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Covid e turismo, il presidente della Società italiana di medicina dei viaggi: “Si può partire tranquilli, basta vaccinarsi”

Alberto Tomasi invita a fidarsi delle somministrazioni: "Tutti i sieri sono sicuri, anche l'Astra Zeneca che è stato vittima di una comunicazione errata"

Covid e viaggi. L’estate è alle porte e mentre la politica italiana sponsorizza le vacanze entro i confini nazionali, nel mondo ci si prepara a riaprire le frontiere. Non ovunque, e vaccino permettendo. Almeno per quanto riguarda l’Unione Europea, in attesa di approvare il cosiddetto “certificato verde digitale”.

Pensato per favorire la libera circolazione nell’Ue, il documento esenta dall’obbligo di quarantena o tampone i cittadini europei in entrata – o uscita – verso un paese dell’Unione. Basta attestare uno dei seguenti stati: la guarigione dall’infezione (corrispondente alla data di fine isolamento, prescritto a seguito del riscontro di un tampone positivo), il referto di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo datato almeno 48 ore prima, e il completamento del ciclo vaccinale contro il SARS-CoV-2. Qualunque sia il vaccino somministrato: AstraZeneca compreso.

Oggetto di numerose critiche, il siero a vettore virale sarebbe tuttavia sicuro ed efficace tanto quanto i suoi compagni Pfizer e co. Ad assicurarlo sono gli esperti, oggi in campo contro una comunicazione errata fonte di discredito e disinformazione. Fra questi Alberto Tomasi, ex direttore del dipartimento di igiene e prevenzione dell’Usl Toscana Nord Ovest rientrato in servizio per contribuire a combattere la pandemia nonostante fosse già andato in pensione. “I vaccini sono tutti sicuri ed efficaci. La scelta dell’uno rispetto all’altro è stata effettuata considerando la disponibilità e le necessità di un certo tipo di popolazione, per esempio un anziano o fragile può aver bisogno di un siero invece che un altro ed è giusto adeguare il medicinale alla singola persona. Ma in generale – ribadisce il dottore – sono tutti di buon livello. Compreso l’AstraZeneca, vittima di un problema di comunicazione. Come gli altri offre una buona copertura e lo confermano i dati. Dati – continua – che stanno arrivando adesso perché l’AstraZeneca prevede una seconda dose a ampia distanza dalla prima. Ma non mettono assolutamente in dubbio la sua efficacia”.

alberto tomasi

“Per combattere efficacemente il Covid, è necessario vaccinarsi tutti e il prima possibile – spiega Tomasi, lanciando un appello – Non aspettate a vaccinarvi per evitare l’AstraZeneca. Si tratta di un gravissimo errore purtroppo commesso da molti a causa della sua associazione esasperata con la trombosi. Tuttavia la trombosi è la malattia del secolo: non è una novità che la donna giovane, in sovrappeso e fumatrice ne sia a rischio. Ma è anche il rischio principale del Covid, dato che la maggior parte delle sue vittime muore di trombosi polmonare. Perciò, non vaccinarsi e rischiare di morire per trombosi per non prendere questa malattia è un ragionamento senza logica, se si considera la percentuale irrisoria delle morti da trombosi possibilmente associabili al vaccino AstraZeneca. Sì – afferma – si sono verificati dei decessi in seguito alla sua somministrazione, ma si tratta solo di un allarme: non c’è nessuna certezza del legame con il vaccino. Un vaccino potenzialmente associabile a un caso su un milione di trombosi in persone già predisposte, questa è la nostra unica sicurezza. Rischiare di ammalarsi e morire di trombosi da Covid per non fare l’AstraZeneca è un ragionamento folle”.

Vaccinatevi. I vantaggi sono tanti: prima di tutto esser protetti e non trasmettere la malattia. Ma anche poter viaggiare tranquillamente in tutti i paesi, compresi quelli dove la pandemia sopravviverà”, aggiunge Tomasi. Presidente della Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni, Tomasi si è occupato di varie tematiche legate all’igiene pubblica, fra cui la medicina dei viaggiatori. Un tema trattato nel suo ultimo libro Introduzione all’arte di viaggiare in salute e sottovalutato proprio da chi si mette in viaggio, spesso poco informato sui rischi ad esso associati.

Tuttavia, la pandemia ha sollecitato una nuova consapevolezza fra la gente: “Prima del Covid, solo un viaggiatore su tre diretto verso zone a rischio passava dai laboratori di medicina dei viaggiatori dell’Usl – racconta il dottore – Dati drammatici. Adesso è cresciuta la sensibilità sulla necessità di prendere precauzioni e adottare comportamenti corretti, come lavarsi le mani, indossare la mascherina e mantenere la distanza di sicurezza. Ma soprattutto sui vaccini. Noi medici ne abbiamo sempre sottolineato l’importanza – sottolinea – e i nostri laboratori sono nati con questo scopo: far sì che chiunque si metta in viaggio non solo per turismo ma anche per lavoro, ricongiungimenti famigliari, volontariato, prima di partire in paesi a rischio conosca i comportamenti e le vaccinazioni da adottare”.

Precauzioni necessarie anche nel prossimo futuro, passata la pandemia. “In Europa la campagna vaccinale sta andando molto bene e fra poco vi si potrà circolare liberamente con un semplice certificato. Tuttavia in altri paesi come l’Africa, le vaccinazioni non riusciranno a interessare una buona parte della popolazione. Rimarranno zone a rischio. Bisogna – prosegue – continuare ad essere preparati, non solo nei confronti delle patologie tipicamente africane come febbre gialla e la malaria, ma anche verso il coronavirus. Un’infezione che rientrerà nelle malattie dei viaggiatori per cui è prevista la vaccinazione. Ma abbiamo la fortuna di disporre di vaccini molto efficaci”.

“Non si deve rinunciare al viaggio – conclude Tomasi – Viaggiare è un’esperienza importante, in molti casi necessaria. Da fare, tuttavia, con la dovuta preparazione: il vaccino”.

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