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Khrystyna freddata in casa a Orentano dal vicino. La svolta delle indagini nei cellulari e nel Dna fotogallery

Una soffiata del socio in affari illeciti mandò in carcere Gonzalez, poi Lupino il giorno dopo, avrebbe chiuso i "conti" con la 29enne

I poliziotti hanno impiegato poco più di 4 mesi per ricostruire il mosaico di elementi indiziari che hanno permesso di stringere il cerchio delle indagini sull’omicidio di Krystyna Novak attorno al vicino di casa, Francesco Lupino ora rinchiuso in carcere dopo il blitz fatto all’alba di questa mattina 23 marzo, dagli uomini della Questura di Pisa. Un’indagine che si dipana tutta da corte Nardi a Orentano dove i tre attori della vicenda vivevano, un lavoro investigativo partito con molti giorni di ritardo rispetto ai fatti e per questo definito dal capo della squadra mobile di Pisa Valerio Nocita tutto in salita.

Sopralluogo della polizia scientifica a Orentano per il caso di Khrystyna Novak - 23 marzo 2021

Le vicende di Orentano erano finite agli onori della cronaca intorno al 9 novembre 2020 quando viene presentata denuncia di scomparsa della 29enne ucraina da un avvocato di sua fiducia. Da lì quindi a 10 giorni dal presunto omicidio, cominciano le indagini della polizia, della squadra mobile di Pisa, degli agenti del commissariato di Pontedera, della polizia scientifica di Firenze e di Roma coordinate dalla procura della repubblica di Pisa.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lupino 49enne, originario di Firenze, affittuario di Airam Negrim Gonzalez 41enne imprenditore conciario di origine spagnola, socio di quest’ultimo negli affari illeciti legati agli stupefacenti, avrebbe ucciso Krystyna che solitamente lavorava in un locale di Altopascio, ma che era rimasta a casa ad aspettare la scarcerazione del fidanzato, la notte tra il primo e il 2 novembre (qui).. In quelle ore, secondo quanto sostenuto dagli investigatori, Lupino avrebbe ucciso Krystyna sparandole in una resede della casa del Gonzalez, dove poi sono state ritrovate tracce di una ripulitura sulle pareti e sul pavimento e il foro con i segni di zinco, piombo e altri metalli riconducibili a un proiettile esploso dalla pistola del Lupino. Proprio in quel locale poi, il luminol avrebbe messo in evidenza vari segni del Dna della Novak, evidenziando varie tracce organiche in parte ematiche riconducibili alla vittima. Inoltre, come confermato dalla stesso Gonzalez, da quella resede sarebbe sparito un tappeto, forse perché macchiato di sangue.

Elementi che hanno fatto pensare agli inquirenti che la Novak sia stata uccisa in quel piccolo locale della casa, forse dove era stata sorpresa dal suo assassino. Nella casa però non sono stati trovati segni di colluttazione od oggetti mancanti.
Quindi Lupino avrebbe ucciso la donna qui e poi probabilmente, secondo gli investigatori, ne potrebbe avrebbe occultato il cadavere che non è stato ancora ritrovato.

A fornire altri indizi agli inquirenti sono stati il cellulare della donna e il cloud collegato al device, dove sono state trovate conversazioni, messaggi e ricerche Google che la giovane ucraina avrebbe scambiato con le amiche fino alle 23 della sera del 2 novembre.
Secondo gli inquirenti, il movente dell’omicidio, consumato mentre Gonzalez era in stato di fermo dopo che Lupino aveva segnalato al commissariato di Pontedera il 31 ottobre la presenza di droga e armi nella sua abitazione, sarebbe stato il fatto che Novak aveva spinto il suo fidanzato Gonzalez a ritirarsi dagli affari illeciti. Gonzalez a quest’ultimo poi avrebbe anche intimato, nel pomeriggio del 31 ottobre dopo una discussione, di lasciare la casa che gli aveva affittato. Un delitto quindi, secondo le ipotesi della procura della repubblica, maturato in un contesto di affari illeciti in cui la ragazza si era trovata e di cui è rimasta vittima.

A conferma delle ipotesi, gli inquirenti inoltre hanno notato che Lupino, che di professione fa il tatuatore con la sua compagna, sarebbe caduto in contraddizione sui fatti della mattina del 3 novembre, ovvero quando riappare una traccia del telefono della Novak che presumibilmente a bordo del Freeemont di Lupino, tra le 8,44 e le 10 si allontana da Orentano, verso la via Bientinese e da lì poi se ne perdono definitivamente le tracce sulle celle telefoniche. Un’ipotesi investigativa vorrebbe che quella mattina Lupino riferisce di essere stato a tatuare un cliente, versione poi non confermata da quest’ultimo che ricorda di essere stato tatuato dalla compagna di lui. Lupino, invece, potrebbe essersi mosso da Orentano per disfarsi del cellulare della donna, un Iphone.

