 al 18 settembre. L’interruzione dello spandimento, imposta con ordinanza del sindaco richiesta anche da Arpat e dalla Asl, ha consentito all’emergenza di rientrare nei giorni immediatamente successivi.

Anche la zona industriale di Ospedaletto, con frequenti maleodoranze imputabili a più fonti, tra cui, prevalentemente, l’impianto di gestione e trattament rifiuti HerAmbiente S.p.A. (ex Teseco), altre attività produttive presenti nella zona, il vicino campo rom, smantellato a settembre 2019, con i numerosi abbruciamenti di materie soprattutto plastiche. Per quanto riguarda Herambiente Arpat, a seguito degli interventi effettuati, ha relazionato più volte nel corso degli anni sulle carenze derivanti dall’impianto. Nel 2019 i periodi più critici sono stati maggio, quando sono stati effettuati lavori di asfaltatura del piazzale dell’impianto e settembre-ottobre, quando si è verificato un maggiore afflusso di camion carichi di fanghi da depurazione civile da stabilizzare, prima dell’utilizzo in agricoltura. “Nel corso del 2019, comunque – afferma il responsabile del dipartimento di Pisa Gaetano Licitra – con la realizzazione del nuovo parcheggio delle autocisterne maleodoranti, si è verificata una significativa riduzione degli esposti, sebbene purtroppo il verificarsi dell’epidemia in corso abbia determinato un’attuale diversa gestione degli ingressi con il risultato di rinvigorire le proteste, a seguito delle quali Arpat è intervenuta per promuovere una soluzione”.

Infine, la zona del litorale (Calambrone e Tirrenia) che registra il maggior numero di segnalazioni per cattivi odori provenienti dal confinante territorio livornese e di Stagno, nel comune di Collesalvetti, dove si trovano numerose attività petrolifere (raffineria ENI, vari depositi di stoccaggio, eccetera). Ai normali cattivi odori si aggiungono, infatti, le elevate temperature che aumentano le criticità, incrementando la vita all’aperto e costringendo a tenere aperte le finestre delle abitazioni.

Un deciso miglioramento è stato registrato nel comune di Vicopisano, dove dalla zona di Lugnano, negli ultimi anni, erano pervenute numerose lamentele per maleodoranze. Al riguardo l’attività di Arpat ha consentito di individuare nell’installazione della Delca Eenergy S.r.l. la causa principale di tali fenomeni.

Infine, Arpat segnala che sta proseguendo l’attività di sopralluoghi e verifiche effettuate in sinergia tra i dipartimenti di Pisa e Livorno per verificare lo stato degli impianti e promuovere azioni di miglioramento, anche mediante specifiche prescrizioni negli atti autorizzativi per le aziende interessate.

 

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