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“Lavaggio” di denaro sporco, le attività della mafia a Pisa e nel comprensorio nella relazione della Dia

Le operazioni Blu Mais, Vello d’oro 2 e Golden wood nel report per il primo semestre 2020. L’allarme dopo il Covid per le imprese del turismo

Non si evidenzia la presenza stabile di locali di ‘ndrangheta in Toscana, ma questo non vuol dire che la malavita organizzata non svolga attività illecite nella regione. È stata pubblicata la relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia con riferimento ai primi sei mesi del 2020, dove sono descritte tutte le attività della mafia e le operazioni di contrasto portate avanti dalle forze dell’ordine. Purtroppo, il comprensorio del cuoio non risulta esente da infiltrazioni, essendo un territorio appetibile per il ricco tessuto socioeconomico.

Almeno tre le operazioni hanno riguardato i comuni del comprensorio. La più recente è quella denominata Blu Mais, conclusa dai carabinieri forestali il 9 giugno. L’attività investigativa ha portato a eseguire un provvedimento cautelare nei confronti di quattro imprenditori del settore conciario di Santa Croce sull’Arno, i quali, con la complicità di un altro imprenditore agricolo “smaltivano rifiuti speciali facendoli figurare come fertilizzanti” attraverso, si legge nella relazione, “una pluralità di atti falsi, costituiti da certificati di analisi e documenti di trasporto, facevano passare per fertilizzanti o ammendanti quelli che invece erano rifiuti contenenti sostanze pericolose o nocive, non compatibili con un reimpiego in agricoltura”.

Nel maggio 2020 è scattata l’operazione Vello d’oro 2, che faceva seguito a quella del 2018. Un complesso sistema di riciclaggio che si serviva di imprenditori del settore conciario per riciclare i proventi illeciti delle cosche. Queste effettuavano fittizi ordinativi e consegne di merci, trasferendo alle imprese toscane denaro di provenienza illecita, in pagamento di fatture false e ricevendo in cambio bonifici di “rimborso”.

Tra la provincia di Firenze e quella di Pisa, passando anche per il comprensorio del cuoio c’è stato lo scossone dell’operazione Golden wood, coordinata dalla procura antimafia di Firenze. È emerso un “consistente flusso di denaro proveniente dalla Sicilia e riciclato attraverso imprese perlopiù inesistenti, fittiziamente operanti nel commercio di pallets. I reati contestati sono il riciclaggio, l’autoriciclaggio, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’intestazione fittizia di beni, la contraffazione di documenti di identità e la sostituzione di persona, molti dei quali aggravati dalla finalità di agevolare cosa nostra”.

A Pisa città l’indagine Waterfront che ha gettato luce sulle attività illecite realizzate tra la città della Torre e Reggio Calabria finalizzate alla turbativa d’asta, alle frodi in pubbliche forniture, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, all’abuso d’ufficio e alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.

L’attività delle mafie nella regione, secondo la Dia, è finalizzata al riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite, appoggiandosi a “imprese non mafiose, ma comunque collaborative” o a “professionisti collusi (avvocati, commercialisti e notai)”. L’analisi non può non tener conto dell’impatto del Covid: quello dipinto dalla Dia in Toscana è un quadro in cui gli elementi che sono più esposti a rischio infiltrazione sono quelli più fragili. Nel semestre di riferimento si tratta del settore alberghiero, della ristorazione, del comparto turistico in generale con gli stabilimenti balneari. Non ci sono consorterie stabili, ma si evidenzia la presenza di soggetti contigui alla criminalità organizzata calabrese e siciliana che espandono fuori dalle regioni di provenienza la loro capacità relazionale, infiltrando le realtà economico-finanziarie e politico-amministrative.

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