Acquisti di Natale senza (brutte) sorprese: i consigli della polizia postale

In Toscana negli ultimi tre mesi sono state ricevute 1200 denunce con un danno economico di oltre 630mila euro

Allarme truffe nel periodo natalizio dalla polizia postale e delle comunicazioni. In particolare in questo periodo, infatti, diventa fondamentale la  sicurezza in rete, la tutela dei dati personali, la protezione da frodi e rischi negli
acquisti: temi caldi e particolarmente sentiti da chi utilizza internet.

Il numero delle segnalazioni e denunce ricevute sul commissariatodips.it, sommate a quelle delle persone arrestate e denunciate nel corso del 2020, hanno registrato un incremento dell’89.1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per questo motivo la polizia postale e delle comunicazioni ha potenziato ogni utile strumento per aiutare i navigatori, occasionali o assidui, a sentirsi più sicuri in occasione del loro prossimo acquisto e a contrastare nel contempo le truffe messe in atto su internet, anche attraverso la chiusura di spazi virtuali.

Sul tema una guida pratica sarà disponibile sul sito della polizia, sul portale della polizia postale (www.commissariatodips.it) e sulle relative pagine Facebook e Twitter. “L’ultima operazione – spiega Polposta – effettuata dalla polizia postale ha messo in luce un complesso modus operandi che vedeva i criminali pubblicizzare la vendita di capi di abbigliamento tramite Instagram, la piattaforma più popolare tra i giovani e giovanissimi. La proposta di capi “alla moda” dal modesto valore commerciale, l’uso di un ambiente social in voga tra i più giovani e l’utilizzo di profili con migliaia di follower hanno facilmente attratto le giovani vittime, inducendole agli acquisti poi rivelatisi truffaldini. Gli utenti, accuratamente selezionati, venivano contattati su Instagram ed indotti al pagamento mediante ricariche di carte prepagate. Successivamente, i truffatori, con altri profili social, ricontattavano le vittime persuadendole ad effettuare un nuovo pagamento, adducendo giustificazioni pretestuose come spese di dogana o problemi fiscali”.

In Toscana negli ultimi tre mesi sono state ricevute 1200 denunce di truffe on line, e clonazione di carte di credito e phishing con un danno economico totale di circa 630mila euro. 169 le persone denunciate e 1 arrestata.

Ecco le modalità più frequenti per le truffe on line

Trading on line

La truffa si articola nell’adescare e convincere il cittadino ad effettuare investimenti a basso rischio mediante acquisto di crypto valuta o partecipazione ad operazioni di trading on line. I finti broker contattano le vittime prospettandogli investimenti a basso rischio e alta rendita. Solitamente i contatti avvengono a mezzo comunicazione telefonica con prefissi sia italiani che esteri. Il sedicente broker convince la vittima ad effettuare un primo investimento, solitamente nell’ordine dei 250 euro mediante pagamento con carta di credito. La cifra corrisposta in realtà serve ad effettuare la registrazione di un account di prova su piattaforme trading realmente esistenti. Detto account riservato all’investitore in realtà viene gestito dai truffatori che potendo inserire manualmente i profitti ottenuti mediante simulazione di investimento, fanno credere alla vittima di avere nell’immediato forti guadagni, incentivandola cosi ad investire ulteriormente. Questo modo di procedere si protrae, con l’assistenza giornaliera del finto consulente, fino a quando la vittima per indisponibilità o per monetizzare chiede il ritiro del capitale. In tale circostanza gli viene riferito che il ritiro del capitale è subordinato al pagamento di una tassa che va dal 15% al 26% del capitale totale (investimento+profitto), falsa informazione che scoraggia l’utente ad effettuare ulteriori versamenti e a trovarsi nella posizione di non poter ritirare il capitale maturato, che tra l’altro non è comunque disponibile, se prima non effettua importanti versamenti per le tasse da pagare, aggravando il danno della truffa.

