A 4 anni dalla tragedia, torna in aula il processo per la morte di Raghi

Per la prima volta sono stati ascoltati i carabinieri del Ris e l'uomo che il 15 dicembre 2016 dette l'allarme da via Maremmana

Tra pochi giorni sarà un triste anniversario per le comunità di Santa Croce sull’Arno e San Miniato e ancora più triste sarà per i familiari Raghi Cioni, il 30enne che nel tardo pomeriggio del 15 dicembre 2016 venne travolto e ucciso lungo via Maremmana da un veicolo che poi si dileguò senza prestare soccorso.

Un anniversario che, nel suo dolore è stato anticipato di pochi giorni dall’udienza di oggi 10 dicembre all’aula penale di tribunale di Pisa, in un processo che comincia solo ora ad entrare nel vivo delle evidenze scientifiche dopo 4 anni dai fatti, nonostante l’ottimo lavoro svolto dagli inquirenti, i carabinieri, prima quelli di San Miniato per rintracciare il veicolo e poi dai colleghi del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) che permisero di mettere il furgone che era nella disponibilità degli imputati, i Piazzesi padre e figlio, in relazione con la morte di Raghi.

Oggi in aula infatti sono stati sentiti proprio i carabinieri del Ris, in una prima testimonianza. Il maresciallo dei reperti scientifici ha illustrato anche con l’aiuto di alcune immagini come la bicicletta di Raghi Cioni sia stata collegata oltre ogni dubbio, secondo gli inquirenti, con i segni di incidente ritrovati sul furgone dei Piazzesi.

In aula era presente ed è stato ascoltato dal giudice grazie alle domande del pubblico ministero e degli avvocati (la famiglia della vittima è rappresentata dall’avvocato Alberto Benedetti) anche un carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di San Miniato che sotto la guida del luogotenente Davide Daini partecipò alle investigazioni che permisero rapidamente di rintracciare il furgone dei Piazzesi.
Oggi è stato ascoltato anche un testimone chiave per l’avvio della indagini, l’uomo di origine straniera ma residente a Fucecchio da tempo, che la sera del 15 dicembre 2016 pochi istanti dopo l’incidente mortale, si trovò a transitare in via Maremmana e si accorse nonostante l’oscurità che sulla strada vi era il corpo di un uomo, dando l’allarme ai carabinieri di San Miniato e al 118.

Un’udienza, che se apparentemente può sembrare interlocutoria in realtà introduce, anche se a distanza di 4 anni dai fatti, nella parte più importante e sicuramente più dolorosa dell’iter processuale, ovvero le indagini tecniche su cui si basa l’impianto accusatorio del pubblico ministero.
Dopo l’ampia testimonianza resa in passato dal luogotenente dei carabinieri Daini, che aveva coordinato la prima fase delle indagini, oggi si è cominciato a entrare nel vivo della evidenze scientifiche raccolte dai carabinieri del Ris sui reperti.

Daini e in generale gli uomini del Norm e della compagnia dei carabinieri di San Miniato, erano riusciti fin da subito a trovare riferimenti indiziari che messi tutti insieme e collegati correttamente come in un mosaico, permisero di arrivare rapidamente al furgone dei Piazzesi già nei giorni successivi ai fatti, prima che le prove potessero essere alterate, dando una speranza poi diventata una concretezza a indagini che fin dalle prime ore apparivano difficili.

Il lavoro dei colleghi del Ris, poi, confermarono che la pista investigativa dei carabinieri di San Miniato era compatibile con le evidenze scientifiche emerse dalla correlazione tra la bici di Raghi, i danni rinvenuti sul furgone e quanto emerso dall’autopsia sul corpo del povero ragazzo.

Si tornerà in aula il 20 aprile 2021a a Pisa con nuove testimonianze dei carabinieri del Ris e probabilmente in quella data saranno ascoltati anche i primi testi di parte civile.

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