Parà morto in caserma, indagati 5 ex caporali

Anche la procura di Pisa ha concluso l'indagine. Per la giustizia militari sono invece 3 i responsabili della morte di Emanuele Scieri

Morte del parà della Folgore Emanuele Scieri: un solo caso, una doppia indagine che si snoda su due binari paralleli. Da una parte la procura militare che ha chiuso le indagini il 13 maggio scorso rimandando a giudizio tre caporali per il reato di violenza ad inferiore e omicidio pluriaggravato in concorso.

Dall’altra parte la procura di Pisa che indaga sulla morte del giovane dall’inizio del 2018, un’inchiesta portata avanti dal procuratore capo Alessandro Crini e dal sostituto Sisto Restuccia, oggi (15 giugno) è stato notificato l’avviso di conclusione indagini. Sono cinque gli indagati dalla procura ordinaria, tre di loro per il reato di omicidio volontario e sono gli ex caporali Andrea Antico, Luigi Zabara e Alessandro Panella, quest’ultimo già in carcere dall’estate del 2018 per esecuzione della misura cautelare per pericolo di fuga.

Tra gli altri anche l’ex comandante della Folgore generale Enrico Celentano (da tempo in pensione), per il reato di false dichiarazioni al pm.

L’indagine prende il via a seguito dell’interrogazione parlamentare di inchiesta che ha trasmesso gli atti alla procura nel dicembre 2017.

Tra le persone sentite sulla vicenda spicca la testimonianza dell’ex militare Mario Ciancarella che ha rilasciato dichiarazioni ritenute utili per ricostruire l’episodio.

Emanuele Scieri, il parà di leva nato a Siracusa venne trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa.

Il commento di Ciampi

“Un caso – sottolinea l’onorevole Lucia Ciampi – che è stato possibile riaprire anche grazie alla Commissione Parlamentare d’inchiesta della Camera che nella scorsa legislatura ha lavorato proprio per far luce su questa vicenda. Dalla ricostruzione riportata dal procuratore capo di Pisa Alessandro Crini emergono inquietanti fatti sull’aggressione subita dal giovane commilitone siciliano che hanno portato all’accusa di omicidio volontario aggravato dei tre caporali imputati.

In situazioni come queste il mio pensiero va alla memoria di un giovane ragazzo pieno di vita che non aveva nessuna intenzione di suicidarsi, alla famiglia di Emanuele che a distanza di 20 anni può ottenere giustizia e alla città di Pisa che è stata coinvolta emotivamente in questa vicenda.

La politica e le istituzioni hanno il dovere di ricercare la verità, monito che vorrei fosse recepito in periodi controversi come quello che stiamo vivendo, in cui con ogni stratagemma si tende a manipolare la realtà e si cerca di approfittare della buona fede dei cittadini”.

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