Al momento comunque, nonostante il grande sforzo investigativo e la lunga perquisizione che ha impegnato gli investigatori della scientifica per tutta la mattina di oggi 23 marzo, mancano all’appello il cadavere della Novak, il suo cellulare e la certezza sull’arma del delitto, anche se tutto fa pensare che potrebbe essere stata utilizzata la pistola Tanfoglio Limited di proprietà di Lupino, come dimostrato poi dalla comparazione delle tracce lasciate nel muro con l’ogiva rinvenuta nella carcassa del cane ucciso mesi prima da Lupino.

I dettagli della vicenda

Insomma, un quadro indiziario che farebbe convergere tutto verso la colpevolezza di Lupino, ora detenuto in carcere in via cautelare dopo che il giudice per le indagini preliminari ha firmato l’ordinanza richiesta dal procuratore di Pisa Alessandro Crini e dal Pm Egidio Celano. Il corpo della Novak, gli investigatori lo cercando e lo hanno cercato in una vasta area boscata attorno all’abitazione, fin dal 9 di novembre quando la mamma e le amiche non hanno più avuto notizie di lei.

Potrebbero essere stati i 9 giorni tra la scomparsa e la denuncia a rallentare le indagini della Procura e degli investigatori della squadra mobile di Pisa e della scientifica di Firenze e Roma (anche questa mattina impegnata in sopralluoghi a Orentano) che hanno acquisito gravi indizi di reato proprio nei confronti del vicino di casa della ragazza, socio negli affari criminali del compagno della vittima, spagnolo e noto imprenditore locale nel settore dei pellami.

Secondo le indagini della Procura infatti, l’uomo, Gonzalez Airam Negrim la sera del 31 ottobre 2020, viene arrestato proprio a seguito di una “soffiata” fatta dal “collega” dopo un litigio, motivato forse dal fatto che, su sollecitazione della 29enne, lo spagnolo voleva ritirarsi dall’attività criminale e riprendersi la casa nella quale viveva in affitto l’inquilino collega. Quella sera, la polizia trovò nell’abitazione due pistole e sostanza stupefacente, secondo le indagini successive alla scomparsa, messe nella disponibilità di Gonzalez proprio da Lupino. Che Gonzalez fosse stato coinvolto da Lupino nei suoi affari è emerso dalle dichiarazioni dello spagnolo, suffragate dall’esame forense delle chat contenute nel cellulare.

Le parole del compagno della ragazza hanno condotto gli investigatori sulla strada del vicino, che avrebbe ucciso la Novak tra la sera dell’1 e la notte del 2 utilizzando una pistola di cui è stata dimostrata la detenzione, nelle pertinenze dell’abitazione di lei, per poi nascondere il cadavere e cancellare (non completamente) le tracce del delitto tra la sera stessa e la sera successiva: ci sarebbero tracce biologiche e il proiettile a inchiodare l’uomo. Lupino compare anche in un’altra testimonianza, quella dell’amica della 29enne Julia: durante una telefonata, intorno alle 9,30 del mattino dell’1 novembre, la Novak ha ricevuto una chiamata al citofono dell’abitazione da parte di Lupino, che chiedeva se avesse bisogno di qualcosa. In quella circostanza la ragazza si affacciò e prima gli riferì che non aveva bisogno di niente e poi, data l’insistenza, avrebbe fatto un gesto come per mandarlo “a quel paese” che non è sfuggito a un’altra vicina di casa.

Cercando di depistare le indagini e simulare l’allontanamento volontario, Lupino avrebbe utilizzato il cellulare della donna. Una facilità a usare le armi quella dell’accusato, che gli investigatori raccontano con un altro episodio: nell’estate precedente aveva ucciso il cane della Novak, dissotterrato dal giardino grazie alle indicazioni del compagno ed effettivamente trovato con un proiettile in testa.

Il cellulare della Novak la mattina del 2 alle 8,44 smette di riprodurre segnale, sino alle 9,41 del 3 quando, dopo aver agganciato alcune celle, si spegne definitivamente alle 9,55. Preoccupata dall’Ucraina per la mancanza di contatti con la ragazza, la madre di Krystyna, chiede a delle connazionali di andare a cercare la figlia per capire se le fosse capitato qualcosa. Le ragazze vanno in corte Nardi in due occasioni quel giorno e, dopo aver ripetutamente chiamato la ragazza, hanno scavalcato il cancello. Sono entrate dall’ingresso posteriore, che hanno trovato aperto e con una chiave inserita dal lato esterno della porta. All’interno dell’abitazione non hanno trovato la loro connazionale, ma soltanto il cagnolino dalla quale la ragazza non si separava mai. Dopo avere cercato Krystyna inutilmente, hanno riscavalcato il cancello, portando via il piccolo Kasper.

