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Una galassia di imprese per ripulire in Toscana i soldi di Cosa Nostra: 29 rinvii a giudizio

Conclusa l’udienza preliminare scaturita dall’operazione Golden Wood

Una galassia di imprese tra Firenze e Prato, nel Lazio e in Sicilia per ripulire i soldi di Cosa Nostra. Questa la tesi sostenuta dai pubblici ministeri Giuseppina Mione e Francesco Sottostanti che rappresentano l’accusa dopo le indagini condotte dalla procura di Prato con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. L’udienza preliminare si è conclusa al tribunale di Firenze con 29 rinvii a giudizio, 18 patteggiamenti, tre condanne e un’assoluzione con rito abbreviato.

La presunta rete di 33 imprese in tutta Italia, tutte impegnate nel commercio dei pallets, le pedane in legno usate per spostare la merce, avrebbe riciclato i proventi illeciti di Cosa Nostra, e in particolare della famiglia di Corso dei Mille a Palermo il cui boss è Pietro Tagliavia. Quest’ultimo, condannato per il reato di associazione mafiosa, è figlio di Francesco Tagliavia, condannato per la strage di via D’Amelio e di via dei Georgofili.

Nella ricostruzione dei Pm si fa riferimento a un meccanismo di riciclaggio che si baserebbe sull’emissione di fatture false per oltre 48 milioni di euro, proventi illeciti degli affari criminali del mandamento di Brancaccio. I reati contestati dalla procura sono riciclaggio, associazione per delinquere, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio, contraffazione di documenti di identità e sostituzione di persona.

Secondo le indagini, il sodalizio criminale aveva l’intento di riciclare il denaro sporco anche attraverso fatture per operazioni inesistenti, che venivano emesse tra aziende collegate al gruppo mafioso e verso aziende esterne che potevano beneficiare così di vantaggi fiscali. Le aziende fittizie, infatti, dopo aver emesso le fatture false, ricevevano il denaro per il pagamento che poi avrebbero bonificato ai vari esponenti dell’organizzazione, trattenendo il 10 per cento come commissione sul servizio reso. Le indagini della guardia di finanza di Prato e della Dda di Firenze parlano di un flusso illecito per 150 milioni di euro.

Tra i 29 rinviati a giudizio su disposizione del gup Silvia Romeo, anche Francesco Paolo Clemente, 44 anni, residente in corso dei Mille a Palermo, arrestato nel corso delle indagini e considerato dagli inquirenti il punto di riferimento della presunta associazione a delinquere.

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