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Traffico di rifiuti, marxisti-leninisti: “Quelli della ‘tolleranza zero’ improvvisamente garantisti”

“Non si tratta di mele marce, ma di un sistema capitalistico accettato da tutte le forze politiche”

“Appaiono davvero sconcertanti e inaccettabili le reazioni dei maggiori partiti. Il Pd esprime ‘piena fiducia negli amministratori pubblici indagati’ mentre l’’opposizione di destra ‘si rimette nelle mani della magistratura’. Quelli della ‘tolleranza zero’ contro migranti e microcriminalità sono diventati improvvisamente garantisti e si preoccupano soltanto di difendere ‘il buon nome’ degli imprenditori locali. Quanta ipocrisia”. Così la cellula Vincenzio Falzarano del Partito marxista-leninista italiano commenta le reazioni al terremoto giudiziario che ha travolto il comprensorio del cuoio con l’inchiesta della Dda di Firenze su un presunto smaltimento illecito dei rifiuti conciari del distretto di Santa Croce.

“Adesso – dicono dalla sezione locale del partito marxista leninista – tutti si fingono sorpresi di fronte a una situazione che nessuno poteva ignorare, a partire da Eugenio Giani. La privatizzazione della gestione dei rifiuti, che deve essere pubblica, la mancanza di un ampio e reale controllo, la supremazia degli interessi aziendali su quelli collettivi e dell’economia sulla politica, la ricerca del massimo profitto, portano a queste conseguenze. Non si tratta di ‘mele marce’ infiltrate in un corpo sano, ma delle dinamiche caratteristiche del sistema capitalistico che, più o meno, sono accettate da quasi tutte le forze politiche. Da questa inchiesta escono con le ossa rotte gli ‘industriali etici’ del comprensorio e soprattutto il Pd locale e regionale che ha fatto soltanto gli interessi dei padroni e del proprio clan politico sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori”.

“Non occorreva essere dei veggenti per prevedere che prima o poi l’intreccio tra mafia, politica e rifiuti venisse a galla – hanno continuato i marxisti-leninisti -. Una organizzazione criminale come la ndrangheta non può gestire rifiuti e aggiudicarsi appalti senza avere sul territorio complicità politiche. Non è la prima indagine della magistratura che coinvolge il distretto conciario, ma stavolta le amministrazioni locali, compreso il livello regionale, sono investite in pieno dallo scandalo. Un inchiesta complessa che va dal traffico di droga, alle estorsioni, alla gestione di rifiuti pericolosi. In questo particolare filone la Dda di Firenze ha scoperto che gli industriali ai vertici del Consorzio conciatori e dell’Acquarno hanno smaltito 8mila tonnellate di residui solidi altamente inquinanti (“Keu”) attraverso la ‘ndrangheta che invece di trattarli come materiale pericoloso lo utilizzava in edilizia mischiato al materiale inerte, come ha fatto per la nuova Strada 429, guarda caso di competenza regionale.

Mentre i liquami del depuratore erano anch’essi gestiti in modo illegale grazie alla compiacenza degli amministratori locali. La sindaca Pd di Santa Croce Giulia Deidda, accusata di associazione a delinquere, faceva da tramite tra il locale Consorzio conciatori e la regione Toscana e si faceva in quattro per favorire le persone gradite agli industriali, in particolare per la riconferma del braccio destro e capo gabinetto di Enrico Rossi, Ledo Gori, poi puntualmente al fianco di Giani con un incarico da oltre 100mila euro l’anno. In cambio gli industriali avrebbero dato il loro sostegno e ‘del bacino di voti che sono in grado di smuovere’.

Ledo Gori, accusato di associazione a delinquere, abuso in atti d’ufficio, corruzione, dalla sua posizione concedeva proroghe a raffica sugli scarichi e sugli adeguamenti, agevolava finanziamenti a fondo perduto al depuratore Aquarno, impediva in tutti i modi che venissero fatti controlli e, su indicazioni della Deidda e degli industriali, di ‘levare dal cazzo’ chi nell’ Arpat non stava al gioco.

Andrea Pieroni, uomo di fiducia del neo segretario del PD Enrico Letta, indagato per corruzione, per poche migliaia di euro da utilizzare in campagna elettorale aveva fatto passare in Regione un emendamento scritto e dettato dai conciatori per sottrarre il consorzio Acquarno dalla procedura di autorizzazione integrata ambientale (Aia), poi bocciato dalla Corte Costituzionale. Per abuso di ufficio è finito nel fascicolo anche Edo Bernini, dirigente regionale all’ambiente che avrebbe chiuso gli occhi sui mancati adeguamenti del depuratore. La criminale gestione dei rifiuti industriali evidenzia un fitto intreccio tra conciatori, mafia e politica, con gli amministratori del Pd che hanno dato il loro fondamentale contributo all’avvelenamento del territorio e ad un illecito di 28 milioni di euro, a tanto ammontano i soldi risparmiati dagli industriali conciari”.

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