Dopo questo passaggio è giunta nell’abitazione a casa la ex moglie del Gonzalez, giorno 4 novembre 2020, nell’intento di prendere degli effetti personali per l’ex marito detenuto. Non ha trovato nemmeno lei la ragazza in casa, ha preso gli effetti personali dell’ex marito ed è andata via. A seguito della denuncia presentata giorno 9 da un avvocato incaricato dalla Novak, la Polizia effettua un primo sopralluogo. All’interno della casa, seppur sporca, appare in ordine, vengono rinvenuti su un mobiletto le chiavi di casa della Novak, le chiavi dell’autovettura del Gonzalez e in una borsa tutti i documenti di identità della ragazza.

Apparendo insolita la presenza dei documenti all’interno dell’abitazione e incompatibile rispetto ad un plausibile allontanamento volontario della ragazza, vengono immediatamente avviate le indagini e la Procura apre un fascicolo per sequestro di persona. A offrire un importante contributo investigativo e di elevata collaborazione alle indagini è stato, sin da subito, lo stesso Gonzalez che, interrogato più volte in carcere, ha sempre fornito informazioni coerenti successivamente riscontrate. Appreso della scomparsa della compagna, l’uomo si è subito messo a disposizione degli investigatori, raccontando dei rapporti con i vicini e con chi potesse avere avuto motivo di rancore verso la ragazza e la coppia.

Ha narrato dei rapporti con Lupino del rapporto iniziato a febbraio del 2020, prima tra meri locatori e conduttori di immobili, poi, approfittando di una storia finita male tra il Gonzalez ed un’altra ex fidanzata a luglio del 2020, Lupino è entrato progressivamente a far sempre più parte della vita dello spagnolo, fino alla proposta, fatta dal fiorentino, di entrare nel business dell’illecito. Lupino infatti annovera precedenti condanne anche in materia di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, oltre che per lesioni e maltrattamenti nei confronti della ex moglie.

Lupino, secondo quanto riferito dal Gonzalez e riscontrato dalla polizia nelle chat whatsapp, aveva disponibilità delle chiavi della villa dello spagnolo, dove si svolgevano i traffici illeciti. La attività condotte dagli investigatori della Squadra Mobile di Pisa sono state direzionate al riscontro delle narrazioni fornite dal Gonzalez e, con l’ausilio del Servizio Centrale Operativo e della Polizia Scientifica di Firenze e Roma, nonché dei consulenti balistici e informatici nominati dal pubblico Ministero, all’analisi dei dati tecnici e scientifici.

Sono stati effettuati dei sopralluoghi dell’abitazione, uno dei quali anche con lo stesso Gonzalez in regime di detenzione, è stato dissotterrato il cane dello spagnolo, dichiaratamente giustiziato dal Lupino con un colpo di pistola alla testa nella cui carcassa è stata rinvenuta un’ogiva. L’esame dell’abitazione, che in apparenza sembrava non comunicativa di un compiuto delitto, attraverso esami strumentali condotti dal Servizio Polizia Scientifica di Firenze e di Roma, mediante esaltazioni di tracce latenti, ha rivelato la presenza di evidenti tracce di cancellazioni di sostanza ematica dalle pareti del corridoio di ingresso della porta posteriore. Sono state trovate nascoste al di sotto del cardine dello stipite della porta posteriore tracce di sostanza ematica e, sulle in diverse punti del corridoio, tracce biologiche riconducibili al Dna di Krystyna Novak, proprio nei punti in cui si evidenziavano le cancellature di tracce. Sempre in quel punto del corridoio grazie al compagno della vittima, è stata rilevata l’assenza di uno zerbino proprio da quell’ingresso ed è stata poi trovata una scalfittura nel muro con all’interno un frammento metallico. L’analisi merceologica condotta su questo oggetto ha portato a definire questa sostanza metallica trovata all’interno come una lega composita di piombo rame e zinco.

Il frammento è stato posto in comparazione con il proiettile estratto dal cane del Gonzalez, secondo le dichiarazioni di lui confermate dalla ex fidanzata, ucciso dal Lupino con una pistola marca Tanfoglio. Il confronto, effettuato nei laboratori della Polizia Scientifica di Roma, ha portato a concludere sull’elevata compatibilità di quel materiale con l’impatto di un proiettile del tipo rinvenuto all’interno del cane. Nel luogo dell’uccisione del cane è stato ritrovato un bossolo che, analizzato dal consulente balistico nominato dal Pm, per caratteristiche e segni risulta espulso da una pistola a canna oscillante, tipica della Tanfoglio.

