Minacciavano i clienti e li costringevano a fare i loro galoppini, sgominata banda dello spaccio. Uno teneva segretata una donna per fare sesso

Indagine dei carabinieri: eseguite sei ordinanze di custodia cautelare

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Sei ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Lucca su richiesta della procura per un giro di spaccio scoperto al confine con la provincia di Pisa.

Tutti gli indagati sono accusati a vario titolo di numerose cessioni di sostanza stupefacente, eroina e cocaina, avvenute al confine tra le province di Pisa e Lucca, a favore di innumerevoli clienti, tossicodipendenti da molti anni, nei confronti di alcuni dei quali sono state ricostruite diverse centinaia di acquisti in un arco temporale molto lungo.

L’indagine dei carabinieri è stata avviata nel novembre di due anni fa, quando nel corso di un controllo in un’area boschiva del Comune di Lucca, i militari sorprendevano un extracomunitario che per guadagnare la fuga si trova costretto a lasciare sul posto un involucro contenente 22 grammi di eroina, un bilancino elettronico, denaro contante e un telefono cellulare. Proprio l’analisi del telefono, sul quale continuavano e pervenire le telefonate dei clienti anche dopo il suo abbandono da parte dello spacciatore, ha consentito di avviare la ricostruzione dell’organigramma del gruppo, dedito all’illecita attività, e del loro giro d’affari, costituito soprattutto da clienti italiani di diverse fasce d’età.

Fondamentale è stato al riguardo il contributo offerto da svariati acquirenti, che dopo essere riusciti a superare le remore e le paure iniziali, hanno permesso con le loro dichiarazioni precise e concordanti di ricostruire località e modalità di spaccio, nonché il ruolo rivestito da ciascun componente il sodalizio.

A capo dell’organizzazione, secondo l’accusa, sono stati così collocati due fratelli tunisini, entrambi finiti in manette questa mattina, un  21enne e un 23enne. Quest’ultimo era stato arrestato nella fase iniziale dell’attività, nel luglio 2019, allorché fu trovato in possesso di complessivi 70 grammi di stupefacente, tra eroina e cocaina. I predetti fratelli ingaggiavano tra i loro collaboratori solo persone di estrema fiducia, per lo più legati da vincoli di parentela alla loro famiglia, ai quali affidavano la responsabilità di singole piazze di spaccio, individuate nelle aree boschive ubicate intorno le località di Nozzano, Cerasomma, Balbano e Filettole, tutte situate in prossimità del confine tra la città di Lucca e la provincia di Pisa. Una scelta dettata all’esigenza di ampliare la cerchia degli acquirenti, oltre che rendere meno agevoli gli interventi repressivi delle Forze di Polizia.

Ogni spacciatore, secondo quanto ricostruito, utilizzava diverse utenze telefoniche che periodicamente cambiava e sulle quali era solito memorizzare i contatti dei clienti, anche quelli meno abituali, ai quali in occasione di ogni cambio utenza mandava un messaggio per informarli del nuovo numero sul quale essere in futuro contattati. Gli spacciatori però, non si limitavano a questo.

I militari ritengono che adottassero verso i clienti un atteggiamento minatorio, costituito da violenze fisiche e morali, al fine di ottenere l’obbedienza dei tossicodipendenti, il loro silenzio e la loro sottomissione; il tutto generando uno stato di soggezione, affinché i medesimi si rifornissero di stupefacente esclusivamente tramite la loro catena, venissero dissuasi dall’intraprendere un eventuale percorso di recupero e non fornissero alcuna collaborazione alle forze di polizia. Come già acclarato anche in pregresse attività investigative gli spacciatori, dal primo pomeriggio sino a tarda notte, erano soliti rimanere nascosti tra la vegetazione, in attesa dei clienti che, prevalentemente in automobile, dopo aver telefonato, venivano avvicinati lungo il ciglio della strada per poi ripartire subito dopo.

Alcuni fra i numerosi clienti, non avendo la disponibilità economica necessaria per soddisfare il loro fabbisogno di droga, hanno ammesso di aver provveduto, al fine di godere di un trattamento di favore nell’acquisto dello stupefacente droga, anche a svariate esigenze di carattere logistico degli spacciatori, i quali, anche per eludere eventuali attività investigative, non utilizzavano specifiche auto, ma venivano sempre accompagnati da acquirenti selezionati nei siti di spaccio, facendo loro ricorso anche per farsi portare da bere o da mangiare parimenti che per ogni altra necessità.

Nessuno tra i componenti della gang, secondo quanto ricostruito, è mai stato intestatario di vetture o di contratti di locazione. Anche per soddisfare esigenze di carattere abitativo, gli spacciatori facevano ricorso ai clienti. Nell’abitazione di uno di questi, nel quartiere Sant’Anna di Lucca, i militari, nel mese di gennaio scorso avevano sorpreso una donna di 32 anni, tossicodipendente, tenuta segregata, secondo i carabinieri, dallo straniero nell’appartamento per fare sesso. All’interno dell’abitazione, oltre al predetto straniero, già nell’occasione arrestato in flagranza di reato, i Carabinieri recuperarono circa 20 grammi di eroina. Nella circostanza era stata la mamma della ragazza a chiedere l’intervento dei militari, dopo essere rimasta senza ricevere notizia della figlia per alcuni giorni.

Tra le altre persone finite in manette in data odierna, anche un 22enne rintracciato nel quartiere Cisanello di Pisa e un 22enne, anch’egli abitante in Pisa e sino ad oggi sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria dopo essere stato tratto in arresto in flagranza di reato nel corso dell’attività, nel mese di febbraio scorso quando fu trovato in possesso di 35 grammi, tra eroina e cocaina. Elementi importanti della collaudata rete di spaccio anche due minori tunisini, rispettivamente di anni 16 e 17, legati alla famiglia e la cui posizione è al vaglio del Tribunale per i minorenni di Firenze.

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