Tentano lo scippo, la donna resiste e allora le botte e gli spintoni per prendere la borsa

Il fatto a Santa Croce sull'Arno. Pochi giorni prima forse gli stessi due uomini dell'est Europa aveva derubato una ciclista

In due in sella a una moto, si affiancano, afferrano borse e beni di valore e poi cercano di fuggire compiendo quando scippi, quando furti con destrezza. Chi ha provato a opporre resistenza è stato pestato e mandato in ospedale. Gli episodi di criminalità con questa dinamica negli ultimi giorni sono almeno due: entrambe a Santa Croce sull’Arno e a farne le spese sono state due donne. Nel primo caso la vittima è stata un’anziana di 87 anni che, per fortuna, se l’è cavata con un grosso spavento, ma senza danni fisici e tutto si è risolto con una furto con destrezza. Peggio è andata a una signora più giovane, che ha dovuto fare i conti con le botte e gli spintoni dei due malviventi per la “colpa” di aver trattenuto la borsa mentre volevano ‘strapparla’ una rapina vera e propria. Per lei, il danno, oltre che economico (più di 300 euro), è stato anche fisico: “ha ancora i lividi sotto agli occhi e sulle braccia”, ha raccontato la figlia.

Alle vittime e alle loro famiglie sembravano episodi isolati, almeno fin quando si sono accorti che non erano gli unici ad aver subito “scippi” di questo tipo. Dopo le denunce depositate dai carabinieri i parenti delle donne, rispettivamente la nipote e la figlia, hanno deciso di rendere pubblico l’accaduto “perché – speigano – se ne parli e si sappia cosa sta succedendo”. In effetti, anche se ancora non è possibile collegare i due fatti con certezza (a questo ci penseranno eventulamente gli inquirenti), il dubbio che si tratti del modus operandi consolidato di una banda può legittimamente venire.

“Mia nonna stava tornando in bicicletta da Castelfranco a Santa Croce – ha raccontato S.M, la nipote dell’87enne che sabato 5 settembre si è trovata nella brutta situazione -. Erano le 18,30 quando due ragazzi senza casco su una moto da cross l’hanno affiancata e le hanno portato via la borsa che lei aveva nel cestello della bici. Per fortuna non è cascata, ma ha subito un trauma psicologico molto pesante. Ora non dorme la notte e vive nel terrore che qualcuno possa tornare o entrare in casa”. un furto con destrezza piuttosto pesante per la vittima.

Il bottino, in quel caso, era di pochi euro, ma nella borsa c’erano cose essenziali: medicine, telefono, occhiali. Qualche ora dopo, infatti, “la borsa è stata ritrovata – ha detto S.M. -. Senza soldi, ma almeno è stata ritrovata”.

Una tecnica, insomma, non particolarmente raffinata: semplicemente individuano la “preda”, si avvicinano sfruttando l’agilità del mezzo di locomozione e scappano. Questo nella speranza di trovare essenzialmente soldi o altre cose di valore. Nel caso in cui le cose si complicassero, fermo restando che gli eventi siano collegati, i malviventi non hanno esitato a passare alle mani trasformando un furto in una rapina, reato più grave del furto.

Il secondo episodio, primo in ordine di tempo, è di venerdì (4 settembre) “poco prima della mezzanotte – come ha raccontato Debora Torre, figlia della seconda malcapitata – all’incrocio tra la via provinciale Francesca nord e via Cattaneo a Santa Croce. Mamma stava tornando alla macchina dopo che era stata da un’amica quando in due, uno col casco e l’altro senza, si sono accostati e volevano portarle via la borsa”.

È stato a quel punto che è iniziato un breve tira e molla durante il quale i due hanno intimato alla donna di dare loro i soldi. “Mia mamma li ha sentiti parlare – ha spiegato ancora la figlia –, i due avevano un accento tipico delle lingue slavo e quando mia mamma ha opposto resistenza loro si sono incattiviti strattonadola e picchiandola. Per noi il danno è stato anche economico perché erano i soldi delle bollette, ma almeno non è cascata e se l’è cavata con qualche livido. Chiediamo, però, che se ne parli, che si sappia che sta succedendo questo e che quindi bisogna prestare attenzione”.

Il bottino, in questo caso, era di oltre 300 euro. “Devo ringraziare i carabinieri – ha detto Debora – che si sono dimostrati subito efficienti: hanno già chiamato la mamma due volte in caserma. Una volta per il riconoscimento di due persone e una volta per il riconoscimento di un mezzo”. Segno che una pista c’è. Certamente riconoscere due persone, di cui uno con il casco, al buio e durante una fase concitata non è semplice. Per il mezzo, invece, la vittima non ha avuto dubbi: quello usato era di piccola cilindrata, probabilmente un 50 centimetri cubi. Questo, in ogni caso, non toglie che i malviventi possano aver cambiato tipo di motorino ogni volta, ammesso che i due fatti siano collegati. Sta di fatto che, stando a quanto raccontato dalle due parenti, “ci sarebbero stati anche altri casi a San Romano e San Pierino”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Cuoio in diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.