Del fatto che Lupino avesse nella disponibilità proprio quella pistola è stato accertato, oltre che dalle dichiarazioni rese dal Gonzalez e da un altro testimone, da una immagine scattata ad agosto del 2020 con il cellulare nella quale viene immortalata la figlia di 9 anni di Lupino che, mentre si trova nell’atrio di casa, tiene in pugno in fase di puntamento ciò che appare distintamente essere una Tanfoglio Limited.
Stante la meticolosità del quadro indiziario raccolto e della pressoché accertata dipartita della Novak, è stata posta sotto la lente di ingrandimento la posizione di Lupino, con particolare riferimento alla condotta tenuta nei giorni in cui sarebbe stato commesso l’omicidio e nei giorni successivi.

Lupino e la compagna, sin dalle fasi preliminari delle attività di indagine condotte nel territorio di Orentano, avrebbero posto in essere delle attività volte a sviare le indagini. Al fine di allontanare i sospetti, hanno fornito delle versioni su come hanno trascorso quei giorni, successivamente sconfessate dagli approfondimenti investigativi svolti. In primo luogo, i conviventi hanno dichiarato di essere sempre stati insieme in quei tre giorni e di aver condotto delle giornate ordinarie, evidenziando che la coppia avrebbe l’abitudine di stare sempre insieme e di non separarsi mai. In realtà, dall’esame dei cellulari della coppia è emerso come, già dalla sera dell’uno, le cose fossero andate diversamente da quanto narrato. Lupino ha cancellato per intero la chat con la compagna tra la sera dell’1 e la sera del 3 novembre 2020. Analizzando la chat con la compagna, è emerso come ci fosse un messaggio inviato alle 20,34 e letto alle ore 20,54 dal Lupino, sintomo del fatto che i due potessero non essere assieme in quell’orario.

Analizzando i cellulari di Lupino e Novak, agganciano celle compatibili con l’area di Corte Nardi, nell’orario in cui è stato commesso il delitto, da ricondursi tra la sera del primo novembre e la notte del due novembre 2020. Ma l’elemento che ha destato maggior interesse investigativo è quanto ricostruito la mattina del 3 novembre: la coppia, che nella vita svolge la professione di tatuatori in un annesso prospiciente alla propria abitazione, ha dichiarato che la mattina del 3 novembre avrebbero realizzato un tatuaggio ad un ragazzo, che sarebbero andati insieme a tatuarlo e che dopo, per dichiarazione della compagna, Lupino lo avrebbe tatuato. Gli investigatori sono arrivati all’identità del soggetto e, sentito a sommarie informazioni, il cliente ha riferito di essere stato accompagnato nello studio di tatuaggi dalla coppia intorno alle 9 e un quarto del tre, ma che poi ad effettuare il tatuaggio sarebbe stata la compagna di Lupino. Mentre la compagna era impegnata a fare il tatuaggio, il cliente avrebbe notato Lupino portare via dei sacchi neri dalla propria abitazione in direzione del luogo ove aveva parcheggiato la macchina, per poi rivederlo tornare intorno alle 11.

La fascia oraria è particolarmente cruciale, perché è il momento nel quale il cellulare della Novak, il cui segnale appare assente dai tabulati da circa 25 ore, torna ad esprimere traffico di cella. Dopo circa 7 minuti da quell’accensione, di converso il cellulare di Lupino smette di produrre traffico, mentre quello della Novak, dopo un minuto, inizia ad agganciare varie celle, anche non compatibili con la corte, per poi tornare a spegnersi.
Al fine di verificare i transiti di quei minuti, sono state analizzate le immagini di due telecamere di videosorveglianza a Orentano: una collocata ad un quadrivio ad 1,63 chilometri dall’abitazione di Lupino e una nel centro d’Orentano. Entrambe immortalano il passaggio di un Fiat Freemont bianco compatibile per caratteristiche e optional con quello di proprietà e in uso a Lupino con a bordo alla guida un soggetto di sesso maschile abbigliato così come era stato descritto Lupino dal cliente.

Ponendo in comparazione il traffico di cella del cellulare della Novak con il transito di quel mezzo ripreso dalla telecamera, è emersa una compatibilità tra la cella agganciata dalla Novak e l’itinerario percorso da quel veicolo. Sempre nell’ambito di un’altra intercettazione, Lupino parla con la compagna su come organizzare la propria difesa, dicendo che deve essere costruita prima, in previsione che possa succedere qualcosa, alludendo evidentemente alla possibilità di essere incriminato e tratto in arresto.

 

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