Checcucci ha lottato con il suo assassino prima di essere ucciso da 10 coltellate

I fendenti sono stati inferti alla vittima con violenza, l'autopsia fa chiarezza sull'arma del delitto. Le altre indagini dei carabinieri

Ha lottato contro il suo assassino, Roberto Checcucci, prima di morire. Il 53enne di Fucecchio rinvenuto cadavere domenica scorsa nella golena d’Arno a Castelfranco di Sotto, nella zona di via dei Tavi (qui), prima di soccombere alle coltellate inferte dall’aggressore, ha tentato di resistere e ha provato a difendersi, ingaggiando una colluttazione che ha lasciato i suoi segni. Questo è uno dei nuovi elementi che emerge dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Pisa impegnati in un lavoro estremamente capillare e dall’autopsia conclusasi ieri 1 ottobre in tarda serata. Gli investigatori infatti stanno cercando indizi che poi, un domani chiuse le indagini, potrebbero diventare elementi di prova a carico dei responsabili. E qualche dettaglio in più sullo scenario in cui si è consumato il delitto sta emergendo.

L’autopsia condotta dal medico legale David Forni su incarico del sostituto procuratore è stata lunga ed estremamente complessa, in cerca di indizi. Ora è possibile dire che l’arma bianca, con cui Checcucci è stato attinto per ben 10 volte in vari parti del corpo, è un coltello con una lama dotata di un solo tagliente, piuttosto lunga e sottile (tanto che i fori apparentemente in un primo momento erano apparsi compatibili con un cacciavite) ma il tagliente ha lasciato le sue traccie e ha permesso di fare chiarezza sul fatto che si tratti di una lama.

L’aggressore ha sferrato i colpi frontalmente con violenza e rapidità, dato questo che ridimensiona la dinamica dell’accoltellamento e potrebbe contribuire a restringere il campo anche sul movente. Insomma l’aggressore non ha atteso Checcucci nel canneto per poi assalirlo alle spalle ma lo ha affrontato frontalmente, librando una decina di fendenti al tronco (il medico legale ha trovato un polmone perforato da una coltellata), alle braccia, al collo, un fendente ha attinto la vittima all’aorta recidendola.

Altre due coltellate sono state librate alla testa di Checcucci, forse quando era già in fin di vita, chinato per il dolore degli altri colpi e la lama ha inciso profondamente tessuti e osso, anche se non ha perforato la scatola cranica. Insomma il killer ha colpito con furia e violenza con molta probabilità e ha continuato a colpire con fendenti potenzialmente letali Checcucci, fino a quando quest’ultimo non si è accasciato a terra esanime.

Al momento il medico legale non si è pronunciato su quale sia stato il colpo letale e si riserva di esaminare più approfonditamente gli elementi emersi dall’autopsia eseguita all’istituto di medicina legale di Pisa.
Nei prossimi giorni poi sarà fatta anche la ‘profilazione’ genetica dell’aggressore o degli aggressori, sulla base degli elementi che sono stati raccolti sul corpo della vittima, perché nella colluttazione, come era inevitabile, l’assassino ha lasciato quasi sicuramente tracce del proprio dna sul corpo della vittima. Questi elementi potrebbero essere utili agli investigatori per restringere il campo. Sicuramente chiariranno se si tratta di una o più persone, ma magari anche se si tratta di una donna o di un uomo e probabilmente anche l’ambito di provenienza geografica e altri elementi che potrebbero essere decisivi per dare una svolta alle indagini.

Le indagini sul territorio
I carabinieri, mentre il medico legale e i biologi continuano ad esaminare gli elementi raccolti sul corpo della vittima, stanno lavorare sul territorio: nelle ultime ore hanno ascoltato altre persone che potrebbe aver visto qualcosa o comunque fornire elementi utili a delineare da un lato la scena del delitto, dall’altro a comprendere meglio la vita privata di Checcucci, in cerca di dettagli che potrebbero andare a formare, messi insieme come un mosaico, un movente o qualcosa di simile.

Inoltre c’è il lavoro sulle immagini riprese dalle telecamere che si trovano intorno alla zona dove è stato commesso il delitto, nella mattinata di domenica scorsa. Un lavoro immane in termini di dati da vagliare, nel quale però, secondo gli inquirenti, si trovano elementi utili a risolvere il giallo di Castelfranco di Sotto, per dare un movente a questa tragedia e un volto all’assassino del 53enne di Fucecchio. Insomma, piano piano e con molto lavoro da parte dei carabinieri, elementi investigativi stanno emergendo.

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