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Il dietrofront della Regione mette a rischio l’investimento sul “Tubone”

Il comprensorio potrebbe perdere un 'affare' da 40 milioni di euro. Negli atti della giunta i dubbi sul futuro. Il sindaco di San Miniato: "Subito la nomina dei nuovi organi di consorzi e associazioni"

La delibera non è ancora esecutiva perché dovrà passare venerdì mattina (7 maggio) dalla commissione e martedì prossimo dal voto del consiglio. Ma a questo punto il dietrofront della Regione e del governatore Giani sul famoso emendamento finito al centro delle indagini della Dda, concretizzatosi nella delibera di cui abbiamo raccontato ieri, potrebbe far saltare anche tutto l’impianto del “Tubone”.

Dietrofront della Regione sulla legge “voluta dai conciatori”: abrogate le modifiche

Già ieri lo avevamo ipotizzato ma a trasformare l’ipotesi in qualcosa di più concreto è il sindaco di San Miniato Simone Giglioli nelle sue comunicazioni durante il consiglio comunale di oggi (6 maggio).

“Voglio chiedere pubblicamente, unendomi al coro dei miei colleghi sindaci – ha detto Giglioli -, che siano rinominati al più presto tutti gli organi collegiali dei consorzi e delle associazioni che sono oggetto delle indagini. Il loro momentaneo immobilismo, infatti, rischia di far arenare progetti importantissimi per il Valdarno Inferiore e per tutta la Regione: penso all’accordo di programma sulla depurazione delle acque, il cosiddetto Tubone, e a quello per l’ampliamento di Poteco, solo per citarne due di fondamentale importanza. Si tratta di progetti che hanno bisogno di tutti questi soggetti per essere messi in campo, coralità che, adesso, non c’è, rischiando di indebolire la forza di tutto il Comprensorio. E questo non possiamo permettercelo”.

Il Tubone è un investimento da 40 milioni di euro su cui la regione Toscana sta lavorando da ormai circa un decennio e che dovrebbe collegare gran parte dei territori nella parte nord e nord ovest della Regione ai depuratori del Valdarno. Un investimento strategico per lo smaltimento dei reflui industriali e civili di una buona porzione di Toscana, ma strategico anche per il territorio perché avrebbe avviato il percorso di potenziamento degli asset economici del Valdarno da prevalentemente conciari, specializzando il territorio anche nel trattamento dei rifiuti.

Inutile dirlo, gran parte di imprenditori, delle amministrazioni pubbliche e delle aziende consortili avevano impostato i loro business plan tenendo conto di questo investimento. Ora se questa ipotesi si trasformerà in certezza ci sarà da ripensare un pezzo di economia del territorio per il futuro. Ora la decisione è nelle mani del consiglio regionale.

“In merito all’inchiesta sui rifiuti della Direzione distrettuale antimafia che ha coinvolto il settore conciario e il distretto del comprensorio del cuoio – ha detto il sindaco Giglioli nel suo intervento -, voglio rimarcare la mia completa fiducia nella magistratura che sta proseguendo con le indagini e che, mi auguro nei tempi più rapidi possibili, arrivi a delineare i contorni di tutta questa vicenda”.

Il nostro è uno Stato di diritto e fino a quando non ci sono condanne, non esistono colpevoli. Questa indagine interessa l’altra sponda dell’Arno ma, per ovvie ragioni, mi sembra importante e doveroso sottolineare quanto l’intero comparto, in realtà, rischia di restarne travolto. E proprio per questo motivo voglio ripetere ancora una volta che il Valdarno Inferiore non è terra di mafia. Non facciamo di tutta l’erba un fascio, non puntiamo il dito sull’intero settore e non criminalizziamo tante imprenditrici e imprenditori che hanno fatto e stanno facendo crescere il nostro territorio. Il nostro comparto lavora nel rispetto delle regole e delle norme, realtà che, mi preme sottolinearlo, è giusto e doveroso preservare. Esiste un argine civile che da sempre è il miglior deterrente alle infiltrazioni mafiose che noi amministratori abbiamo il compito di preservare e far crescere. Esistono aziende, e sono molte, che hanno svolto e stanno svolgendo un lavoro di eccellenza e che, per questo, non meritano di essere travolte dal fango che una situazione simile rischia di riversare su tutto il territorio. Non tiriamo dentro tutto il comparto: desidero esprimere gratitudine e riconoscenza a tutte quelle realtà del territorio che stanno facendo un lavoro straordinario, riconosciuto anche all’estero, nonostante le accuse e le difficoltà che questa situazione sta portando con sé”.

“Ho piena fiducia negli amministratori e nella politica – ha ribadito Giglioli -, quella fatta di rapporti e relazioni con cittadini e aziende alle quali, un buon amministratore, non può sottrarsi: noi amministratori abbiamo il dovere di interloquire con i comparti economici e con le realtà dei territorio che governiamo, per coglierne le istanze, i suggerimenti e aiutarli in un processo di sviluppo che non può fermarsi e che, per funzionare al meglio, non può prescindere dal far dialogare la politica con l’economia”.

“I nostri depuratori – ha detto il sindaco nelle sue comunicazioni – sono nati negli anni Settanta, pionieri di una filosofia che oggi ci appare così normale ma che allora era del tutto nuova e, nel corso del tempo, sono stati fatti investimenti nella tutela dell’ambiente come poche altre realtà italiane. Queste realtà si sono dimostrate, a tutti gli effetti, la soluzione migliore per poter smaltire i fanghi di risulta delle concerie. A dirlo sono gli anni di studi e di investimenti nella tecnologia e nello sviluppo che ci dimostrano quanto sia importante concretizzare quel processo di circolarità dei rifiuti che è stata, e continua ad essere, la vera svolta di tutto il settore. Se dall’indagine emergesse che qualcosa in questo meccanismo si è inceppato, è necessario che venga accertato immediatamente per poterlo eliminare e far ripartire l’intera filiera dello smaltimento, un’eccellenza che dobbiamo preservare e sulla quale si dovranno continuare a fare investimenti importanti”.

“Arrivare ad avere un distretto come quello che abbiamo oggi, con un nome, una qualità riconosciuta a livello nazionale e oltre, un’attrattività per le grandi firme che genera un ritorno per tutto l’indotto, significa fatica, lavoro in stretta collaborazione tra enti pubblici, privati, sindacati, associazioni di impresa, tutte realtà che si sono mosse in sinergia per la completa tutela del settore, affinché non vi fossero infiltrazioni malavitose che, lo sappiamo bene, tendono ad essere molto attratte da tutti quegli ambiti dove si genera ricchezza. Se saranno accertate simili condotte, è la giustizia a dover intervenire e non certo la politica. Quello che invece deve fare la politica, a mio avviso, è reagire a questa situazione tutelando e promuovendo le realtà che invece lavorano bene – e sono molte -, affinché l’intera filiera produttiva non si disperda ma anzi diventi il motore della ripartenza, dopo una pandemia che non ha fatto sconti a nessuno, neanche al distretto conciario”.

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