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Mafia nel Comprensorio, quella lettera di Lambertucci al prefetto: “Si coinvolgano le opposizioni”

Il 28 settembre 2020 il consigliere scriveva: “Potrebbero cogliere segnali sfuggiti agli amministratori, alle giunte e ai sindaci”

La rilegge con l’amaro in bocca oggi Alessandro Lambertucci, capogruppo di Per un’altra Santa Croce, quella lettera al prefetto del settembre scorso: momenti di coinvolgimento e informazione anche con l’opposizione. Questa era la richiesta all’indomani delle interdittive antimafia nei confronti di alcune aziende del comprensorio emesse dal prefetto. Oggi (16 aprile), dopo la maxi operazione della Dda che ha colpito i vertici dell’associazione conciatori e alcuni amministratori pubblici, Lambertucci torna a fare quella richiesta.

Questo il testo della lettera dei mesi scorsi: “Profondamente allarmato – dice – per la situazione che si sta delineando nel Comprensorio del Cuoio e nel nostro paese che vede la vicinanza di alcune imprese che operano nel settore conciario ad ambienti della criminalità organizzata e preso atto delle misure di natura inibitoria da lei recentemente adottate contro queste ditte nei rapporti con la pubblica amministrazione vengo a chiederle se fosse possibile creare dei momenti di coinvolgimento e di informazione su questi fenomeni di allarme sociale e di necessità di innalzamento dell’attenzione sul territorio anche con i rappresentanti delle opposizioni che, nonostante svolgano sul territorio da sempre la funzione di controllo nelle amministrazioni attraverso commissioni specifiche di controllo e garanzia e di inchiesta, spesso e volentieri sono lasciate ai margini dell’informazione più completa su tali fenomeni”.

“Purtroppo, per legge e consuetudine – dice ancora – questi momenti di riflessione su fenomeni di grave allarme sociale coinvolgono solo il tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico tra amministrazioni e forze dell’ordine e troppo spesso si fermano a questo senza che, successivamente, quanto emerso da quel tavolo venga trasmesso a tutti gli amministratori, di maggioranza e di minoranza, delle pubbliche amministrazioni coinvolte almeno sotto forma di richiesta di maggiore vigilanza ed attenzione sul territorio”.

“Le propongo, quindi – conclude – di valutare la possibilità di istituire momenti di breve confronto anche con i rappresentanti politici delle opposizioni territoriali per i motivi che le ho espresso poco sopra e perché credo che nella lotta alla mafia senza quartiere ci sia bisogno dell’apporto di tutte le componenti della società civile. Tali consiglieri sono poi, comunque, tenuti, nel corso del loro mandato, al segreto di ciò che apprendono ma al tempo stesso potrebbero trovarsi a captare segnali comunque importanti e preoccupanti che, per tutta una serie di motivi, possono essere sfuggiti alle amministrazioni, alle giunte e ai sindaci”.

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