Cadaveri fatti a pezzi, la ex del figlio resta in carcere: potrebbe uccidere ancora

Nell'ordinanza del gip il pericolo di reiterazione del reato e di fuga

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Cadaveri fatti a pezzi: la ex del figlio potrebbe uccidere ancora. Elona Kaleska resta in carcere.

Lo ha stabilito il gip di Firenze, dopo l’arresto avvenuti giorni addietro per mano dei carabinieri che indagano sul duplice omicidio dei due coniugi, i cui resti sono stati ritrovati, smembrati, all’interno delle quattro valige nel terreno tra il carcere di Sollicciano e la FiPiLi.

Nell’ordinanza del giudice delle indagini prelimiari, tra i motivi della custodia cautalare in carcere, anche il pericolo che la donna possa fuggire in Albania.

Pericolo di reiterazione del reato e pericolo di fuga, le motivazioni, quindi hanno indotto il magistrato Angelo Antonio Pezzuti alla decisione di confermare il carcere per la donna, finita in manette dopo il fermo disposto dal pm Ornella Galeotti.

Elona Kalesha è  accusata dell’omicidio e dell’occultamento dei cadaveri dei coniugi albanesi Shpetim e Teuta
Pasho, rispettivamente di 55 e 53 anni, genitori del suo ex fidanzato Taulant.

La giovane 36enne albanese appare, si legge nelle carte, “stabilmente inserita in un circuito criminale di relazioni strette con persone con notevoli calibro delinquenziale e presumibilmente si è avvalsa dell’operato di complici per compiere il suo disegno criminale, ordito tra il 1° e il 6 novembre 2015, ma scoperto casualmente solo 5 anni dopo, a partire dal 10 dicembre scorso, con il rinvenimento di quattro valigie (con all’interno i cadaveri dei Pasho fatti a pezzi) in un campo a ridosso della recinzione posteriore del carcere fiorentino di Sollicciano.

La donna, condannata nel passato ben 7 volte, per resistenza a pubblico ufficiale, per lesioni personali, per furto e per truffa, avrebbe compiuto il duplice omicidio –  scrive il giudice nell’ordinanza – presumibilmente in concorso con altre persone (due ), ha proceduto al sezionamento dei cadaveri e al loro trasporto fuori dall’abitazione di via Felice Fontana a Firenze.Casa, questa, dove i Ris hanno repertato tracce ora al vaglio degli inquirenti.

Kalesha, secondo gli investigatori, ha cercato, nell’autunno del 2015 e anche in queste due settimane, di “depistare le indagini celando la circostanza che i coniugi Pasho avessero soggiornato nell’appartamento di via Felice Fontana, inducendo la figlia Vitore a dichiarare il falso in ordine al luogo dove gli stessi avevano soggiornato l’ultima notte” prima della loro scomparsa.  Sempre secondo l’accusa la donna avrebbe organizzato una trappola ai coniugi Pasho, che fece alloggiare nell’appartamento di via Fontana mentre erano in attesa che il figlio Taulant uscisse dal
carcere di Sollicciano dove era detenuto per reati di droga. E’ infatti proprio in quella casa che marito e moglie  trascorsero l’ultima notte prima della loro scomparsa.

Sempre nell’ordinanza del gip si legge che la donna ha lasciato l’abitazione presa in affitto il 5 novembre 2015 non ritirando la caparra e lasciando al suo interno una valigia piena di vestiti e di effetti personali e che lo stesso giorno avvisò la proprietaria che alcuni condomini avevano protestato per il fatto che trasportava una o più borse che perdevano della sostanza di tipo sangue e che invece si trattava di confezioni di carne scongelata che era andata a male”.

Un duplice omicidio che, secondo la ricostruzione del magistrato e alla luce dell’autopsia, vedrebbe Shpetim Pasho ucciso con un fendente alla gola, inferto con un coltello con una lama di 7-8 centimetri larga 2, mentre la moglie Teuta morta per asfissia dopo essere stata massacrata di botte. Il cadavere del marito è stato poi diviso in due pezzi con una sega e messo in due valigie e la moglie fatta in tre pezzi, sempre con una sega, e infilata in altre due valigie.

Poi le intercettazioni,  con parenti e amici, dove Elona Kalesha ha continuato a sviare le indagini, cercando di far ricadere la colpa sull’ex fidanzato, che dalle indagini fatte con il supporto dell’Interpol è emerso che detenuto in Svizzera per un furto.

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