Mobile phishing

La truffa, analoga a quella del classico phishing, si articola in due modalità, spesso concorrenti, note come smishing e vishing. Lo smishing in particolare si concretizza attraverso messaggi sms malevoli che, per similitudine, si collocano in coda ad altri messaggi autentici ricevuti dalla banca; tali sms contengono link di rinvio a pagine di phishing dove l’utente, ritenendo di operare sulla pagina veritiera, è indotto ad inserire le proprie credenziali bancarie consegnando così i propri dati ai cyber-criminali. La tecnica del vishing invece consiste nel contattare la potenziale vittima tramite una chiamata telefonica nella quale un finto operatore di banca, attraverso raggiri ed argomentazioni capziose, la persuade a fornire i codici dispositivi del proprio rapporto finanziario; è frequente, nel corso di tali chiamate, che il truffatore prospetti alla vittima la necessità di ottenere il suo codice al fine di bloccare alcuni tentativi illeciti di prelievo operati da terzi. Sfruttando questo momento di incertezza i criminali ottengono le credenziali di accesso ai conti correnti che subito dopo provvedono a svuotare. La frode è particolarmente subdola poiché le chiamate sembrano arrivare dal numero della propria banca, da qui l’appellativo di alias e, parlando con un operatore, il correntista è convinto quindi di trovarsi in un ambiente favorevole, nella sua cosiddetta comfort zone ed abbassa il suo livello di allerta.

Truffa romantica

La truffa si articola nell’adescamento sui principali social network di persone, sole o comunque bisognose di avere dei rapporti umani con altri. La vittima viene contattata da un soggetto che il più delle volte si presenta come alto ufficiale dell’esercito statunitense o britannico, che dopo una prima fase di fitta corrispondenza conoscitiva, illustra alla vittima progetti futuri che lo stesso ha intenzione di intraprendere successivamente al suo collocamento a riposo dal lavoro. In alcuni casi detta circostanza è sostituita proprio dalla necessità di avere dei fondi necessari a sbloccare le pratiche di pensionamento, motivandone l’impossibilità di disporre del proprio denaro perché impegnato in missione su una corazzata. Il reo assicurando la vittima di una sicura restituzione del denaro anche in virtù della loro attuale relazione, riesce a convincere la vittima ad operare bonifici in suo favore, denaro che in realtà viene distratto su diversi conti attivi in diverse zone del mondo. A conclusione della truffa il sedicente ufficiale militare si rende irreperibile, creando un forte stato depressivo nella vittima sia per l’illusione di una possibile storia d’amore che per il danno economico provocato.

Truffa Atm

La truffa viene realizzata sui siti di e-commerce (www.subito.it, www.ebay.it eccetera) nei confronti di coloro che pubblicano annunci di vendita. In particolare il venditore viene contattato da una persona interessata all’acquisto che, raggiunto l’accordo per importo e spedizione, manifesta la volontà di effettuare il pagamento con una nuova metodologia a suo dire messa a disposizione da Poste Italiane. Pertanto invita il venditore a recarsi presso uno sportello Atm Bancoposta dove, una volta giunto, telefonicamente gli fornisce le istruzioni per ricevere il pagamento, ovvero gli fa inserire la propria tessera bancomat nello sportello Atm, gli fornisce un codice da digitare sul tastierino, che però altro non è che il numero della sua carta Postepay, sulla quale, traendolo in inganno, fa ricaricare la somma pattuita.

Le regole per gli acquisti online

Questo il decalogo per evitare ‘fregature‘: utilizzare software e browser completi ed aggiornati; dare la preferenza a siti certificati o ufficiali; un sito deve avere gli stessi riferimenti di un vero negozio; leggere sempre i commenti e i feedback di altri acquirenti; su smartphone o tablet utilizzare le app ufficiali dei negozi online; utilizzare soprattutto carte di credito ricaricabili; non cadere nella rete del phishing e/o dello smishing; leggere attentamente l’annuncio prima di rispondere: un messaggio bem strutturato è più affidabile; diffidare di oggetti messi in vendita a un prezzo irrisorio; dubitare di chi chiede di esser contattato al di fuori delle piattaforme di annunci con la scusa di far risparmiare sulle commissioni.

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